Quarto giorno di proteste contro il ritiro del Rapporto Goldstone.


Da quattro giorni, ormai, membri delle comunità palestinese ed araba, nonché altri cittadini che sostengono la causa palestinese, protestano nella piazza della sede della Commissione Onu per i diritti dell’uomo contro il ritiro del Rapporto Goldstone, dedicato alla ricerca della verità su quanto è accaduto a Gaza.

La Commissione Onu per i diritti dell’uomo aveva differito la discussione del Rapporto, che condanna addirittura come “crimini contro l’umanità”, i “crimini di guerra” commessi da Israele a Gaza, costati più di 1.400 morti e circa 5.000 feriti palestinesi.

Anwar al-Gharbi, presidente dell’Associazione svizzera “Diritti per tutti” e membro fondatore della “Campagna contro l’embargo a Gaza”, ha affermato: “Il nostro presidio punta a far giungere un messaggio di condanna della decisione di ritirare un Rapporto che aveva una grande possibilità di successo e che avrebbe preparato la condanna di Israele per i crimini commessi contro i palestinesi. Il presidio vuole esprimere la rabbia e lo sconvolgimento generato dalla decisione dell’Anp di rimandare di altri sei mesi la discussione del rapporto – cosa che equivale ad aver salvato gli occupanti dal giudizio dei tribunali”.

I partecipanti al presidio – afferma al-Gharbi – chiedono al blocco dei Paesi islamici, africani ed arabi, e a tutti i Paesi non allineati, di sottoporre di nuovo il Rapporto alla Commissione per i diritti dell’uomo di Ginevra “senza tener conto del parere dell’Anp, che ne ha chiesto il rinvio alla sessione che si terrà nel marzo dell’anno prossimo”.

Il presidente di “Diritti per tutti” ha poi affermato: “Cercare di sfuggire alle conseguenze dei crimini di guerra e contro l’umanità conduce all’assenza di giustizia. La decisione di procrastinare la discussione del Rapporto contribuisce alla negazione del diritto del popolo palestinese di vedersi resa giustizia in tribunale e rappresenta una rinuncia ai diritti delle vittime, la fine della sovranità della legge, nonché una giustificazione al perpetuarsi delle violazioni dei diritti di civili innocenti.

 

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