Rapporto: Occupazione israeliana, assedio e violenza contro le donne.

Gaza  – Irin. Nahla*, 30 anni, del campo profughi di Bureij, situato al centro della Striscia di Gaza ha ammesso di essere stata vittima degli abusi del marito per oltre 10 anni prima di ottenere il divorzio, tre mesi fa.  

Paure ed implicazioni sociali le avevano impedito di chiedere aiuto rivolgendosi alle organizzazioni di genere.  

“Non ho mai tentato di recarmi dalla polizia per denunciare gli atti criminosi di mio marito visto che minacciava di uccidermi se solo lo avessi fatto”, ha confidato Nahla a Irin. “Allo stesso modo, non mi sono mai rivolta alle organizzazioni di genere perché pensavo che non fossero in grado di risolvere il mio problema  oltre ad essere terrorizzata dalla possibilità che mio marito potesse scoprirlo”.

Diversi sono gli attivisti che individuano tra le cause dell’aumento dei casi di violenza contro le donne, il degrado economico, le tensioni tra Hamas e Fatah e il conflitto con Israele. Essi credono che il disinterresse per gli  abusi domestici dimostrato dalle autorità giudiziarie e l’impunità di cui godono i respondabili,  peggiorino questa realtà.  

Un rapporto del marzo 2010 pubblicato dal Centro per il Controllo Democratico delle Forze Armate di Ginevra (DCAF) affronta la percezione che le donne hanno di organizzazioni o di enti legali responsabili della loro protezione. Il rapporto si basa su discussioni svolte in gruppo e su interviste rivolte a donne e ragazze della Cisgiordania e della Striscia di Gaza tra giugno e novembre 2009.

Stigma sociale

“Donne e ragazze hanno confidato che i personali sentimenti di insicurezza sono imputabili al conflitto in corso, alla tacita accettazione nella società della violenza contro le donne, alla mancanza di servizi come alla poca fiducia che nutrono verso questi”.


“Donne e ragazze hanno ammesso di essere riluttanti a rivolgersi ad organizzazioni di genere, a quelle per i diritti umani, ad operatori della sicurezza e della giustizia – come possono essere polizia o tribunali – a causa del forte stigma insito nella denuncia di chi riporta un abuso”.

Il rapporto sostiene che le donne chiedono eventi e campagne educative rivolte a rafforzare la consapevolezza in ogni strato della società come presso le istituzioni. Esse richiedono che gli stessi operatori sociali seguano degli aggiornamenti insieme ad organizzazioni di genere ed attivisti dei diritti umani, polizia e corti. Il tutto darebbe maggiore visibilità al ruolo delle donne in queste organizzazioni e, in generale, nella vita politica.

Sondaggio AWRAD

Un sondaggio risalente al 2008 condotto tra 2.400 palestinesi dal Centro indipendente di ricerca, con sede a Ramallah, Arab World for Research & Development (AWRAD) ha svelato che il 74% dei palestinesi ignora quali siano le organizzazioni di genere e quelle per i diritti umani che si occupano dei diritti delle donne. Il 77% degli intervistati si è espresso chiedendo leggi a tutela delle donne dalla violenza domestica.  

I fratelli di Nahla hanno denunciato alla polizia le violenze subite regolarmente dalla sorella come il fatto di essere stata chiusa a chiave in casa senza alcun accesso al telefono per comunicare con la sua famiglia. La polizia ha arrestato il marito per cinque ore per poi rilasciarlo, ha dichiarato Nahla.  

Dopo il fatto, la polizia ha trasferito Nahla da sua madre dove è rimasta fino a divorzio deciso da un tribunale locale. Lo stesso ordine però ha chiesto che i suoi cinque figli restassero con il padre e, sebbene l’uomo fosse contrario, la corte ha disposto per Nahla la possibilità di visitare i figli una volta a settimana.  

“Ho il cuore a pezzi perché costretta a vivere lontano dai miei figli ma la mia vita con lui è stata un inferno e non potrei mai ritornarci”, ha dichiarato Nahla.  

Il caso di Gaza  

Nel dicembre 2009, un rapporto pubblicato dal Centro d’Informazione di genere (PWIC) di Gaza ha riportato un incremento dei casi di violenza registrato proprio a partire dall’imposizione del blocco economico da Israele nel giugno 2007, in seguito alla “presa” della Striscia di Gaza da parte di Hamas.  
Lo studio si basa su 24 workshop e su 350 interviste rivolte a donne nell’ultimo quadrimestre del 2009 e riporta che: il 77% delle donne di Gaza ha subito violenza in varie forme, il 53% violenza fisica e il 15 ha subito abusi sessuali.  

Huda Hamouda, direttore del PWIC afferma: “Attualmente il livello di violenza contro le donne nella Striscia di Gaza è superiore agli anni passati ed è ancora più alto se messo a confronto con il dato di altri paesi”. “Le donne sono esposte a varie pressioni: dagli aspetti finanziari a quelli sociali, da quelli politici a quelli che riguardano la sicurezza”.

Huda Hamousa sostiene che la disoccupazione è una delle maggiori cause della violenza maschile contro le donne.  

“E’ difficile immaginare come una famiglia possa vivere in dignità quando è costretta con meno di tre dollari al giorno. Molte ammettono di non essere rispettate e cadono in depressione. La povertà inoltre colpisce l’educazione e la partecipazione alla vita pubblica e ne limita la convivenza sociale”.

Il 12 marzo intanto, la Commissione sullo Status delle Donne del Consiglio Socio Economico dell’Onu  (Ecosoc) ha approvato un testo sulla situazione delle donne palestinesi che verrà trasmesso all’Ecosoc perché venga adottato.  

La bozza della risoluzione contiene preoccupazioni sulla “grave situazione delle donne palestinesi nei Territori Palestinesi, tra cui Gerusalemme est in  conseguenza al progredire dell’occupazione illegale israeliana in tutte le sue manifestazioni”.  

(*pseudonimo)

 

(Traduzione per Infopal a cura di Elisa Gennaro)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.