Rapporto sui prigionieri palestinesi: 11.500 detenuti nelle carceri israeliane, tra cui 320 bambini e 109 donne.

Cigiordania – Infopal

Un rapporto pubblicato dal ministero per gli affari dei detenuti nel governo palestinese di Gaza, ha riferito che, dal ’67 a oggi, le autorità di occupazione israeliane hanno arrestato oltre 800 mila palestinesi. Dal settembre del 2000 – Intifada di al-Aqsa – 62 mila.

Nelle prigioni israeliane sono attualmente rinchiusi più di 11.500 detenuti, distribuiti in 30 strutture – di cui 890 della Striscia di Gaza, 9.870 di diverse zone della Cisgiordania, 506 di Gerusalemme, 142 dei territori del ’48 (arabi di Israele) e decine di arabi del Golan siriano, del Libano, dell’Egitto, del Sudan e uno dell’Arabia Saudita.

Il rapporto, preparato dall’ufficio stampa del ministero dell’Informazione, ha rivelato che 543 detenuti sono stati arrestati prima dell’Intifada di al-Aqsa – di cui 357, prima degli Accordi di Oslo – e tuttora reclusi.

Il prigioniero più anziamo è Said Al-Otba, 56 anni, arrestato il 29/7/1977.

I detenuti condannati sono 5.086 (il 45,3% del totale); 5.464 (il 46,9%) sono in attesta di processo; 950 (7,8%) sono "detenuti amministrativi"; 700 sono stati condannati a uno o più ergastoli.

Sono 212 i prigionieri che hanno trascorso più di 15 anni di carcere, 65 più di 20 anni, 8 più di 25 anni.

8.395 detenuti (73%) sono celibi e 3.105 coniugati.

Sono 109 le donne prigioniere, divise tra il carcere Talmud (Hisharon), Nafih Trista a Ramleh e altri centri di isolamento.

Durante l’Intifada di al-Aqsa sono state arrestate 650 donne – di cui 101 della Cisgiordania, 5 di Gerusalemme, 3 della Striscia di Gaza.

Secondo il rapporto, 62 donne sono state condannate; 44 sono senza condanna; 3 in detenzione amministrativa, senza capo d’accusa; 6 sono minorenni; 3 hanno partorito dentro la prigione: Mefat Taha, Manal Ghanem e Samar Sbeh.

Le detenute subiscono quotidiane pratiche punitive e violazioni da parte della direzione delle prigioni. Esse vivono in condizioni molto difficili: sono rinchiuse in luoghi non idonei,  senza che vengano rispettati i loro diritti basilari, garantiti dalle leggi internazionali.

6 detenute si trovano da mesi in isolamento nella prigione al-Jumlah. Alcune soffrono di gravi disturbi.

Il rapporto ha confermato che a seguito delle torture subite, le prigioniere scarcerate si portano dietro malattie – il cancro, per esempio – disturbi psicologici. Faten Daraghmah, di Tulkarem, ha contratto un tumore al collo.

I bambini detenuti
Il rapporto ha confermato che nelle pigioni israeliane ci sono ancora 320 minorenni – tra cui 166 in attesa di processo, 149 condannati, 5 in arresto amministrativo.

Decine soffrono di diverse malattie e richiedono cure particolari che non sono garantite dalle direzioni penitenziarie.

Più di 500 minori sono diventati maggiorenni in carcere. Secondo i sondaggi del ministero, il 99% dei ragazzini prigionieri ha subito torture di vario tipo.

Tra le altre pratiche eseguite dalle autorità carcerarie contro i minori vi è la privazione delle visite dei loro familiari e dei loro avvocati, l’isolamento dal mondo esterno, l’alimentazione scarsa e di pessima qualità, la mancanza di igiene, il sovraffollamento nelle celle, la permanenza in stanze senza finestre e senza luce, la mancanza di cure mediche, ecc.

46 deputati detenuti

Nelle prigioni israeliane sono rinchiusi 46 tra deputati del Consiglio Legislativo Palestinese ed ex ministri. 27 sono stati arrestati dopo l’operazione di sequestro del soldato israeliano, mentre 13 erano già in prigione. Decine sono i sindaci e consiglieri comunali imprigionati.

Il rapporto ha denunciato la precaria situazione sanitaria in cui vivono i detenuti palestinesi: più di 1200 soffrono di diverse malattie croniche (patologie cardiache, articolatorie, visive); 200 hanno soffrono di malattie contagiose. Nell’ospedale della prigione di al-Ramleh sono oltre 35 i prigionieri malati.

Le torture nelle prigioni
Il rapporto ha spiegato che le autorità israeliane praticano torture proibite a livello internazionale: percosse; collocazione dei detenuti in frigorifero, in particolare d’inverno; privazione del sonno per lunghi periodi; posizioni scomode o in piedi.

La tortura viene praticata di routine.

Il rapporto ha chiarito che il numero dei detenuti deceduti dentro le prigioni è arrivato a 199, di cui 70 a seguito delle torture subite durante gli interrogatori, 46 a causa della mancanza di cure mediche, 75 uccisi intenzionalmente dopo l’arresto.

Negli ultimi tempi sono aumentate le operazione di eliminazione fisica a sangue freddo dei detenuti dopo l’arresto, in particolare nelle zone della Cisgiordania occupata. L’ultimo, è Omar Masalmeh, 35 anni, di Hebron, deceduto il 25/9/2007 nella prigione al-Ramleh per mancanza di cure mediche.

Alla fine del rapporto, il ministro ha lanciato un appello alle organizzazioni internazionali di diritto e di difesa dei diritti umani affinché tutelino i detenuti e denuncino le pratiche israeliane.

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