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Rassegna stampa a cura di Chiara Purgato (*)

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giovedì 4 febbraio 2010

Hamas pronta al dialogo con la comunità internazionale

“Hamas è pronta a dialogare con il mondo, la comunità internazionale, gli USA, il Quartetto per il Medio Oriente e gli Europei”, ha raccontato mercoledì Ismial Haniya, leader del movimento Islamico della Palestina, ad un giornalista di Agence France-Presse (AFP).

Il movimento islamico è considerata un’organizzazione terrorista dagli Stati Uniti e l’Unione Europea rifiuta relazioni diplomatiche formali con il gruppo, soprattutto perché Hamas non riconosce il diritto di Israele di esistere.

“Devono riconoscere noi prima, il diritto della popolazione palestinese, noi siamo le vittime”, continua Haniya, che considera necessario il riconoscimento dello stato palestinese con i confini risalenti al 1967 e con capitaleGerusalemme Est, annessa in Israele dopo i conflitti arabo-israeliani di fine anni sessanta.

Il leader di Hamas ha fatto sapere che il suo obiettivo è la nascita dello stato palestinese, con conseguenti elezioni politiche. Il tutto in ogni casa palestinese, anche a Gerusalemme.

La difficoltà è rappresentata dalle relazioni con il movimento rivale Fatah, con a capo il presidente della Palestina Mahmud Abbas.

Nabil Shaath, membro del gruppo Fatah, ha visitato la Striscia di Gaza e si è incontrato con Khalil al Havva, di Hamas, nel tentativo di fare un passo avanti verso la riconciliazione.

“Siamo un solo popolo“, continua Haniya, “abbiamo una terra. Ogni palestinese ha il diritto di muoversi nella sua terra in qualunque momento. Se Shaath chiederà un incontro, non faremo nulla per impedirlo”.

Ora rimane da vedere quale sarà la risposta di Fatah, di Israele, dell’Europa Unita e degli USA.


Sebastiano Destri


L’Iran attacca Berlusconi, servo dei padroni israeliani

Sarà contento il premier Silvio Berlusconi che, dopo aver passato anni a cercare di inserirsi come protagonista nelle principali vicende internazionali (dagli accordi energetici in Turchia ai rapporti fra Obama e Medvedev), è, finalmente, sulle prime pagine di tutti i giornali del globo, in seguito alle sue dichiarazioni rilasciate durante il suo viaggio in Israele.

Oggi è arrivata la dura replica dell’Iran, che Berlusconi aveva attaccato direttamente paragonando Ahmadinejad alla figura di Adolf Hitler.
Il sito della televisione di Stato del Paese ha criticato la “serie di servigi ai padroni israeliani” del premier; “dopo aver sparato dichiarazioni decisamente discutibili sull’Iran – si legge in una nota – il premier italiano è arrivato a dire che la guerra contro Gaza fu giusta, calpestando così i cadaveri di 1.400 civili palestinesi uccisi l’anno scorso da Israele durante tre settimane di folli bombardamenti […] prima e durante la visita in Israele ha rivolto all’Iran tutte le accuse possibili, ad iniziare da quella di voler sviluppare armi nucleari”.

Kazem Jalali, portavoce della commissione affari esteri del Parlamento iraniano, ha rilasciato, inoltre, una dichiarazione all’Ansa per denunciare “una aperta interferenza negli affari interni di un Paese indipendente“.

Ma il premier, dando sfoggio delle sue abilità diplomatiche, consapevole probabilmente di aver esagerato nel corso del suo discorso alla Knesset, impossibilitato ad utilizzare la consueta arma della smentita targata Bonaiuti, ha tentato di tornare sui suoi passi spiegando che “come è stato giusto piangere le vittime della Shoah, così è giusto manifestare dolore per quanto è successo a Gaza. […] Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini”.

Sfugge, probabilmente, al premier che, senza voler paragonare la Shoah all’operazione Piombo Fuso, i nazisti sono stati tutti sotto processo per crimini contro l’umanità, mentre i vertici politici e militari di Israele sono ancora al loro posto.
Per di più l’Italia, in una recente seduta dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha votato contro, unico paese europeo, il rapporto di Richard Goldstone che, in merito alle operazioni militari di Tel Aviv, parla di “un’azione riconducibile a crimini di guerra, e possibilmente, per alcuni aspetti, crimini contro l’umanità“.
Una scelta rivendicata proprio dal premier che ha detto: “l’Italia si oppose al rapporto Goldstone dell’Onu perché Israele dispiegò una giusta reazione ai missili di Hamas da Gaza e all’ondata terroristica della seconda intifada”.

Purtroppo l’unico elemento di questo triste teatrino che non può essere smentito e ritrattato è costituito da quella lista di 1415 persone uccise durante l’operazione Piombo Fuso nella Striscia di Gaza, terra martoriata dall’embargo.

Mattia Nesti

Israele: speranza di ripristinare i negoziati con Palestina entro qualche settimana

  2010-02-04 20:13:18  

La sera del 3 febbraio nella città settentrionale di Herzliyya, durante la riunione annuale sulla sicurezza, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha prounciato un discorso, esprimendo la speranza che Israele e Palestina possano ripristinare i negoziati di pace entro “qualche settimana”.

Il premier palestinese Salam Fayyad ha affermato che le varie parti acconsentono e accettano ampiamente che “il programma dei due paesi” costituisca la chiave per promuovere il processo di pace in Medio Oriente. Egli ha lanciato un appello a Israele affinché fermi l'occupazione dei territori palestinesi e si ritiri dagli insediamenti israeliti in territorio palestinese.

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M. O.: ONG CISP DENUNCIA, AI BEDUINI IMPEDITO ACCESSO ALL'ACQUA

(AGI) – Roma, 4 feb. – Si aggrava sempre di piu' la situazione dei beduini che vivono in Palestina, nell'area di Gerico, tra Muarrajat, Rammun, Mukhmas e Ramallah: “Israele impedisce loro l'accesso all'acqua cosi' come ai bambini di andare a scuola”.
  La denuncia e' della ong Cisp-Sviluppo dei popoli, attiva da anni in Palestina e Cisgiordania, dove fornisce acqua agli accampamenti di beduini oltre a sementi e cibo per gli animali.
  “Si tratta di un territorio molto arido”, ha spiegato Paolo Dieci, direttore del Cisp, “in cui non piove quasi mai e dove l'accesso all'acqua potabile e' diventato impossibile e molto caro, soprattutto per i beduini che vivono in aree rurali e lontane”. E ha aggiunto: “Gli accordi di Oslo hanno posto quest'area sotto il controllo israeliano, che di fatto ha proibito totalmente la costruzione di cisterne e pozzi, e ristretto anche il numero di terre pascolabili per le greggi dei beduini. L'unico modo che hanno per avere l'acqua e' comprarla a nord di Gerico, trasportandola con trattori e conservandola in serbatoi di plastica, con costi proibitivi”.
  Al confine con Gerusalemme, la situazione e' ancora peggiore. I beduini vivono in una 'terra di nessuno' e non possono accedere alle loro terre a causa del muro costruito da Israele, ha continuato Dieci, “costretti a sopravvivere con quanto gli danno le ong e i palestinesi, anche se l'esercito e le autorita' civili cercano di impedire qualsiasi tipo di aiuto. I beduini usavano tubi collegati alle case palestinesi per avere un po' d'acqua, pagando ai proprietari una tassa per metro cubo. Ma ora gli e' proibito anche questo, e sono costretti a pagare prezzi esorbitanti per avere acqua dalle cisterne, spesso contaminata”. E per i loro figli le cose non vanno meglio: “Una volta gli era consentito di camminare per andare a scuola attraverso un buco nel muro”, ha concluso Dieci, “ora l'esercito e' intervenuto costringendoli a percorrere la strada piu' lunga, una deviazione di alcune miglia che passa per pendii rocciosi. Inoltre i contadini non possono portare fuori quanto da loro prodotto per venderlo ai mercati. Cosa che li pone in grave difficolta' economica”. (AGI) Red/Gav

http://www.agi.it/

http://www.oecumene.radiovaticana.org/it1/Indice.asp?cRedaSel=22&CategSel=13&PagN=1

04/02/2010 15.15.18

M.O. – Riunione tra tutte le maggiori fazioni palestinesi a Gaza
Una riunione informale fra esponenti di tutte le maggiori fazioni palestinesi ha segnato oggi a Gaza, dopo diversi mesi di gelo, la riapertura di uno spiraglio verso l'accordo di riconciliazione nazionale mediato finora invano dall'Egitto. L'incontro, riferisce da Ramallah l'agenzia Maan, è avvenuto all'indomani dell'arrivo nella Striscia di Gaza – la porzione di territorio palestinese passata nel 2007 sotto il controllo degli islamico radicali di Hamas – di un esponente di primo piano del Fatah, il partito laico di Abu Mazen, presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), rimasto al potere nella sola Cisgiordania. Segnali di dialogo sono intanto giunti dallo stesso premier del governo di fatto di Hamas nella Striscia, Ismail Haniyeh, il quale ha parlato di ''porte aperte'' a Shaat. Nei giorni scorsi, era stato Abu Mazen a mettere da parte i feroci scambi polemici degli ultimi mesi e a dirsi fiducioso sulla possibilità di un rendez-vous imminente in Egitto per la firma di quella proposta di riconciliazione che il Cairo ha delineato nei mesi scorsi. Ma rispetto alla quale Hamas, al contrario di Fatah, non ha ancora tolto le sue riserve.

Venerdì 5 Febbraio 2010  /  ultimo aggiornamento h 11:21

Le affermazioni del cavaliere che turbano Israele e Palestina

di Eric Salerno

Dopo l’applaudito discorso alla Knesset, il Parlamento israeliano, Silvio Berlusconi, arrivato a Betlemme per incontrare il presidente palestinese, ha turbato israeliani ed ebrei legando l’Olocausto all’assalto dell’anno scorso alla striscia di Gaza. «Come è stato giusto piangere le vittime della Shoah, così è giusto manifestare dolore per quanto è successo a Gaza», ha spiegato. «Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini». Sono mesi che politici, diplomatici e stampa israeliani rilevano con grande preoccupazione l’isolamento nel quale si trova il Paese. La visita di Berlusconi è stata per loro un soffio di vento dolce.

La causa di quest’isolamento è in gran parte proprio quanto accadde a Gaza in 23 giorni tra la fine del 2008 e la metà del gennaio 2009. Alla Knesset, Berlusconi è stato applaudito quando ha giustificato il massiccio attacco israeliano costata la vita a oltre mille civili. “Piombo fuso”, così si chiamava l’operazione militare, è stata ampiamente criticata dalla comunità internazionale non perché Israele non aveva il diritto di rispondere al lancio di migliaia di missili kassam contro le comunità a ridosso del confine, ma per la violenza dell’attacco e la poca considerazione dei militari israeliani per la vita e i beni dei civili palestinesi.

Nelle tre settimane caratterizzate da massicci interventi dell’artiglieria, dell’aeronautica e delle forze corazzate, la stampa e numerose ong israeliane raccontarono di nuove regole d’ingaggio decise dallo Stato Maggiore di Tel Aviv. Ieri il quotidiano britannico The Independent ha dato notizia di un’intervista rilasciata cinque mesi fa al giornale israeliano Yediot Aharonot da un ufficiale di alto grado dell’esercito. Non fu mai pubblicata. Anziché identificare un terrorista, un combattente, e poi ucciderlo, ha detto il militare, «prima lo si ammazzava, poi si vedeva». Ossia, non c’era bisogno di accertare se l’uomo era armato prima di sparare. La nuova strategia, studiata per evitare le grandi perdite di militari sofferte nella guerra combattuta contro Hezbollah in Libano nel 2006, garantiva «letteralmente zero rischi per i soldati».

Michael Sfard, uno dei maggiori avvocati israeliani impegnato nella difesa dei diritti umani, ha dichiarato al giornale britannico che le rivelazioni fatte dal comandante al quotidiano israeliano, se accurate, rappresentano una «prova finale» del comportamento illecito delle forze armate.

Accuse e isolamento spaventano il governo in un momento in cui vi sono indicazioni di un deterioramento della situazione. E non soltanto per la questione del nucleare iraniano e la possibilità di un attacco preventivo contro le istallazioni di Teheran. La mancanza di negoziati di pace con i palestinesi e con la Siria, insieme con tensioni destabilizzanti all’interno dei paesi arabi moderati, potrebbe trascinare la regione verso un nuovo conflitto.

http://shippingonline.ilsecoloxix.it/

04 febbraio 2010

AVVISO AGLI EQUIPAGGI

RISCHIO ESPLOSIVI
SULLE COSTE DI ISRAELE

L’Autorità portuale israeliana avvisa tutte le navi presenti nel mar Mediterraneo: «C’è il rischio che siano presenti ordigni esplosivi sulle spiagge di Israele». E già all’inizio di questa settimana sono state trovate delle cariche nei pressi dei porti di Ashkelon e Ashdod».

Ancora martedì, un razzo Kassam partito dalla Striscia di Gaza è atterrato sulla costa meridionale di Israele, fortunatamente senza che questo abbia provocato morti o feriti. Anche gli ordigni trovati sulle spiagge vicino ai porti, secondo la polizia, provengono da Gaza. Secondo fonti palestinesi, il materiale doveva essere utilizzato contro le piattaforme petrolifere al largo della costa isreaeliana da gruppi di ribelli della Striscia.

 

 

http://www.regione.sardegna.it/index.html

04.02.10 – attività istituzionali

Entro il 10 febbraio le proposte per il sostegno alla popolazione di Gaza

La Presidenza ricorda che il 10 febbraio 2010 scade la presentazione delle manifestazioni di interesse per le candidature di proposte progettuali finalizzate al sostegno umanitario alla popolazione civile di Gaza, vittima dell’ultimo conflitto bellico. 

Obiettivo è il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione civile di Gaza, attraverso il sostegno al ripristino dei servizi essenziali a favore della popolazione Palestinese residente nella striscia di Gaza. 

Possono presentare proposte: 
– le associazioni di volontariato, riconosciute in base alla Legge regionale 13 settembre 1993, n. 39; 
– le organizzazioni non governative riconosciute dal Ministero affari esteri, operanti in Sardegna (sede legale e/o operativa) aventi comprovata esperienza nella gestione di progetti di cooperazione nei settori di attività richiesti. 

Possono partecipare, esclusivamente in qualità di soggetto partner, anche associazioni di volontariato e organizzazioni non governative riconosciute dal Ministero affari esteri, non aventi sede legale e/o operativa in Sardegna, purché di comprovata esperienza nella gestione di progetti nei territori Palestinesi. 

Le proposte potranno essere presentate in forma singola o associata. 

Gli interessati dovranno far pervenire la propria adesione, redatta utilizzando il modulo appositamente predisposto, tramite servizio postale o servizio equipollente al seguente indirizzo: 

Regione Autonoma della Sardegna 
Presidenza della Regione 
Servizio affari comunitari ed internazionali 
Settore cooperazione internazionale 
Viale Trento, 69 – 09123 Cagliari 

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Inviato da redazione il Gio, 04/02/2010 – 14:30

«Anche la Palestina nella Ue»

Bartolo Scifo

MEDIO ORIENTE. Flavio Lotti, coordinatore della “Tavola della pace”: «Insieme a Israele per evitare l’inasprimento dei rapporti».

In questi giorni una folta delegazione del governo italiano, capeggiata dal primo ministro in persona, si è recata in visita ufficiale a Gerusalemme. Berlusconi ha colto più volte l’occasione per manifestare il suo sentire pro Israele.  Alla Knesset, l’assemblea legislativa israeliana, ha dichiarato il suo apprezzamento per il modello democratico che incarna lo stato ebraico: «Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente».
 
Il giorno prima, ricevuto dal primo ministro Netanyahu, il premier italiano aveva confessato un suo sogno: «Annoverare Israele tra i paesi della Ue». E a conferma del cambiamento della politica estera italiana, caratterizzata storicamente da un atteggiamento più filo palestinese, Berlusconi conferma l’intenzione del nostro Paese di arginare l’Iran, paese ostile ad Israele e che probabilmente si sta dotando di armamenti nucleari. 
 
Il Premier italiano ha annunciato un primo forte segnale nei rapporti fra l’Italia e l’Iran: «L’Eni – ha dichiarato Berlusconi – ha già disdetto la possibilità che aveva di sviluppare la terza fase di un importante giacimento petrolifero». Parole smentite già ieri da Seifollah Jashnsaz, direttore della Nioc (Compagnia petrolifera statale iraniana), il quale ha confermato invece che «le negoziazioni con Eni per lo sviluppo della terza fase del giacimento Darkhovin continuano». 
 
Su queste vicende, abbiamo chiesto un commento a Flavio Lotti, attento lettore delle questioni medio orientali, coordinatore nazionale della “Tavola della pace” e organizzatore della Marcia per la pace Perugia-Assisi. 
 
Il presidente Berlusconi, a Gerusalemme, ha dichiarato di avere un grande sogno: «Portare Israele tra i Paesi dell’Unione europea». Cosa ne pensa?
Sarebbe straordinariamente bello portare Israele in Europa, ma bisognerebbe portare anche la Palestina per evitare inasprimenti dei rapporti. Ma questi sono sogni. La realtà è che la politica dell’attuale Governo Italiano non è per niente d’aiuto per la risoluzione del conflitto israeliano-palestinese. Conflitto che, malgrado il silenzio dei media, si complica ogni giorno di più, anche a causa dell’inattività della comunità internazionale.
 
Ma queste forme di apertura possono essere d’aiuto al processo di pacificazione in Medio Oriente?
Per avviare un qualsiasi processo di pacificazione, soprattutto in Medio Oriente, serve dare spazio ad entrambe le parti, per questo dicevo prima, provocatoriamente, che andrebbero portati in Europa entrambi i Paesi. Le aperture unidirezionali di Berlusconi non fanno altro che peggiorare la situazione. Quest’atteggiamento ci allontana dalle posizioni europee e da quelle assunte dagli Stati Uniti con il governo Obama e ci rende più deboli ed esposti al pericolo terrorismo.
 
A proposito di Obama. È di questi giorni la notizia della volontà del presidente Usa di incontrare il dalai lama, malgrado le minacce di ripercussioni diplomatiche della Cina. Come interpreta questo gesto?
Penso che questa vicenda nasconda un più complesso braccio di ferro fra gli Stati Uniti e la Cina su piani di scontro molto più articolati. Non credo che da questo incontro possa uscire un reale sostegno alla causa tibetana. Resta comunque positivo l’incontro con il dalai lama. Sarebbe, però, meglio incontrare le idee e le richieste di cui si fa interprete e portatore.
 
Il 16 maggio si terrà la marcia a per la pace Perugia-Assisi. Quali sono gli obiettivi che vi ponete per quest’anno?
La marcia di quest’anno vuole chiedere a tutti un cambiamento culturale. Un cambiamento della scala di valori per mettere al primo posto il no alla violenza, alla discriminazione, all’illegalità alle mafie e mettendo al centro i diritti di tutti. Senza questo rovesciamento culturale il nostro paese non solo non contribuirà a portare la pace nel mondo, ma rischia di diventare a sua volta un problema per il mondo.  

 

http://notizie.virgilio.it/

M.O.: TAVOLA PACE, BERLUSCONI NON AIUTA NE' ISRAELE NE' PALESTINA

(ASCA) – Perugia, 4 feb – ''Chiunque voglia aiutare gli israeliani e i palestinesi a fare la pace, sa che deve considerare in modo equilibrato le ragioni degli uni e degli altri. La scelta del Presidente del Consiglio di schierare l'Italia a fianco di una sola delle due parti in conflitto, Israele, ci impedisce di svolgere qualsiasi ruolo di pace. Da oggi l'Italia e' diventata chiaramente parte del conflitto e non strumento per la sua soluzione''. E' quanto ha dichiarato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, all'indomani della visita di stato in Israele di Silvio Berlusconi. La scelta del Premier, per Lotti ''provochera' gravi danni anche al nostro paese, e' contraria al nostro interesse nazionale e all'interesse dell'Europa, espone i cittadini italiani a nuovi inutili rischi, riduce drammaticamente la nostra credibilita' in Europa e nel mondo, indebolisce l'UE e gli sforzi di rafforzare il suo ruolo di pace in Medio Oriente attorno ad una posizione comune''.

http://www.adnkronos.com/IGN/News

M.O.: Lieberman, Assad destinato a cadere in eventuale guerra con Israele

ultimo aggiornamento: 04 febbraio, ore 14:25

Gerusalemme, 4 feb. – (Adnkronos/Aki) – Il regime siriano e' destinato a cadere se continuera' a provocare Israele. Parole del ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman che, citato dalla Radio dell'esercito, ha messo in guardia il presidente siriano Bashar Assad. Se il suo Paese dichiarera' guerra allo Stato ebraico, ha detto, non solo perdera' il conflitto, ma il suo regime crollera'. ''Questo e' il messaggio al leader siriano da parte di Israele'', ha detto Lieberman, parlando a una business conference all'Universita' Bar-Ilan di Tel Aviv.

(*) Presidente Associazione editrice Infopal

 

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