Rapporto del Prc sulle espulsioni di massa israeliane.

Il Palestinian Return Centre (Prc) di Londra ha diffuso un comunicato sul recente ordine di espulsione di massa emanato da Israele.

La redazione di Infopal pubblica qui di seguito alcune parti in traduzione e, di seguito, la versione integrale.

(…) Dietro l'espressione eufemistica “prevenzione dell'infiltrazione” giace una verità che le autorità israeliane cercano disperatamente di nascondere. Questa semplice verità è stata il cardine dell'esistenza d'Israele e continua ad essere tale. È una verità che collega la pulizia etnica del 1948 nei confronti dei palestinesi e il recente ordine militare che risulterebbe nell'espulsione forzata di molte migliaia di palestinesi.

È la verità del fatto che Israele fu fondata su una politica di trasferimento sistematico di popolazione, e che fin dalla sua nascita è stata impegnata in questa politica.  (…) Questo spiega perché, anche se la sua retorica e la sua politica sono cambiate nel corso del tempo, le espulsioni e le espropriazioni sono sempre proseguite, con diversi metodi.

L'esistenza d'Israele cominciò con la negazione totale dei palestinesi in quanto popolo. Per tutti questi decenni, questo stato si è sviluppato e ha rifinito le sue pratiche allo scopo di disperdere, imprigionare e impoverire il popolo palestinese, nello sforzo instancabile di distruggerlo in quanto nazione. Ha industrializzato la miseria palestinese attraverso sistemi sempre più sofisticati di coprifuoco, checkpoint, muri, permessi e confische di terre. Ha trasformato Gaza e la Cisgiordania in laboratori per testare le infrastrutture del confino e i limiti della disperazione umana. 

Nel corso della sua storia, Israele raramente si è lasciata sfuggire l'occasione di realizzare lo scopo principale del trasferimento di persone, perseguito instancabilmente attraverso le sue molte guerre, la costruzione abusiva d'insediamenti e un regime che combina occupazione, apartheid e colonizzazione.

(…) Dal 1967, allo scopo di controllare la popolazione palestinese, Israele ha emanato più di 1.200 ordini militari e alterato la situazione amministrativa e legale dei territori palestinesi occupati violando la legge umanitaria internazionale. Altre parti della Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme est, sono state annesse da Israele subito dopo la guerra del 1967, e la colonizzazione della città occupata è tuttora in corso. Il suo regime militare ha in effetti legalizzato l'illegale.

(…) Quest'ordine militare (…) causerà la deportazione di decine di migliaia di palestinesi dalla Cisgiordania occupata. Gli ordini hanno cambiato in modo sostanziale la definizione di “infiltrato” e la applicano praticamente a chiunque si trovi in Cisgiordania senza un permesso israeliano.

L'ordine non definisce tuttavia che cosa Israele consideri come permesso valido. Alla maggioranza della popolazione che vive attualmente in Cisgiordania non è mai stato chiesto di avere alcun tipo di permesso per risiedere nelle proprie terre, e una simile richiesta è quindi oltraggiosa.

Decine di migliaia di persone che non pongono alcuna sorta di minaccia alla sicurezza sono ora a rischio. L'ordine le farà diventare dei criminali – criminalizzando il loro essere a casa loro e facendo a pezzi la struttura della vita in Cisgiordania. (…)

Oltre a ciò, gli ordini vengono dati in modo talmente generico da permettere ai militari di svuotare la regione di quasi tutti i suoi abitanti palestinesi (…)

Una proposta tanto indiscriminata è criminosamente indifferente alla composizione della popolazione araba in Palestina. Fin dall'espulsione del popolo palestinese dalla sua terra nel 1948, la grande maggioranza è costretta a vivere nella condizione di rifugiata nei vari paesi ospitanti del Medio Oriente, e molti sono anche stati costretti a fuggire in altre parti del mondo. La natura della Diaspora è tale che i palestinesi sono costretti a vivere sotto regimi diversi, affrontando molte sfide diverse, e la comunità è sottoposta a difficoltà estreme. (…)

Di conseguenza, la famiglia palestinese media ha legami distribuiti a livello mondiale, e quest'ordine militare è stato approvato proprio per separare le famiglie al loro interno. Questo avrà implicazioni enormi e il dolore, la rabbia e la frustrazione verranno probabilmente sfogati nelle strade.

Dieci associazioni umanitarie hanno condannato le misure adottate da Israele, inclusa B'Tselem, la più importante in Israele. (…)

Gli “infiltrati” sospetti rischiano fino a sette anni di carcere con le nuove norme. Oltre a ciò, chiunque venga trasferito potrebbe essere anche costretto a pagare per la propria deportazione.

Implicito nell'ordine è anche lo sforzo di frammentare ulteriormente la causa palestinese e affrettare il “politicidio” palestinese. Gaza e la Cisgiordania sono un'unica entità, e Israele non ha la facoltà giuridica di alterarla. I palestinesi a Gaza e quelli in Cisgiordania sono tutti palestinesi, esattamente come i cittadini britannici a Londra e quelli a Birmingham sono uguali, e non esiste alcun'autorità morale e legale che pregiudichi i diritti degli uni al di sopra di quelli degli altri. (…)

La politica di annessione israeliana non conosce confini. Israele continua a comportarsi da stato canaglia, ignorando gratuitamente i diritti umani e la legge internazionale. (…)

Questi ordini militari sono tipici di uno regime di apartheid, non di una democrazia affermata. Sono il prodotto di una visione del mondo basata su presupposti razzisti, e non sui valori dei diritti umani e della libertà. A sua volta la comunità internazionale, se è davvero impegnata nella ricerca della pace e nel far rispettare la legge, non dovrebbe accettare un simile gesto. (…)

L'Occidente sa che si tratta di territori occupati, e che l'occupazione israeliana contravviene ogni giorno alla legge internazionale senza alcuno scrupolo, eppure è probabile che Israele verrà premiata con l'ammissione all'interno dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Premiare Israele, anche se Israele è poco più di uno stato paria, è stato un tema costante – e il motivo principale – del fallimento della pace e della giustizia in Medio Oriente. La pace richiede giustizia, e la giustizia non trae mai beneficio dalle incongruenze tra parole e fatti.

Il Palestinian return centre (Prc)

Aprile 2010

Versione integrale del testo:

PRC Report on Israeli Mass Expulsion

The Palestinian Return Centre (PRC) in London issues a report on the
recent Israeli order of mass expulsion.

Briefing on the Israeli Order regarding Prevention of Infiltration
(Amendment No. 2) and the Order regarding Security Provisions
(Amendment No. 112) passed on Tuesday April 26th 2010. Behind the
euphuism ‘prevention of Infiltration' lies a truth which Israeli
officials are trying desperately to conceal. This simple truth has
been cardinal throughout Israel's existence and continues to be so. It
is a truth that connects the ethnic cleansing of Palestinians in 1948
and the recent military order that would result in the forced
expulsion of many thousands of Palestinians. It is the truth that
Israel was founded on a policy of systematic population transfer and
it has been committed to this policy ever since its inception.

This simple fact is a natural outcome of Israel's central creed:
‘redemption of the land with as few of the indigenous people as
possible'. Since its inception its central strategy has been
efficiently carried out through modern methods of population transfer
and land appropriation. This explains why, even as rhetoric and
politics change, expulsion and dispossession continue through various
methods.

Israel's existence commenced with a total denial of the Palestinians
as a people. Since then, over many decades, Israel has developed and
refined policies to disperse, imprison and impoverish the Palestinian
people, in a relentless effort to destroy them as a nation. It has
industrialised Palestinian misery through ever more sophisticated
systems of curfews, checkpoints, walls, permits and land grabs. It has
transformed the West Bank and Gaza into laboratories for testing the
infrastructure of confinement, human resolve and the limits of human
despair.

Throughout its history Israel has rarely missed an opportunity to
implement the core principal of population transfer, relentlessly
pursued through its many wars, creeping colonisation through illegal
settlement building, a regime that combines occupation, apartheid and
colonisation.

Israel's entire legal structure in the occupied territories is
designed to serve this end. Since 1967, in order to control the
occupied Palestinian population, Israel has enacted more than 1,200
military orders and has altered the administrative and legal situation
in the Occupied Palestinian Territories in violation of international
humanitarian law. Other parts of the occupied West Bank, including
East Jerusalem, were annexed by Israel immediately after the 1967 war
and colonisation of the occupied city is ongoing in violation of
international law. Its military regime has in effect legalised the
illegal.

In securing its aspiration and maintaining Jewish privileges over the
land, Israel enacted the Law of Return (1950), the Law of Absentee
Property (1950), the Law of the State's Property (1951), the Law of
Citizenship (1952), the Status Law (1952), the Israel Lands
Administration Law (1960), the Construction and Building Law (1965),
and the 2002 ‘temporary' law banning marriage between Palestinians
in Israel and Palestinians of the occupied territories. Consistent
with this trend it enacted in April 2010 two further military orders,
the Order regarding Prevention of Infiltration (Amendment No. 2) and
the Order regarding Security Provisions (Amendment No. 112).

This military order is part of a series of steps implemented by
Israel to empty the West Bank of Palestinians, specifically by
removing them to Gaza. It will cause tens of thousands of Palestinians
to be deported from the occupied West Bank. The orders substantively
changed the definition of “infiltrator” and in effect apply it to
anyone who is present in the West Bank without an Israeli permit.

The orders do not define what Israel considers a valid permit. The
vast majority of people now living in the West Bank have never been
required to hold any sort of permit to be present in their own land
and a demand to do so is outrageous.

There are tens of thousands of people at risk, who pose no security
threat whatsoever. The order will turn them into criminals – making it
a criminal for them to be present in their own home and tearing away
at the fabric of life in the West Bank.

The order classifies people without the correct Israeli paperwork as
“infiltrators”. The wording of the order has been amended from the
original order drawn up in 1969, which even then was in contravention
of international law. The definition of “infiltrator” was then: “A
person who entered the area knowingly and unlawfully after having been
present in the east bank of the Jordan, Syria, Egypt or Lebanon
following the effective date (of the order being given).” Under the
new order this is to be changed to: “Infiltrator – a person who
entered the area unlawfully following the effective date, or a person
who is present in the area and does not lawfully hold a permit.”

The orders are worded so broadly that they allow the military to
empty the West Bank of almost all its Palestinian inhabitants. The
document itself does not specify exactly what is meant by “a permit''
and leaves Palestinians at the mercy of the Israelis.

Such an indiscriminate proposal is criminally indifferent to the
composition of the Palestinian people. Since the expulsion of the
Palestinian people from their land in 1948 the vast majority are
forced to live as refugees in host countries across the Middle East
and many have also been forced to flee to other parts of the world.
The nature of Diasporas is such that people are forced to live under
various different regimes with many different challenges and the
community functions under extreme duress. Such challenges have not
stopped Palestinians from returning to their land and living as
Palestinians in Palestine.

This indiscriminate assault on the Palestinian family and the
Palestinian community contravenes international law and basic
humanity. The average Palestinian family has global ties and this
military order has been granted to separate Palestinian families. This
will have huge implications and the pain, anger and frustration felt
may well be vented on the streets.

As many as ten different human rights group condemned these measures
including B'Tselem, the leading Israeli group. The groups have raised
grave concerns over the long-term impact of the orders which mean tens
of thousands of Palestinians can conceivably be thrown out of their
homes. The human rights organisations have also mentioned its
immediate impact, which will be felt by two distinct groups of
Palestinians; those from Gaza and Palestinians and non-Palestinians
from other countries married to Palestinians in the West Bank.
Suspected “infiltrators” could also be jailed for up to seven years
under the new orders. Furthermore, anyone being removed might also
have to pay for the cost of their own deportation.

Implicit in the order is Israel's effort to further fragment the
Palestinian cause and hasten Palestinian ‘politicide'. Gaza and the
West Bank are a single entity and Israel has no jurisdiction
legitimacy to alter that fact. Palestinians in Gaza and Palestinians
in the West Bank are all Palestinians exactly as British citizens in
London and British citizens in Birmingham are equal, and there is no
moral and legal authority to prejudice the rights of one over the
other.

Dividing the Palestinian people is a blatant attempt to dissolve the
Palestinian cause into manageable units with the intention to
prejudice and maybe even scupper final status negotiations.

Israel's policy of annexation knows no bounds. It continues to behave
like a rogue state with wanton disregard for human rights and
international law. The international community cannot be surprised at
this new development as it is simply another manifestation of its core
tenet coursing through its history.

These military orders belong in an apartheid state not in a
celebrated democracy. They are products of a world view based on
racist assumptions and not the values of human rights and human
freedom.

The international community, if it is serious about peace and the
rule of law, should not accept this military order. No propaganda
should be allowed to mask the fact that this is 21st century legalised
mass expulsion. It is a product of a creed that seeks systematic
transfer and expulsion of Palestinians from their land; when war is
not an option, when open population transfer is internationally
intolerable it seeks other, less conspicuous, means.

The West knows that this is occupied territory and that Israel's
occupation contravenes international law every day without any
compunction and yet rewards it with a likely membership to the
Organization for Economic Cooperation and Development (OECD).
Rewarding Israel when Israel is little short of a pariah state has
been a constant theme and is the root cause of the constant failure to
bring peace and justice to the region. Peace requires justice and
justice is never served by double standards in statement and action.

By The Palestinian Return centre (PRC)

April 2010


 

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