Rassegna stampa del 1° aprile.

Rassegna stampa del 1° aprile.

A cura di Chiara Purgato.

http://notizie.virgilio.it/

Israele – Palestina, nave israeliana apre fuoco su peschereccio palestinese al largo di Gaza

Secondo le autorità di Tel Aviv, l'imbarcazione si trovava in acque vietate e i pescatori non avrebbero rispettato l'ordine di fermarsi – Una pattuglia navale dell'esercito israeliano ha aperto il fuoco questa mattina su un peschereccio palestinese al largo della costa di Gaza. Un portavoce delle forze di sicurezza di Tel Aviv ha riferito che l'imbarcazione palestinese si sarebbe trovata in acque vietate. I militari israeliani avrebbero aperto il fuoco sui pescatori palestinesi dopo che questi ultimi hanno ignorato l'ordine di fermarsi. Non si sono registrati danni né feriti.Fonti palestinesi hanno riferito, inoltre, che aerei israeliani stanno sorvolando diversi punti strategici della Striscia, tra cui la zona orientale di Khan Younis. L'area è stata nei giorni scorsi teatro di scontri, che hanno causato la morte di due militanti palestinesi e due soldati israeliani. Le stesse fonti palestinesi sostengono che gli aerei israeliani abbiano lanciato volantini con la scritta “Domani aspetattevi la risposta”. Il portavoce delle forze israeliane ha replicato di non essere a conoscenza della diffusione dei volantini.

 

Israele- Palestina, gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro dimostranti in Cisgiordania

L'episodio avvenuto oggi nei pressi del checkpoint di Betania, dove era in corso una manifestazione di palestinesi – Circa 300 palestinesi sono stati bersaglio di lanci di gas lacrimogeni da parte dell'esercito israeliano nei pressi del checkpoint di Betania, in Cisgiordania. I palestinesi si erano radunati in quel punto per protestare contro la detenzione nel carcere di Ofer di un gruppo di militanti legati a Fatah, tra cui è presente Abbas Zaki, un membro del Comitato centrale del movimento. Gli appartenenti al gruppo islamico, il cui leader è il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, erano stati arrestati nei giorni scorsi a Betlemme, in seguito a una manifestazione organizzata per denunciare le restrizioni che Israele ha imposto ai cristiani palestinesi diretti a Gerusalemme per festeggiare la Domenica delle Palme. Quando i manifestanti hanno cercato oggi di forzare il passaggio del punto di controllo, i militari israeliani hanno risposto lanciando gas lacrimogeni e sparando proiettili di gomma. Secondo un portavoce, tre militari sono rimasti leggermente feriti.

 

M.O./ Russia ad Hamas: Fermare lancio di razzi contro Israele

Lavrov ha parlato con Meshaal al telefono

Roma, 1 apr. (Apcom) – La Russia ha chiesto ad Hamas di fermare i lanci di razzi Qassam contro Israele. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz. La richiesta è stata fatta ieri dal ministro degli Esteri Sergei Lavrov al leader di Hamas in esilio Khaled Meshaal, nel corso di una telefonata.

Lavrov ha detto a Meshaal che la recente escalation di attacchi con i Qassam è inaccettabile, e il leader di Hamas in esilio da parte sua ha ribadito che il suo gruppo non ha alcun interesse ad alimentare le tensioni nell'area. Il capo della diplomaria russa ha insistito anche sulla necessità di una riconciliazione tra le fazioni palestinesi.

 

M.O./ Israele, nessun soldato incriminato per incidente Bilin

Gerusalemme, 1 apr. (Ap) – Le autorità militari israeliane hanno detto oggi che non sarà incriminato nessuno per la morte di palestinese avvenuta un anno fa durante una manifestazione di protesta nei pressi di Bilin, contro la costruzione della barriera difensiva al confine con la Cisgiordania. Lo scorso aprile, il 21enne Bassem Abu Rahmen fu ucciso da un candelotto di gas lacrimogeno sparato dai soldati israeliani, che lo colpì in pieno petto.

L'esercito israeliano inizialmente disse che Abu Rahmen si trovava in mezzo a un gruppo di palestinesi che lanciava pietre contro i soldati, ma un video ha successivamente dimostrato che i manifestanti non avevano lanciato nulla contro i militari. Le autorità israeliane hanno comunque deciso di chiudere l'inchiesta oggi, dopo aver accertato che il candelotto colpì accidentalmente il giovane palestinese.

L'incidente mortale avvenne nei pressi di Bilin, un villaggio teatro ogni settimana di manifestazioni di protesta contro la barriera difensiva israeliana.

 

Israele, Hassan Nasrallah dichiara: 'Resistenza contro Israele unica opzione possibile'

Il leader di Hezbollah ha esortato i palestinesi ad avere 'fiducia e speranza' – Secondo quanto riporta il quotidiano israeliano Jerusalem Post, Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, il Partito di Dio, incita i palestinesi alla “resistenza” contro Israele, in quanto rappresenta “l'unica opzione possibile”. Il capo del movimento islamico ha esortato ad “avere fiducia e a sperare”, aggiungendo che “non c'è futuro per Israele nella nostra regione”. Secondo Nasrallah sarebbe opportuno che Hamas e Fatah si riconciliassero per unirsi nella “resistenza” e “salvare il paese”. Soltanto ieri il quotidiano saudita Al-Watan ha pubblicato un'intervista a Naim Qassem, numero due del partito, nella quale l'esponente di Hezbollah riferisce che “se Israele non avvia una guerra è solo perché non può farlo o perché le sue valutazioni sono negative. Ed è per questo che Hezbollah sta adottando misure per prepararsi a un conflitto che potrebbe scoppiare in ogni momento”.

 

M.O./ Sarkozy condanna attività edilizie a Gerusalemme Est

Obama: Netanyahu deve fare passi coraggiosi per la pace

Washington, 31 mar. (Ap) – La Francia, come gli Stati Uniti, condanna le attività edilizie israeliane a Gerusalemme Est: lo ha ribadito il presidente francese Nicolas Sarkozy nella conferenza stampa tenuta dopo il colloquio alla Casa Bianca con l'omologo statunitense Barack Obama.

“L'assenza di pace nella regione è un problema per tutti noi” che alimenta il terrorismo nel mondo, ha sottolineato Sarkozy, secondo il quale le attività di costruzione nelle colonie “non contribuiscono” al processo di pace.

Obama da parte sua ha sottolineato come il premier israeliano Benjamin Netanyahu sia conscio di dover “fare dei passi coraggiosi”: “Ritengo che intellettualmente ne sia convinto, e che anche politicamente ne senta la necessità. Ma non solo lui, anche i palestinesi devono fare un passo”, ha spiegato intervistato dalla rete televisiva statunitense Msnbc.

 

 

http://www.asca.it/home.php

 

M.O.: RILASCIATI 10 PALESTINESI ARRESTATI DURANTE PROTESTE

 

 

 

(ASCA-AFP) – Gerusalemme, 1 apr – Un giudice militare israeliano ha rilasciato 10 palestinesi, fra i quali anche il leader di Fatah, Abbas Zaki, arrestati domenica scorsa durante una manifestazione di protesta in Cisgiordania. ''Il giudice ha criticato la polizia, dicendo molto chiaramente che si trattava di una protesta pacifica e che nessuna violenza e' stata usata se non dalla polizia e dai militari'', ha detto un portavoce del gruppo.

Fuori dalla prigione militare dove erano detenuti i 10 palestinesi ieri si sono tenute altre manifestazioni di protesta, sfociate in scontri con la polizia.

 

 

 

http://www.ilmattino.it/home_page.php?sez=HOME

 

«Israele ha falsificato passaporti inglesi»
Londra espelle membro dell'ambasciata

I documenti usati per uccidere il dirigente di Hamas. Tel Aviv: rammarico. Hamas: non basta, vengano arrestati

 

   

LONDRA (23 marzo) – «Non vi è nessun dubbio che Israele sia stato responsabile per la falsificazione dei passaporti britannici ed ho chiesto a un membro dell'ambasciata israeliana in Gran Bretagna di lasciare il paese». Lo ha detto il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, parlando in Parlamento degli ultimi sviluppi dell'indagine sulla vicenda dei passaporti britannici falsi usati nell'uccisione del dirigente di Hamas Mahmoud al-Mabhouh. 

Avviata un'indagine sulla vicenda.
 «Che questo sia accaduto per l'intervento di un governo alleato, con profondi legami economici, diplomatici e persino personali, è ancora più grave», ha aggiunto Miliband. Il governo britannico ha avviato un'indagine sulla vicenda dei passaporti contraffatti usati per coprire le tracce del commando che lo scorso 19 gennaio ha assassinato, in un hotel di Dubai, l'esponente di Hamas Mahmoud al-Mabhouh.

Israele: rammarico per l'espulsione. Ron Prosor, ambasciatore d'Israele a Londra, ha espresso «rammarico» per l'espulsione di un diplomatico israeliano dal Regno Unito. «Le relazioni tra Israele e il Regno Unito sono di mutua importanza e noi siamo pertanto rammaricati dalla decisione del governo britannico», ha detto l'ambasciatore d'Israele alla stampa. «La nostra intenzione è chiaramente di rafforzare le solide fondamenta delle nostre relazioni, che sono vitali e benefiche per i nostri due paesi».

Hamas: passo importante, ma non basta. «Un passo importante ma insufficiente»: così il portavoce di Hamas a Gaza, Fawzi Barhum, commentando la decisione del governo britannico. Interpellato dall' Ansa Barhum ha detto che il passo di Londra «è la dimostrazione che Israele ricorre al terrorismo e della sua piena responsabilità nell' uccisione di Mabhouh». Hamas chiede ora che i responsabili siano arrestati e processati per crimini di guerra.

 

 

http://www.adnkronos.com/IGN/News

Copie sono state lanciate in particolare sulle case di Khan Yunes

M.O., l'aviazione israeliana lancia volantini su Gaza: ''Aspettatevi un attacco domani''

 Gaza – (Aki) – Lo Stato ebraico minaccia vendetta per l'uccisione di due soldati israeliani avvenuta venerdì scorso a Khan Yunes. Nei messaggi scritti in arabo si legge: “Aspettatevi una risposta domani”

Gaza, 1 apr. – (Aki) – L'aviazione israeliana avrebbe lanciato stamane sulla popolazione della striscia di Gaza una serie di volantini nei quali si minaccia l'avvio di un attacco militare a partire da domani.

Secondo quanto hanno annunciato le radio palestinesi locali, citate dall'agenzia di stampa araba 'Kuna', questa mattina alcuni aerei israeliani hanno lanciato una serie di volantini scritti in arabo nei quali si promette vendetta per l'azione compiuta venerdì scorso dalle fazioni palestinesi, ed in particolare da Hamas, contro una pattuglia militare a Khan Yunes che ha provocato la morte di due soldati israeliani.

Il volantino in questione recita “aspettatevi una risposta domani”. Copie del messaggio sono state lanciate in particolare sulle case di Khan Yunes, zona teatro degli scontri della scorsa settimana, ma anche nel campo profughi di al-Burj e nella periferia di Gaza City.

 

http://www.vita.it/

GAZA. Amnesty sollecita Hamas: no alle condanne a morte

L’associazione ha chiesto di non giustiziare i 14 prigionieri

Amnesty International ha sollecitato l’amministrazione de facto di Hamas a Gaza a non eseguire una serie di condanne a morte, inflitte per collaborazionismo e omicidio dai tribunali militari locali. Alti funzionari dell’amministrazione di Gaza hanno manifestato l’intenzione di procedere in tempi brevi a queste esecuzioni che, se avessero luogo, sarebbero le prime dal 2005.

Da quando ha assunto il controllo di Gaza, l’amministrazione de facto di Hamas non si è resa responsabile di esecuzioni, sebbene i tribunali militari abbiano continuato a emettere condanne a morte, a seguito di procedimenti non in linea con gli standard internazionali sui processi equi.

«Hamas non deve iniziare a eseguire condanne a morte. Sarebbe un profondo passo indietro e cozzerebbe contro la crescente tendenza verso una moratoria mondiale sulle esecuzioni», ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International, «sarebbe particolarmente orribile mettere a morte prigionieri che, come in questi casi, sono stati condannati a morte al termine di processi iniqui».

Hamas non ha reso noto il numero delle persone che rischiano l’esecuzione. Tuttavia è noto che nel 2009 14 persone sono state condannate a morte dai tribunali militari per collaborazionismo, tradimento e omicidio.

Ma come si è arrivati a questo punto?

Domenica 28 marzo, l’Ufficio della procura generale di Gaza ha affemato che la ratifica delle condanne a morte non è solo necessaria ma rappresenta anche un obbligo di legge.

Il 25 marzo Mohammed Abed, procuratore generale di Hamas nella Striscia di Gaza, aveva annunciato l’avvio della procedura di ratifica delle condanne a morte per i reati di collaborazionismo e tradimento. Il 23 marzo Fathi Hammad, ministro degli Interni di Gaza, aveva a sua volta dichiarato alla radio che il suo dicastero aveva deciso di andare avanti con le esecuzioni di prigionieri condannati per collaborazionismo, nonostante la contrarietà degli organismi locali per i diritti umani.

Il ministro Abed aveva anche aggiunto che la pena di morte sarebbe stata usata contro persone accusate di traffico di droga. L’anno scorso l’amministrazione Hamas aveva approvato una modifica legislativa in questa direzione.

Secondo la legge palestinese, le condanne a morte devono essere ratificate dal presidente dell’Autorità palestinese prima di essere eseguite. Tuttavia, a seguito delle tensioni tra i due principali partiti palestinesi, Fatah e Hamas, esplose a partire dal luglio 2007, la Cisgiordania ha un governo nominato dal presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, appartenente a Fatah, mentre Gaza è governata dall’amministrazione de facto di Hamas, guidata da Isma’il Haniyeh. Nel giugno 2007 il presidente dell’Autorità palestinese Abbas ha sospeso le attività delle forze di sicurezza e degli organismi giudiziari a Gaza, creando una situazione di vuoto legale e istituzionale. Hamas ha risposto creando una forza di sicurezza e un apparato giudiziario paralleli, privi di personale adeguatamente addestrato e senza prevedere meccanismi di controllo e garanzie procedurali. Nel maggio 2009 Hamas ha annunciato che avrebbe istituito un comitato composto da consulenti legali e funzionari del ministero della Giustizia, competente per ratificare le condanne a morte emesse dai tribunali di Gaza.

Le ultime esecuzioni note ad Amnesty International hanno avuto luogo nel giugno e luglio 2005. Quattro uomini vennero impiccati nella prigione centrale di Gaza e uno venne fucilato nel quartier generale della Polizia, sempre a Gaza City. I cinque prigionieri erano stati condannati per omicidio.

 

 

http://www.ilsalvagente.it/index.jsp

Gaza: 8 morti in pochi giorni, l'ultimo aveva 15 anni

Israele minaccia nuovi raid aerei. Chiusi i valichi con la Cisgiordania.

Un giovane palestinese di soli quindici anni è stato ucciso ieri nella striscia di Gaza durante le manifestazioni organizzate per la “Giornata della Terra”. 
Commemorazione che si svolge ormai da 34 anni in ricordo di 6 palestinesi assassinati dall’esercito israeliano nel 1976 a Jalil, mentre protestavano contro l’espropriazione delle proprie terre.
Secondo fonti mediche locali, una pattuglia di militari israeliani ha colpito il ragazzo nei pressi di Rafah, lo Stato ebraico non ha ancora dato alcuna conferma. 

Tensione alle stelle

Ma la tensione cresce nei Territori occupati ormai da tempo. Nei giorni scorsi ci sono state altre 5 vittime a Gaza e diversi feriti, nonché l’uccisione di due militari israeliani da parte di militanti di Hamas. Oltre al lancio di diversi razzi qassam nel deserto del Negev.
La situazione non è ovviamente migliore nella West Bank dove le proteste si succedono.

Israele chiude i valichi
E’ a seguito di tale crescente clima di instabilità che Israele ha deciso di chiudere i valichi tra Israele e Cisgiordania, fino al 7 aprile, in vista della Pasqua ebraica. 
La misura è stata decisa dal ministro della difesa Ehud Barak, ma secondo il suo portavoce tali provvedimenti sarebbero stati presi a favore della comunità cristiana palestinese e per  facilitare il lavoro di chi è impegnato in attività di carattere umanitario, per non intralciarne i movimenti. 

Rappresaglia aerea

Intanto la minaccia di una rappresaglia aerea, annunciata dal primo ministro Benyamin Netanyahu nei termini di “una risposta appropriata” all’uccisione dei due militari, sia stata molto chiara. 
“Presto o tardi, dovremo liquidare il regime militare filo iraniano di Hamas a Gaza”, ha dichiarato alla radio pubblica Steinitz, esponente di spicco del Likud e vicino alle posizioni di Benyamin Netanyiahu.
 “Non fisso calendari, ma non potremo tollerare che questo regime continui a rafforzarsi militarmente e si doti di un arsenale missilistico che minaccia il nostro territorio” ha sottolineato il ministro.
Parole che rafforzano la nuova escalation e la preoccupazione espressa chiaramente dalla Lega Araba di Sirte, dal segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon e dagli Stati Uniti, fermi nel condannare le iniziative attuate da Israele negli ultimi tempi.

Gelo con Obama
Tra il premier israeliano e il presidente Obama permane un clima di gelo. A seguito delle dichiarazioni dello stato di Israele di voler proseguire nella costruzione di colonie a Gerusalemme Est, città occupata nel 1967 e dichiarata capitale dello Stato ebraico nonostante il “non riconoscimento” internazionale e la risoluzione dell’Onu in proposito. 
In un’atmosfera imbarazzante Benjamin Netanyahu è stato ricevuto la scorsa settimana alla Casa Bianca dal presidente Usa, Barack Obama, per due ore di colloquio a porte chiuse, a cui neppure la stampa ha partecipato. 
Il premier israeliano aveva precedentemente rimarcato che Gerusalemme non è una colonia, ma la capitale di Israele. E proprio mentre iniziavano i colloqui, dalla città santa è arrivata la notizia che l'amministrazione aveva dato il  via libera alla costruzione di venti nuovi appartamenti oltre la Linea verde. 
Questa, da sempre e ad oggi, la situazione palestinese.

 

http://www.osservatorioiraq.it/index.php

La “giornata della terra” si tinge di sangue a Gaza

Gerusalemme – Dalla Galilea al Neghev, da Gaza alla Cisgiordania. Decine di migliaia di palestinesi ieri hanno partecipato a raduni e manifestazioni per il “Giorno della Terra”, in ricordo dei sei palestinesi (con cittadinanza israeliana) uccisi il 30 marzo 1976 dalla polizia che fece fuoco contro i cortei di protesta per le confische di terre arabe in Galilea. 

La mobilitazione palestinese di ieri – parte anche delle iniziative internazionali, molte delle quali a Roma e nel resto d'Italia, per la campagna Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) di boicottaggio totale di Israele – si è bagnata a Gaza del sangue di Mohammed al Faramawi, un ragazzo di 15 anni ucciso dall'esercito israeliano perché si era avvicinato alla linea di confine nel tentativo (forse) di entrare nello stato ebraico e per protestare contro la “zona-cuscinetto” creata dalle forze armate israeliane all'interno di Gaza alla fine della devastante offensiva militare “Piombo fuso” (1.400 palestinesi uccisi) nel gennaio 2009. 

In questa fascia di territorio (circa il 20 per cento di Gaza), larga oltre 300 metri e che corre lungo il confine con Israele, i palestinesi non possono entrare e chi osa sfidare il divieto rischia la vita. I soldati, con l'aiuto delle tecnologie di osservazione più sofisticate, sparano a vista non solo sui combattenti delle fazioni armate palestinesi che lanciano azioni di guerriglia e nascondono mine nel terreno – la scorsa settimana nel più cruento degli scontri a fuoco avvenuto da un anno a questa parte sono rimasti uccisi quattro palestinesi e due militari israeliani – ma anche sui contadini che intendono raggiungere i terreni nella zona “proibita” e i civili disarmati che provano ad infiltrarsi nello stato ebraico in cerca di lavoro. Ieri almeno una ventina di palestinesi sono rimasti feriti a Khan Yunis, Khouza, al Maghazi, Beit Hanun, Beit Lahiya e Rafah – tra questi, in modo grave, anche un bambino di 9 anni – nelle sei manifestazioni per il Giorno della Terra organizzate dal neonato “Comitato popolare contro la fascia di sicurezza” ( Cpcfs, composto da forze della sinistra palestinese). “Dobbiamo mobilitate la popolazione su obiettivi concreti, come il recupero di quel 20 per cento di territorio di Gaza che Israele ha trasformato in terra di nessuno. Quelle terre sono le più fertili e possono sfamare tante famiglie”, ha spiegato Mahmoud al Zaeq, un fondatori di Cpcfs, convinto che Gaza debba prendere esempio dalle lotte popolari in Cisgiordania.

Il principale raduno per il Giorno della Terra, come vuole la tradizione, si è svolto in Galilea, a Sakhnin, dove erano presenti assieme a migliaia di persone che sventolavano bandiere palestinesi e scandivano slogan contro il governo Netanyahu, anche alcuni parlamentari arabo israeliani. Tra questi, Mohammed Barakeh, presidente di Hadash (comunisti), che ha protestato contro “uno stato che ci ha preso le nostre terre e ora vuole ritirarci le carte d'indentità”. Il suo collega, Ahmed Tibi, ha espresso forte preoccupazione per “un clima generale nei confronti della minoranza araba, uguale se non peggiore di quello del 30 marzo 1976”. In serata si è svolta la manifestazione nel Neghev, a sostegno dei diritti dei beduini. In Cisgiordania le marce di protesta sono sfociate in scontri con i soldati a Budrus, uno dei villaggi palestinesi che assieme a quelli di Bilin e Naalin si battono contro il muro israeliano. Momenti di tensione si sono vissuti anche a Qarawat Bani Hassan, nel distretto di Salfit, dove alcune centinaia di dimostranti palestinesi, israeliani e stranieri, in buona parte attivisti della campagna Bds, hanno protestato contro la confisca delle terre di questo villaggio circondato da colonie israeliane e situato in area “C” (il 60 per cento della Cisgiordania sotto il pieno controllo di Israele). Presente anche il premier dell'Anp Salam Fayyad, che ha indossato per l'occasione una maglietta da attivista, che rivolgendosi agli abitanti ha ribadito l'intenzione di costruire entro il 2011 le fondamenta di quello stato palestinese indipendente entro che, invece, un numero crescente di esperti ed analisti ritengono ormai irrealizzabile di fronte ai progetti attuati da Israele sul terreno.

 

http://www.rinascita.eu/index.php

Obiettivo Palestina

 

 

Obama chiede una moratoria su costruzioni a Gerusalemme Secondo quanto riportato ieri dal quotidiano israeliano Ha’aretz, Obama avrebbe espressamente chiesto a Netanyahu di mettere fine alla costruzione di nuove abitazioni ebraiche a Gerusalemme est per quattro mesi. Una nuova moratoria che secondo il presidente statunitense dovrebbe garantire la ripresa dei negoziati indiretti con l’Autorità nazionale palestinese, interrotti sul nascere dal via libera dell’esecutivo di Tel Aviv alla edificazione di 1600 appartamenti nella parte araba della Città Santa.
 
Moschea chiusa ai musulmani, mentre gli ebrei vi celebrano la pasqua Le autorità israeliane hanno impedito l’accesso alla moschea di Ibrahim situata ad al Khalil, nei pressi di Hebron, per tutta la durata della giornata di ieri e oggi adducendo “motivi di sicurezza”. Così mentre ai palestinesi è stato impedito di accedere all’interno del luogo sacro per le preghiere quotidiane, agli israeliani è stato concesso di occupare i suoi cortili interni per le celebrazioni della pasqua ebraica. Ingenti le forze armate schierate a difesa del luogo per evitare che eventuali manifestazioni di protesta possano avvicinarsi troppo.
 
Israele progetta altre abitazioni su terreni palestinesi La municipalità di Gerusalemme starebbe progettando altre 4000 costruzioni ebraiche nel villaggio palestinese di Aisawiya. A rivelarlo è stato Hani al Aisawi, membro del Comitato di villaggio per la difesa delle terre, secondo il quale la polizia israeliana impedisce ai contadini l’accesso ai propri terreni che restano così incolti, in modo da fornire alle autorità di Tel Aviv una scusa valida per procedere con al sequestro.

 

http://www.tgcom.mediaset.it/

Alta tensione a Gerusalemme

Palestinesi in massa alla moschea

Alta tensione a Gerusalemme, dove i palestinesi si sono mobilitati per raggiungere in massa la moschea di al-Aqsa. Le radio palestinesi hanno chiesto fin da mercoledì sera di recarsi a Gerusalemme per difendere i luoghi sacri ai musulmani da eventuali aggressioni da parte di movimenti estremisti ebraici. La polizia israeliana ha rafforzato la propria presenza nell'area e in altre zone della città, chiudendo gli accessi alla spianata.

 

 

http://www.women.it/cms/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

Palestina – Israele. Rileggere il passato per capire il presente

 

 

 

 

 

 

8 Aprile alle ore 15 presso l'aula Magna Ex Istituto Verdi, Via Pasolini 23, Ravenna 

Ospite d'onore sarà lo storico israeliano Ilan Pappè che terrà una relazione su “La pulizia etnica della Palestina. Passato e Presente”. Con lui dialogheranno altri esperti e studiosi come il professor Riccardo Bocco, dell'Universita' di Ginevra e il giornalista del Corriere della Sera, Lorenzo Cremonesi. 

Condurra' il dibattito Ruba Salih, dell'Institute of Arab and Islamic Studies, University of Exeter 

Ilan Pappè, storico israeliano, Professore di Storia all’Università di Exeter e Direttore del Centro Europeo di Studi sulla Palestina, appartiene alla corrente storiografica dei cosiddetti nuovi storici.
È stato il fondatore e direttore dell’Istituto di Peace Studies in Givat Haviva, 1992-2000 e chair dell’Istituto Emil Touma per gli studi palestinesi di Haifa 2000-2008. Pappè è autore di numerose pubblicazioni di grande successo, tradotte in varie lingue, in cui la storia ufficiale israeliana è rivisitata alla luce di un lucido lavoro di reinterpretazione del materiale contenuto negli archivi storici israeliani. Le sue analisi sulle responsabilità israeliane nel dramma dell’esodo palestinese gli sono costate la sospensione dal suo incarico presso l’Università di Haifa. Tra i suoi numerosi volumi tradotti in italiano: La Pulizia Etnica della Palestina, Fazi Editore, 2008 e Storia della Palestina Moderna, Einaudi 2004

 

 

http://www.sanmarinonotizie.com/

Tre per mille all’ISAL-CSdL: un contributo alla solidarietà

[c.s.] Non rappresenta nessun costo aggiuntivo: il tre per mille viene comunque destinato allo Stato, anche se non si indica nessuna associazione. Con i contributi dei cittadini si rendono possibili gli interventi di solidarietà e cooperazione internazionale dell’ISAL-CSdL! Nel 2010, grazie alle risorse del tre per mille, l’ISAL ha contribuito a finanziare cinque progetti di solidarietà, di cui quattro in collaborazione con Nexus, l’ente di cooperazione allo sviluppo della CGIL Emilia Romagna.

PALESTINA – Crescita ed educazione dei bambini di Gaza – Questo progetto è finalizzato a promuovere la cura dell’infanzia nel Governatorato nord della striscia di Gaza, creando spazi sicuri per i bambini, sottoposti continuamente ai violenti traumi del conflitto, sostenendo il diritto all’educazione dei bambini con servizi di qualità e inclusivi.

 

 

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