Prigionieri politici palestinesi, Israele vuole imporre la divisa arancione dei ‘terroristi’.

Ramallah – Infopal. Il governo israeliano, secondo Qaddura Fares – presidente del Circolo del Detenuto palestinese – , intende imitare “la prigione di Guantánamo”. È il commento alla decisione d’imporre la divisa arancione ai detenuti palestinesi per “etichettarli come terroristi”,  a imitazione di una pratica già diffusa in ambiente americano. Parole dure quelle di Fares, che nota come Israele cerchi di prendere spunto da qualsiasi altro paese del mondo “quando si tratti di pratiche brutali”, e come faccia a gara con il governo statunitense “per il primato nella violazione dei diritti umani”.

Nella dichiarazione stampa da cui sono tratte queste affermazioni, Fares ha aggiunto: “L’imposizione della divisa arancione crea danni psicologici ai detenuti, perché questo colore non è affatto rilassante quando più persone sono rinchiuse in un piccolo spazio. (…) Israele s’ingegna per inventare nuovi ostacoli stremando i prigionieri”.

Per quanto riguarda la possibilità che questi ultimi si oppongano alla nuova norma, il presidente del Circolo ha in serbo previsioni negative: “Se si strapperanno di dosso le divise o rifiuteranno d’indossarle, le autorità carcerarie li puniranno, vieteranno le visite, toglieranno loro la libertà di movimento, oppure impediranno loro di pregare. Ad ogni modo, l’obiettivo ultimo dell’occupazione israeliana è impegnarli nella questione dell’abbigliamento per uno o due anni, in modo che non s’interessino ad ottenere altri miglioramenti per la loro vita in cella”.

Fares ha però chiarito che qualcosa si può fare per dare sostegno dall’esterno: “Organizzeremo delle iniziative pubbliche per solidarizzare con i carcerati, non solo sulla questione della divisa arancione ma anche su altre”. Ha quindi invitato a non trascurare il problema dei palestinesi rinchiusi nelle carceri dell’occupazione, perché “hanno bisogno di sostegno continuo, tutti dobbiamo rivelare le pratiche d’Israele contro di loro: bisogna che si crei una coscienza collettiva araba ed internazionale per proseguire nelle dimostrazioni di solidarietà”.

 

 

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