Rapporto sulle violenze israeliane ai danni dei palestinesi: 33 cittadini uccisi e 300 arrestati. Proseguono le confisce di terre e le distruzioni.

L’organizzazione "Solidarietà internazionale per i Diritti umani" di Nablus ha rivelato che nel mese di luglio Israele ha ucciso 33 cittadini palestinesi e ne arrestati più di 300.
E’ quanto emerge nel rapporto mensile sulle violazioni israeliane. 

Il rapporto – di cui Infopal ha ricevuto una copia – è stato stilato dal’avv. Ahmed Tobasi e denuncia l’uccisione di 33 palestinesi dall’inizio di luglio.  Tra questi, 9 sono morti a seguito di operazioni di assassinio mirato.

Una delle vittime è un minorenne.

27 erano cittadini della Striscia di Gaza, mentre 6 risiedevano in Cisgiordania.

Organizzazioni per la Difesa dei diritti umani sottolineano come questi dati indichino un’escalation da parte delle forze di occupazione isreliane nell’aggressione contro la popolazione palestinese e l’utilizzo di metodi illegali – assassinii extragiudiziali e mirati contro. Infatti, 9 su 33 sono stati uccisi in questo modo.

Inoltre, emerge che durante le operazioni militari Israele utilizza tutti i tipi di armi.

Il rapporto aggiunge che a luglio l’esercito di Israele ha distrutto 6 case – di cui 3 a Gerusalemme -, ha arrestato 300 cittadini e che i coloni hanno bruciato 2.250 olivi. Le forze di occupazione hanno confiscato 30.000 m² di terra nell’area di Hebron per ampliare l’insediamento di Aetna.

Avanza anche la giudaizzazione di Gerusalemme e l’espulsione dei suoi legittimi abitanti. Barriere e checkpoints vengono eretti continuamente nella West Bank e proseguono le aggressioni da parte dei coloni nei confronti dei cittadini e delle terre palestinesi.
A luglio, le autorità israeliane hanno rilasciato 256 prigionieri come gesto di "buona volontà" nei confronti del presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, tuttavia, l’esercito ha aumentato le operazioni di arresto nelle città, nei villaggi e nei campi profughi palestinesi. Il numero dei sequestri in un singolo mese, dunque, ha superato quello dei cittadini scarcerati.

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