Ramadan senza lanterne. Le ‘mille e una crisi’ di Gaza

Gaza – Speciale InfoPal. Per i palestinesi di Gaza, la vigilia del Ramadan, il mese sacro islamico del digiuno, non è altro che una triste serie di drammi che si ripetono. Tra povertà e disoccupazione, nessuno stipendio e prezzi alle stelle…per non parlare dell'assedio israeliano, in vigore da cinque anni.

 

Anche quest'anno, il nostro corrispondente da Gaza ha fatto un giro tra i mercati locali, tra venditori ambulanti e cittadini che affollano le bancarelle. Anche quest'hanno ha constatato che la gente non è in grado di comprare granché.

Domanda di merci a buon mercato. “Umm Nazzar ar-Ra'i” è impegnata a comprare dei pomodori. La donna spiega che “sebbene siano di bassa qualità, e la lunga esposizione al sole ne ha peggiorato la freschezza, non può non comprarli”. A casa la aspettano i nipoti e non può di certo lasciarli senza un un pasto nel primo giorno di Ramadan.

“Il padre dei ragazzi non ha più un lavoro dalla guerra israeliana su Gaza (2008-2009). La fabbrica di mattoni dove lavorava fu abbattuta nei bombardamenti. E' stato costretto a vendere parte dei gioielli per acquistare gli alimenti per i figli”.

A Gaza, è Ramadan senza lanterne. Lasciata Umm Nazzar, s'incontra Nasser ar-Rihal, palestinese di Gaza di 41 anni, in giro per il mercato in compagnia di amici.

Anche da Nasser, il commento “a caldo” che ascoltiamo fa riferimento all'inaccessibilità dei pressi delle merci esposte.

“Il Ramadan a Gaza è diventato un mese come tutti gli altri. La merce qui sembra invitante, ma davvero qui nessuno ha la capacità di fare acquisti. Questa è roba per chi può permetterselo! Il mese sacro del Ramadan dovrebbe essere diverso, abbondanza di cibo, addobbi e regali”.

“Sono sicuro che rimarresti sorpreso che ti dicessi che, quest'anno, non ho portato i miei figli al mercato. Loro insistevano, ma è meglio che non vedano, così non faranno richieste alle quali non potrò rispondere. Ogni anno ho comprato loro qualcosa, ma davvero quest'anno il debito assorbe gran parte dei mio modesto guadagno”.

Uno stato dell'economia devastante… Il suo amico, Yousef Qashlan si limita a comprare una lanterna. Questa è il simbolo del Ramadan, ma a Gaza svolge anche un'altra funziona, quella di fare luce durante i frequenti tagli all'elettricità.

Qashlan è rammaricato perché è convinto che il mondo, per mezzo della stampa, non riesca a capire le reali sofferenze dei palestinesi a Gaza. Quindi di riflesso, per l'uomo il disastro economico provocato dall'assedio israeliano non esce da Gaza.

“Prima del blocco israeliano, moltissime merci venivano prodotte a Gaza, e i prezzi erano sostenibili. Oggi si trovano solo prodotti Made in Cina, la cui qualità è decisamente scarsa.

Il malcontento dei venditori. Il banco del venditore al-Ghazi è pieno di prodotti giunti dall'Egitto, attraversando i tunnel della sopravvivenza. Di fronte alla sua bancarella però, ci sono solo pochi potenziali acquirenti.

E la grande varietà di formaggi prodotti in Egitto sui banchi del commerciante Na'man as-Safadi stenta ad essere venduta.
Mentre fa scorrere il rosario tra le dita, seppur avvilito, l'uomo dice con ironia: “Sembra che quest'anno dovrò fare una distribuzione gratuita. Sono in pochi a comprare e scelgono sempre la merce più economica”.

…e crisi finanziaria. “Quando due mesi fa ho fatto richiesta delle merci giunte dai tunnel, non pensavo di incontrare questa distruzione generale. E' la manifestazione di un crisi finanziaria che ha colpito quanti ricevono uno stipendio. Eppure il formaggio è un alimento centrale nei pranzi della tradizione del Ramadan”, dice il commerciante palestinese.

Spera nell'arrivo di buone notizie nei prossimi giorni as-Safadi. Ma la realtà degli stipendi – da Gaza alla Cisgiordania – è un'altra. Alla crisi comune si aggiunge il caso del personale Unrwa il cui stipendio è stato più che dimezzato a causa della crisi finanziaria che sta attraversando l'Autorità palestinese (Anp).

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