Protesta di uno degli allontanati della Basilica della Natività all’interno della sede dell’Ambasciata palestinese in Italia.

Roma – Quds press. Una fonte ufficiale dell'Ambasciata palestinese a Roma ha confermato che una delle persone allontanate della Basilica della Natività a Betlemme (2002) e che si trova ora nell'ambasciata, si rifiuta di uscirne per protesta contro il taglio da parte delle autorità italiane dell'assistenza sin qui fornitagli.

La fonte palestinese, interpellata da “Quds Press” e che ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha chiarito che il cittadino palestinese che si trova dentro l'ambasciata a Roma è uno dei tre espulsi dalla Basilica della Natività a Betlemme: “Uno dei palestinesi espulsi dalla Basilica  ha deciso di rimanere nell'Ambasciata per protestare contro la decisione italiana di tagliare gli aiuti concessi ai tre espulsi, ma le Autorità palestinesi e l'Ambasciata palestinese non hanno mai omesso di versare un contributo finanziario a tutti loro, fino ad oggi”.

La fonte non ha parlato di “protesta”, ma si è limitata a dire che si tratta di un cittadino palestinese nell'Ambasciata, sottolineando che il problema non dipende dalla parte palestinese, bensì da quella italiana, la quale ha promesso di risolvere il problema e che si tratta solo di una questione di tempo.

Il palestinese Ibrahim Mohammad Abayat, uno degli espulsi della Basilica della Natività, protesta assieme a sua moglie presso la sede dell'Ambasciata palestinese in Italia perché chiede di tornare in Palestina in base ad un precedente accordo firmato dalle Autorità palestinesi.

Abayat è uno dei resistenti palestinesi rifugiatisi all'interno della Basilica della Natività a Betlemme, nel 2002. Le Autorità palestinesi raggiunsero un accordo con Israele sotto la supervisione europea ed americana per far uscire i resistenti dalla Basilica assediata dagli israeliani: esso previde un allontanamento temporaneo di un anno (al massimo tre), prima di essere autorizzati a tornare nei Territori palestinesi.

Il deportato Abayat, oltre alla necessità di prendere in esame la situazione e di revocare lo status particolare che lui e gli altri vivono, chiede l'apertura di un’indagine che accerti il comportamento dell'Ambasciata e dei funzionari palestinesi nei suoi confronti, descritto come umiliante, degradante e caratterizzato da disinteressamento alla sua causa.

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