Rapporto di Friends of Humanity sui prigionieri politici palestinesi.

Rapporto “Dietro al sole”:  La capacità dei prigionieri a restare determinati nella difesa del diritto alla vita

“Dietro al sole” – Friends of Humanity pubblica un dettagliato rapporto sulla realtà dei prigionieri palestinesi nel corso dell’anno 2009

Friends of Humanity International ha pubblicato un rapporto* dettagliato in cui descrive la realtà dei prigionieri palestinesi all’interno delle carceri israeliane nel 2009. Il rapporto conferma che lo scorso anno è stato uno dei peggiori: il personale dell’amministrazione carceraria israeliana ha applicato nuovi metodi contro i prigionieri, ha esercitato maggiori pressioni, fisiche e psicologiche, forzandoli in un ambiente sempre più difficile e mirando ad indebolirne i corpi e ad impedire che, in futuro, questi possano condurre una vita normale. I servizi carcerari israeliani hanno preso di mira anche i familiari dei prigionieri, perseguendo politiche oppressive tra cui il divieto di visita, imposto per lungo tempo.

Per mesi, decine di migliaia di prigionieri palestinesi sono sottoposti a metodi di tortura, vengono frustrati  durante gli interrogatori sia per mano delle guardie carcerarie, sia dello Shabas (Sherut Batei HaSohar – Israel Prisoner Service – IPS). Tra i precedenti storici non si incontrano casi simili in termini di pazienza e sopportazione. La capacità dei prigionieri palestinesi ad affrontare queste condizioni e a sopravvivere porta in sé un grande significato: quello della difesa del diritto alla vita.

Negli anni passati, l’organizzazione aveva individuato 7286 i prigionieri (uomini e donne) all’interno delle prigioni israeliane. Tra questi; 36 sono donne, 20 ministri e deputate oltre a 250 bambini al di sotto dei 18 anni la cui detenzione è illegale. Le autorità dell’occupazione inoltre, hanno arrestato 319 palestinesi dal periodo che precede gli accordi di Oslo nel 1993. Questi prigionieri sono conosciuti come prigionieri a lungo termine (o vecchi prigionieri), di cui 115 sono in carcere da oltre 20 anni e tre da oltre 30. Questi ultimi tre sono: Nael Al-Barghouthi, Fakhry Al-Barghouthi e Akram Mansour. 

Poiché Israele si rifiuta di includere questi nomi nelle liste degli scambi dei prigionieri con la parte  palestinese, il presente rapporto prende in esame i prigionieri palestinesi priovenienti da Gerusalemme e dalle aree oltre la Linea Verde, i quali continuano ad essere emarginati dale autorità di occupazione. Le statistiche relative allo scorso anno riportavano che i prigionieri originari di Gerusalemme (uomini e donne)  erano 273. Il prigioniero Fuad Al-Razim, di Silwan (Gerusalemme occupata) è considerato il più vecchio dei prigionieri di Gerusalemme. Il suo arresto risale a 29 anni fa.  

I prigionieri di Gerusalemme deceduti in detenzione sono 14, il primo tra questi fu Qasim Abdullah Abu Aker, morto nel 1969 in seguito a tortura durante il suo interrogatorio nella prigione di “Al Maskoubiya”. L’ultimo gerosolimitano ad essere arrestato e deceduto un anno fa in detenzione è stato Joma’a Keyalah, dopo aver trascorso 13 anni nell’ospedale del carcere di Al Ramlah.

Secondo questa ricerca i prigionieri gerosolimitani, tra cui gruppi di familiari e in condizioni particolarmente difficili, sono 31. Tra questi tre fratelli; Mousa, Khalil e Ibrahim Sarahneh condannato al carcere a vita nel 2002. Due si trovano in isolamento: Abed Al-Naser Al-Hulaissi, isolato per oltre 12 anni e Mo‘taz Hijazi, per 9 anni. Mohammed Abu Teir invece ha speso oltre 25 anni nelle prigioni israeliane.

L’organizzazione “Friends of Humanity” stima una presenza di donne palestinesi gerosolimitane all’interno delle prigioni israeliane come segue: Ibtisam Issawi, residente a Jabel Al-Mukaber e condannata a 14 anni di detenzione, Amna Mona, la prigioniera donna più anziana, residente nella Città Vecchia e condannata al carcere a vita. Stessa sentenza è stata applicata a Sana‘a Shehadeh, residente del campo profughi di Qalandia ed infine Nada Derbas, residente di Issawiya e condannata a 4 anni di prigione.

 Tra i prigionieri di Gerusalemme occupata si ricorda il caso di un detenuto di sei anni e mezzo, Ali Hassan Abed Rabu Shallaldah e del più anziano, detenuto da 19 anni e condannato ad una pena carceraria di 25 anni. L’uomo è padre di 12 figli, 8 dei figli hanno contratto matrimonio mentre il padre era in prigione.

Il caso della sentenza carceraria più lunga in assoluto, con 35 più 50 ergastoli, è quello di Wael Mahmoud Qassem, proveniente da Silwan. Qassem è sposato e ha 4 bambini. I fratelli Ramadan e Fahmi Mashahreh hanno ricevuto una condanna di 20 ergastoli e le loro abitazioni sono state demolite dalle forze d’occupazione israeliane. Altri due prigionieri gerosolimitani, il dott. Abed Al-aziz Amro ed Alaa Al-Din Al-Bazian sono stati condannati al carcere a vita.

 Per quanto riguarda le prigioniere palestinesi, 36 sono in detenzione israeliana in ardue condizioni, 27 tra queste provengono dalla Cisgiordania, 4 da Gerusalemme, 4 dalle aree palestinesi entro la Linea Verde. Soltanto una proviene dalla Striscia di Gaza. Cinque sono madri e si trovano in prigione insieme ai propri bambini, le loro sentenze vanno dai tre ai 13 ergastoli e sono: Irena Poly Sarahneh, madre di due bambine,  Ibtisam Abdul Hafiz con sei bambini, Qahera Said Al-Saadi con i quattro figli, Iman Mohammed Gazzawi, madre di due figli e Latifa Mohammed Abu Thera’, madre di sette bambini.

 Tra i prigionieri palestinesi all’interno della prigioni israeliane, 250 sarebbero detenuti comuni, al di sotto dei 18 anni. I bambini vengono comunque sottoposti agli stessi maltrattamenti degli adulti quindi vengono  torturati, sottoposti a processi illegali e, al pari degli adulti, sono privati dei loro diritti fondamentali.

 L’organizzazione ha svelato che, tra i maltrattamenti, le autorità d’occupazione israeliana applicano una discrimanzione sui prigionieri palestinesi provenienti dalle aree palestinesi all’interno della Linea Verde. Sebbene siano cittadini israeliani infatti, i metodi usati differiscono da quegli applicati sui prigionieri ebrei. In linea con le politiche razziste di Israele, il governo israeliano si rifiuta di includere questi prigionieri palestinesi nelle liste degli scambi di prigioneri. Sono 109 i prigionieri (sia uomini, sia donne) nelle carceri israeliane: Sami Younis, 78 anni, arrestato 27 anni fa e considerato leader dei prigionieri.

Con una decisione di grave portata, nel marzo 2009, il governo israeliano ha istituito un comitato ministeriale avente il compito di studiare ed intensificare le violazioni contro i prigionieri e le nuove decisioni e procedure contro i prigionieri sono state numerose. Sono oltre 1000 i prigionieri palestinesi, malati cronici e ai quali viene vietato qualunque trattamento medico. Ad oltre 1500 prigionieri palestinesi, molti provenienti dalla Cisgiordania, è vietato ricevere le visite dei familiari. Tra questi, 775 sono della Striscia di Gaza e non possono incontrare i familiari sin dal 2006, ovvero dall’imposizione del blocco israeliano sulla Striscia di Gaza – giustificato con motivi di sicurezza.

Si sono registrate e documentate nuove violazioni israeliane: negli ultimi attacchi contro la Striscia di Gaza si è fatto uso di palestinesi come scudi umani, posti al centro degli intensi scontri a fuoco, nel corso di operazioni militari, si sono occupate abitazioni di palestinesi, utilizzate come postazioni militari mentre intere famiglie sono state tenute in ostaggio, chiuse a chiave in una sola stanza.

Inoltre, i pescatori di Gaza sono divenuti un obiettivo israeliano ed il numero dei colpiti tra questa categoria  cresce ogni giorno con arresti, confische di barche ed altre umiliazioni.

Si riporta l’arresto di un malato al check point “Erez” a Beit Hanoun, dove è stato interrogato e sottoposto a pressioni perché collaborasse con i servizi segreti israeliani.

L’organizzazione conferma che tutti coloro che sono stati arretstati hanno subito tortura ed umiliazioni e pertanto ha concluso che la tortura è parte integrante della politica israeliana contro i prigionieri palestinesi. 

Nel rapporto di “Friends of humanity” viene ricordato lo status di coloro che sono in detenzione amministrativa, ossia detenuti per molti anni e senza alcuna accusa. La detenzione amministrativa può essere estesa ad oltranza ogni cinque anni. Dopo aver scontato lunghe pene detentive, molti altri prigionieri, sono stati trasferiti sotto lo status di detenzione amministrativa. Fathi al-Hayek, leader di Zeta Jammai, villaggio nell’area di Nablus, è il detenuto amministrativo più anziano e in detenzione da oltre quattro anni. Tuttavia, la presente ricerca riporta che il numero di detenuti amministrativi è diminuito negli ultimi anni ed attualmente sarebbero 280 i prigionieri in questo status.

L’organizzazione ricorda la IV Convenzione di Ginevra che definisce l’illegalità degli isolamenti per oltre 30 giorni, aldilà del reato in questione. Il tutto viene comunque ignorato dall’occupazione con la detenzione di numerosi prigioneri in isolamento e per lunghi periodi. Ad esempio; Mahmoud Issa, Abdullah Barghouthi e Hassan Salameh, in isolamento dal 2002, Mo’taz Hijazi ed Ahmed Al-Mughrabi, isolati dal 2004, e Jamal Abu Al-Hija, in isolamento dal 2005.

Tra i dati senza precedenti, Isarele ha arrestato anche membri di governo e ministri. Dal 2006 ne ha arrestati ben 51 condannandoli con severe sentenze. Alcuni sono stati rilasciati dopo quattro anni mentre ancora 20 restano in prigione (in diverse sedi carcerarie) e sono sottoposti a dure condizioni. 

Nel 2009 le autorità israeliane hanno tentato a far indossare loro delle uniformi di color arancione e non più  marroni, similmnete a quanto accade nella prigione americana di Guantanamo. I prigionieri si sono però rifiutati e l’amministrrazioen ha dovuto posticipare questa decisione. 

Per lo scorso anno, “Friends of Humanity” riporta 15 arresti; la maggioranza provenienti dalla Striscia di Gaza ed arrestati nel corso delll’ultima guerra di Israele contro Gaza. Questi sono detenuti cone “combattenti illegali” e, nonostante abbiano scontato la pena, continuano ad essere detenuti in condizioni disumane. Senza dubbio si tratta di una palese violazione dei diritti umani e degli standard in materia; dal diritto ad un giusto processo – i palestinesi non  hanno diritto ad avere una difesa – a detenzioni protratte ad oltranza senza alcuna specifica accusa. 

Vienna, 1 aprile 2010

 

*Il rapporto è stato redatto da: Fuad Al Khoffash (Ricercatore) e Ghassan Obaid (Attivista per i Diritti Umani). Tradotto dall’arabo da: Mohammed El-Nadi.

 

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