Rapporto di Humanity International sui prigioneri palestinesi.

Una tattica classificata come metodo sistematico di morte lenta

Friends of Humanity International pubblica un rapporto sulle tragiche condizioni vissute dai palestinesi in cella d’isolamento

L’organizzazione Friends of Humanity International ha pubblicato domenica scorsa un rapporto sui prigionieri palestinesi che marciscono nel confino solitario delle carceri dell’occupazione israeliana. In esso si afferma che Israele sta cercando di divulgare in tutto il mondo la perizia dei propri uomini nell’opprimere e nel torturare i detenuti.

Secondo il rapporto, le forze di occupazione applicano la politica dell’isolamento nei confronti di un certo numero di carcerati, allo scopo di degradarli e trasformarli in individui malati e depressi, incapaci di condurre una vita normale.

Vengono quindi elencati i nomi di tredici prigionieri che si afferma siano totalmente isolati dal mondo esterno da diversi anni.

L’organizzazione presenta un resoconto dettagliato della loro vita e delle tragiche circostanze che sono costretti ad affrontare all’interno delle celle solitarie, dotate di una scarsa ventilazione e di un’alta umidità. Ai prigionieri non è concessa più di un’ora per uscire da queste stanze isolate. La qualità dei pasti offerti loro è talmente scadente che essi sviluppano diverse malattie attinenti al cibo, come anemia e malnutrizione, oltre a frequenti cali della vista. Questi ultimi sono dovuti al fatto che alcuni di loro passano dai cinque ai sette anni in stanze piccole e strette, che non permettono ai loro occhi di catturare niente che abbia una distanza maggiore a due metri.

L’organizzazione conferma che alla maggior parte di loro è negato il diritto di vedere le loro famiglie durante gli orari di visita, e che essi comprano i prodotti alimentari dal chiosco del carcere a prezzi irragionevolmente alti, che abbattono il loro budget, dal momento che il prezzo di un litro di olio è di 40 shekel (più di 6 €). Le autorità della prigione hanno proibito lo scambio di prodotti necessari tra i prigionieri sottoposti ad isolamento, mentre i carcerieri si spingono fino all’estremo nel maltrattarli. Il detenuto Mazen Malssa è stato punito per aver cercato di passare un tappeto da preghiera al detenuto Ibrahim Hamed. Mazen è stato mandato nella sezione punizioni (chiamata Snuk) e gli è stata comminata una multa di 200 Shekel.

L’organizzazione ha anche evidenziato il fatto che le autorità del carcere cercano di aggravare l’agonia dei prigionieri costringendoli a condividere la cella con criminali israeliani, che sono diventati una fonte di sofferenza aggiuntiva per loro, poiché si comportano in maniera impropria ed usano un linguaggio volgare nei loro confronti.

Viene inoltre spiegato che la diffusione di malattie tra i detenuti in questione è un fenomeno comune, associato alle condizioni malsane ed al trattamento inumano subito nelle celle d’isolamento. La salute fisica e mentale di alcuni di loro è peggiorata, in seguito allo sviluppo di patologie critiche come la polmonite e disturbi psichici vari. Oltre a ciò, la negligenza del medico del carcere, la prescrizione di antidolorifici per qualunque caso di malattia e la scarsa attenzione per i casi gravi sono tutti elementi di un atteggiamento consolidato da decenni nelle prigioni israeliane.

La Friends of Humanity International conferma quindi che le aggressioni notturne e le spedizioni di ricerca accompagnate da percosse e da violente oppressioni da parte delle squadre di sicurezza dell’occupazione generano una forte indignazione nei detenuti. L’amministrazione del carcere applica delle misure punitive spietate quando questi sono mandati nello “Snuk”, una stanza di 180×150 cm, dove non si dispone di uno spazio sufficiente per dormire o pregare e dove vengono forniti soltanto un materasso e due contenitori: uno per l’acqua da bere e l’altro per l’orinazione.

Il rapporto afferma poi che le autorità impediscono anche che i prigionieri vengano visitati dai loro avvocati, negando la presenza del detenuto in cella.

Per illustrare gli accorgimenti presi dai prigionieri negli ultimi anni, sarà utile accennare al rifiuto dei pasti forniti dall’amministrazione del carcere. In alcuni casi, essi hanno apertamente lanciato degli scioperi della fame, sperando di liberarsi del confino solitario e unirsi agli altri carcerati delle sezioni aperte.

L’organizzazione chiarisce che le autorità d’Israele forniscono giustificazioni fuorvianti per la loro politica dell’isolamento, sostenendo che i prigionieri ai quali è indirizzata sono pericolosi e hanno condotto operazioni militari aggressive, o che sono caratterizzati da una fama di capi, da conoscenze più ampie e da esperienze profonde, che rischiano d’influenzare il resto dei prigionieri.

Le autorità puntano a minare lo spirito e la volontà dei prigionieri, in modo che diventino come corpi senz’anima, e a diffondere tra di loro le malattie elencate sopra per indebolirne la forza fisica e trasformarli in individui difesi e impotenti.

Vienna, 6 gennaio ’08

*Il rapporto è stato preparato da un gruppo di esperti in questioni legate ai detenuti, sotto la supervisione del ricercatore Fuad Al Khoffash

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