Proposta egiziana su elezione e riconciliazione nazionale, la reazione dei partiti palestinesi.

Movimento di Iniziativa nazionale: sì a elezioni dopo il 25 gennaio. 

Il movimento dell’Iniziativa nazionale palestinese considera la proposta egiziana sulla riconciliazione interna positiva e costruttiva: lo ha riferito un comunicato pubblicato sabato, il quale, accogliendo con favore gli articoli della proposta, ritiene che quest’ultima contribuirà a porre fine alle divisioni tra i palestinesi.

Il movimento, in particolare, si è dichiarato a favore dello svoglimento simultaneo delle elezioni presidenziali e legislative in tutti i Territori Palestinesi, e non si è pronunciato contrario all’idea che si tengano dopo il 25 gennaio 2010, cosa che ha invece sollevato le proteste di tutte le altre fazioni. L’Inp ha anche sostenuto la proposta di ristrutturazione dei dipartimenti della sicurezza palestinese tramite l’impiego di forze egiziane e arabe nella supervisione del processo.

Un invito è stato inoltre rivolto al governo Hamas a Gaza e al governo cisgiordano di Fatah perché pongano fine alla guerra mediatica in atto tra di loro, liberino ciascuno i detenuti politici dell’altro movimento e rivitalizzino l’Olp, come previsto dall’accordo del Cairo.

L’Inp si è infine complimentato con l’Egitto per il ruolo di mediatore che sta assumendo, e per gli sforzi che compie a favore della riconciliazione politica in Palestina.

Fplp: no a rinvio elezioni, rispettare la Costituzione. 

Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina ha respinto ieri il suggerimento – giunto dall’Egitto – che le elezioni vengano rinviate e svolte seguendo un sistema per il 25% maggioritario e per il 75% proporzionale[1]. È la prima fazione palestinese a rispondere ufficialmente alla proposta egiziana, a meno di una settimana dalla sua pubblicazione.

Il movimento ha motivato le sue affermazioni sostenendo di preferire che il voto si tenga in accordo con la legge palestinese, e con un sistema esclusivamente proporzionale.

Mentre da una parte ha ribadito che la sua priorità più alta – così come l’interesse nazionale più urgente – è quello di ristabilire l’unità interna, l’Fplp ha tuttavia invitato a rispettare le richieste della Costituzione per assicurare il riprisitino della legittimità giuridica sia dell’Olp che dell’Anp. La Palestina, secondo il movimento, deve prendere la strada della democrazia quando affronta le proprie questioni interne: garantire che i leader si attengano alla legge potenzierebbe infatti la lotta nazionale e le darebbe una spinta nel raggiungere i suoi obiettivi, inclusi la libertà, l’indipendenza e il ritorno dei rifugiati.

Nel cercare l’unità, prosegue il comunicato, occorre fare attenzione a non utilizzare formule inutili, che legittimano solo le divisioni distruttive, mentre l’Fplp si dichiara favorevole a muoversi basandosi soltanto sui punti intorno ai quali è già stato raggiunto un accordo. Nella formazione del governo di transizione viene quindi data grande importanza al lavoro delle commissioni, oltre che al documento del Cairo del 2005 e a quello sui detenuti del 2006.

Nonostante le divergenze, il Fronte ha comunque lodato il ruolo svolto dall’Egitto e il suo impegno a porre fine alle divisioni, restaurare l’unità e sostenere la lotta palestinese.

Fdlp: una proposta da approfondire.

Il Fronte democratico per la liberazione della Palestina apprezzerebbe che la proposta egiziana conoscesse ulteriori sviluppi: lo ha dichiarato ieri Saleh Zaydan, membro dell’ufficio politico del movimento.

In una risposta non ufficiale al piano avanzato dall’Egitto, pronunciata all’inizio della scorsa settimana, Zaydan aveva già sostenuto che il documento avrebbe richiesto degli approfondimenti. In particolare, il leader aveva espresso preoccupazioni riguardo al suggerimento che una commissione transitoria supervisionasse i preparativi delle elezioni, commentando che una simile commissione dovrebbe legittimare sia Hamas che Fatah. Le difficoltà di un simile compito motivano quindi la richiesta che siano forniti altri dettagli sulla proposta.

Come il Fronte popolare della Palestina, che ha pubblicato la sua risposta nella stessa giornata di ieri, Zaydan si è dichiarato molto più a favore dello svolgimento delle elezioni per la presidenza e il Consiglio legislativo il prossimo 25 gennaio, e sulla base di un sistema solo proporzionale. Il piano egiziano parla invece di un sistema misto, per il 25% maggioritario, e di un rinvio del voto alla “prima metà del 2010”.

Un’altra questione vista con apprensione è quella della ricongiunzione delle forze di sicurezza. Il documento proposto mette sul tavolo uno schema in cui le forze verrebbero riunite sotto la supervisione egiziana e araba. Il Fdlp si è domandato però se la sicurezza così ricostituita non risulterebbe essere troppo fragile per avere efficienza, fondandosi sui conflitti continui tra le fazioni e su un debole meccanismo di controllo.

Zaydan ha annunciato la pubblicazione di un commento ufficiale più dettagliato da parte del suo movimento nei prossimi giorni.

Flpp: elezioni il 25, rispettando la legge. 

Sulla stessa linea delle risposte date da alcune altre fazioni, un comunicato ufficiale del Fronte di lotta popolare palestinese ha riportato che il movimento si dichiara a favore dello svolgimento delle elezioni il 25 gennaio 2010, opponendosi al piano di conciliazione egiziano che suggersice di rinviarle alla “prima metà del 2010”.

Aw’ni Abu Ghush, membro dell’ufficio politico dell’Flpp, ha infatti affermato che il voto va fatto attenendosi alla legge palestinese. Ha inoltre sottolineato il sostegno del movimento alla formazione di un governo di unità nazionale che abbia anche la missione chiara e specifica di supervisionare il processo elettorale.

Abu Ghush ha inoltre ribadito lo status dell’Olp come sola legittima rappresentante del popolo palestinese.


[1] La proposta egiziana suggerisce per le prossime elezioni una data diversa da quella prevista dalla Costituzione palestinese – secondo la quale vanno fissate il 25/1/2010 – e un particolare sistema elettorale per il Consiglio nazionale palestinese, il 75% dei cui membri verrebbero eletti in con sistema proporzionale mentre il restante 25% dei seggi sarebbe assegnato ai candidati votati dai rispettivi distretti. Molte fazioni si sono pronunciate contro una simile soluzione: tra queste Hamas, che si è detto a favore di un sistema 50% maggioritario – 50% proporzionale. NdR.

 

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