Ragazzo arrestato, il villaggio affronta raid continui

Betlemme – Ma'an. Lunedì 11 luglio, le forze israeliane hanno imprigionato due persone, compreso un minorenne, del villaggio di Husan, ad est di Betlemme.

Le truppe israeliane sono entrate nel villaggio, saccheggiando diverse abitazioni, prima di detenere Montaser Mohammed Za’ul, 20, e  Ahmed Ali Hamamra, 15, afferma Ma’an.

Un portavoce dell’esercito israeliano ha affermato che le detenzioni riguardavano una “questione criminale”. La polizia israeliana non ha potuto essere contattata per un eventuale commento.

Sabato 9 luglio, il ministro per gli Affari dei detenuti ha affermato che tra giugno e luglio, a Husan, sono stati arrestati 30 adolescenti. Il rapporto del ministro affermava che i giovani sono arrestati dall’esercito israeliano durante raid notturni e condotti alle prigioni di Ofer e Kefar Ezyion per un interrogatorio.

Nel rapporto viene riferito che un avvocato del ministero per gli Affari dei prigionieri palestinesi, Hussein Ash-Sheikh, ha incontrato i ragazzi, che a loro volta hanno dichiarato che il loro interrogatorio includeva minacce e percosse e che sono stati forzati a firmare dichiarazioni di cui ignoravano i contenuti.

Munter Az-Zu’ul, 16, ha affermato che un interrogatore lo ha insultato e picchiato, e che il suo viso è stato dolorosamente schiaffeggiato diverse volte. Da quanto afferma Az-Zu’ul, quando si è rifiutato di firmare una dichiarazione, il suo interrogatore lo ha picchiato.

Ash-Sheikh afferma che Ali Abed Al-Wahhab, 17, è stato colpito con fucili e bastoni, lasciando segni su tutto il corpo del ragazzo.

Il villaggio di Husan è oscurato dalla presenza  dell’insediamento ebraico di Betar Illit e circondato dalla strada pianificata del muro di separazione israeliano.

Traduzione a cura di Federica Baldassarri.

 

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