Rassegna stampa del 13 marzo.

Rassegna stampa di sabato 13 marzo.

A cura di Chiara Purgato.

http://www.ilvelino.it/


EST
 – Piano Marshall per la Palestina, un viatico verso la pace

Roma, 12 mar (Velino) – Si può parlare ancora di processo di pace in Medio Oriente? La decisione del premier Netanyahu di dare il via alla costruzione di 1.600 appartamenti nella zona contestata di Gerusalemme Est rompe di fatto la moratoria sugli insediamenti israeliani in terra palestinese, sfida la Comunità internazionale, umilia il popolo palestinese, innalza un nuovo ostacolo sulla via della pace. 
In questa situazione gravida di rischi, compito della Comunità internazionale è quello di mantenere i nervi saldi, di non lasciarsi andare a dichiarazioni che inasprirebbero ancora di più gli animi e di continuare ad incoraggiare il dialogo fra le parti valorizzando tutto quello che può ridurre la distanza che ancora le separa. 
Nell’attuale situazione di stallo del dialogo politico, il modo migliore per riprendere la via della pace resta quello di dare maggiore importanza ai processi economici, alla programmazione di interventi suscettibili di restituire una prospettiva di vita normale alla giovanissima popolazione palestinese. E’ una prospettiva aperta dal governo israeliano, basata sulla convinzione che un miglioramento delle condizioni di vita, alzando i livelli della coscienza civile, può favorire la convivenza dei due popoli. Netanyahu ha promesso investimenti in Cisgiordania. Resta però da dimostrare se siamo di fronte all’ennesimo diversivo o a un progetto serio. (segue)


Il Governo italiano intende superare il mero aiuto cooperativo a favore della realizzazione di attività economiche congiunte. Penso alla ricostruzione di un tessuto civile impegnato nella produzione di beni commerciabili e quindi capaci di generare ricchezza, a Gaza come in Cisgiordania. A Gaza esiste una buona industria del mobile, una importante floricoltura, un artigianato che ha solo necessità di materie prime per esprimersi. In Cisgiordania si lavora il marmo, c’è una importante produzione ortofrutticola, c’è una industria tessile che attende solo condizioni favorevoli per imporsi sui mercati internazionali. 
L’impegno del Governo italiano mira a realizzare sul territorio progetti con la controparte palestinese che portino alla crescita di un ceto produttivo interessato alla stabilità, e quindi alla pace. La pace può solo beneficiare di iniziative che, mettendosi in rete tra loro, contribuiscano a rivitalizzare la società e a fornire prospettive di benessere stabile per la popolazione locale. 
In questa direzione deve essere letta l’iniziativa di un Business Forum dedicato alla promozione degli investimenti nei Territori palestinesi, realizzato la settimana scorsa dal Ministero degli Esteri con la collaborazione del Ministero dello Sviluppo Economico, di Promos e ICE, così come la decisione di aprire un ufficio ICE a Ramallah. 
Anche l’ambizioso programma “Ali della Colomba”, promosso dalla Farnesina, con le sue quattro aree prioritarie di attività incentrate sul consolidamento istituzionale e sulla creazione e lo sviluppo delle capacità di buon governo delle amministrazioni locali palestinesi, è un’iniziativa che si pone l’obiettivo di rafforzare le istituzioni palestinesi in linea con le direttrici tracciate dal Piano Fayyad, volto alla strutturazione dello Stato Palestinese nell’arco dei prossimi due anni. Si tratta dell’insegnamento di buone pratiche amministrative che facilitino la vita delle popolazioni locali e diano maggiore concretezza all’esercizio del potere locale. 
Con lo stesso obiettivo, il nostro Paese ha da tempo lanciato l’idea dell’iniziativa denominata “Marshall Palestina”, iniziativa che va man mano concretizzandosi e che intende, da subito, fornire il proprio contributo alla creazione di piccoli incubatori sul territorio destinati a favorire una situazione favorevole allo sviluppo economico e sociale in Cisgiordania e, auspicabilmente, non appena le condizioni lo renderanno possibile, anche nella Striscia di Gaza. Il fine è quello di favorire la nascita di imprese pronte a recepire quel sostegno finanziario della Comunità internazionale che spesso non ha avuto la possibilità di trasformarsi in iniziative concrete sul territorio ed ha finito con il disperdersi, proprio per la mancanza di una seria progettazione. (segue)


Già nel giugno dell’anno scorso, nel corso di una mia prima missione nei Territori, ho avuto modo di presentare il progetto del distretto e dell’area industriale di Jenin. Si tratta di un’iniziativa che punta a collegarsi al progetto EuroMid Bridge, inteso ad aprire vie di sbocco alla produzione palestinese. Sfruttando il contesto favorevole creato dall’iniziativa europea, si volle sin da allora mettere in cantiere una serie di contatti con realtà imprenditoriali israeliane che già avevano interessi e contatti con la Cisgiordania, nei settori delle infrastrutture e dei trasporti. 
Mentre noi parliamo di pace e moltiplichiamo gli sforzi per lo sviluppo economico dei Territori Palestinesi, le condizioni sul terreno rendono sempre più difficile il riavvio dei negoziati. 
La Regione mediorientale ci ha abituato ad un elevato tasso di volatilità. Il rischio è che la pace, come in altre occasioni, possa rapidamente diventare ostaggio degli estremismi e preda di chi intende ostacolarla per realizzare propri disegni egemonici. Essi sono certamente tanto più pericolosi, se chi li promuove, come l’Iran, dà segno di volersi dotare di mezzi di distruzione di massa, mentre arma la mano delle milizie terroristiche. 
La pace in Medio Oriente non nascerà solo da un Accordo tra palestinesi e israeliani, ma sarà il frutto dell’impegno di tutti, del rispetto reciproco, della consapevolezza che soltanto insieme si riesce a costruire un futuro di stabilità e sviluppo per l’intera regione mediorientale.

 

EST – Ue, Parlamento chiede ad Hamas il rilascio del caporale Shalit

 

 

Roma, 11 mar (Velino) – Il Parlamento europeo ha chiesto ad Hamas l’immediato rilascio di Gilad Shalit, caporale israeliano sequestrato nell’estate 2006. Approvando una mozione promossa da Sari Essayah, deputata finlandese di padre marocchino, l’Eurocamera ha deciso di inviare una lettera all’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione, Catherine Ashton, invitandola a sollevare la questione durante la sua visita in Medio Oriente prevista per la prossima settimana. Deplorando la “mancanza di considerazione per i diritti umani basilari del caporale Shalit (che ha anche la cittadinanza francese, ndr) e il fatto che alla sua famiglia e alle autorità di Francia e Israele è stato impedito di ottenere informazioni sul suo stato di salute”, il Parlamento, con la sola esclusione del gruppo di estrema sinistra, chiede ad Hamas di “consentire al Comitato internazionale o alla Croce Rossa di visitare Shalit senza ulteriori ritardi, e a lui di comunicare con la sua famiglia”.


A sollecitare un intervento dell’Europarlamento mercoledì era stato Noam Shalit, padre del caporale sequestrato, in un colloquio con il presidente Jerzy Buzek. Noam Shalit ha definito forte e chiara la lettera approvata dal Parlamento Ue, e ha auspicato che possa favorire sia un maggiore impegno da parte del governo israeliano per giungere alla liberazione del figlio sia la disponibilità di Hamas a rispondere alle proposte dello Stato ebraico. Il sito internet di Haaretz riconosce che una presa di posizione così forte da parte della Camera di Strasburgo “è senza precedenti”, ma ricorda anche come mercoledì la stessa Camera abbia approvato il contestato Rapporto Goldstone sulla guerra di Gaza, che critica aspramente il comportamento delle truppe israeliane.

 

 

http://www.ilmessaggero.it/

Quartetto condanna Israele
per nuovi insediamenti

A Gerusalemme est scontri tra polizia israeliana e palestinesi: feriti per la preghiera del venerdì islamico

 

 

TEL AVIV (12 marzo) – Il Quartetto per il Medio Oriente condanna «la decisione di Israele di mandare avanti i piani per la costruzione di nuova abitazioni a Gerusalemme Est». In una dichiarazione diffusa al Palazzo di Vetro (dove c'era oggi il segretario di Stato Usa Hillary Clinton), il Quartetto composto da Stati Uniti, Ue, Russia e Nazioni Unite, «riafferma che le azioni unilaterali, da una parte come dall'altra, non possono pregiudicare l'esito dei negoziati e non verranno riconosciute dalla comunità internazionale». Ribadendo l'appoggio ad una soluzione a due Stati, il Quartetto chiede una ripresa del dialogo tra le due parti, con l'obiettivo di risolvere tutte le questioni «compreso lo statuto di Gerusalemme». Una riunione del Quartetto è in calendario il 19 marzo a Mosca. 

Scontri a Gerusalemme est tra reparti della polizia israeliana e gruppi di palestinesi in occasione della preghiera del venerdì islamico. Diversi i feriti. In previsione degli scontri Israele aveva chiuso i varchi con la Cisgiordania. Secondo l'inviato della tv araba al-Jazeera, gli scontri sono scoppiati nei pressi della moschea di al-Aqsa dove la polizia è presente in assetto anti-sommossa per impedire agli uomini al di sotto dei 50 anni di età di accedere al luogo di culto.

Sale la tensione anche per l'inaugurazione di un'antica sinagoga. La cerimonia ufficiale per la sinagoga avrà luogo lunedì alla presenza di alcuni ministri israeliani, dei due rabbini-capo (Yona Metzger e Shlomo Amar) e di migliaia di religiosi. Ma il premier Benyamin Netanyahu, anticipa la radio dei coloni Canale 7, darà forfait. Farà un messaggio televisivo registrato per non creare irritazione, in particolar modo dopo il recente confronto con gli Stati Uniti sui progetti di estensione del rione ebraico di Ramat Shlomo, a Gerusalemme est. 

La sinagoga Hurvà
 si trova all'interno del rione ebraico della Città Vecchia e ha una storia particolarmente travagliata. I lavori di costruzione iniziarono all'inizio del Settecento. Ma nel 1720 la popolazione islamica di Gerusalemme appiccò un incendio che la distrusse del tutto. Fu ricostruita, con grande splendore, nel 1864 da un architetto turco. Ma nel maggio 1948 fu dinamitata da soldati giordani mentre infuriavano i combattimenti con le forze dell'appena proclamato Stato di Israele. Sempre lunedì sarà inaugurata al Cairo un'altra importante sinagoga, quella dove predicò il rabbino medioevale Maimonide (Moshe Ben Maimon), che è stata restaurata a spese del governo egiziano.

In nottata raid israeliano nel sud della Striscia di Gaza in risposta al lancio di un razzo contro il territorio dello stato ebraico. ci sarebbero diversi palestinesi feriti. Fonti militari israeliane hanno reso noto che è stato distrutto un laboratorio metallurgico nella città di Khan Younes, che il Jerusalem Postdefinisce come un deposito di armi, mentre nei pressi di Rafah, al confine con l'Egitto, è stato colpito un tunnel usato per il contrabbando.

 

http://www.exibart.com/

Milano – sab 13 marzo 2010
Alex Schiavi – In memoria del fotoreporter Raffaele Ciriello

Come tutti gli anni il maestro ALEX SCHIAVI realizza una piccola installazione artistic-cartacea in memoria del fotoreporter Raffaele Ciriello.

Raffaele Ciriello era un fotoreporter, e venne assassinato con ben sei colpi (una bella sventagliaa di mitra sparata da un carroarmato del “democratico ed etico, nonchè morale” esercito di occupazione ebraico che teneve sotto scacco la povera città di Ramallah (ove teneva pure prigioniero pure il presidente della Palestina occupata dottor ingegnere Yasser Arafat, a sua volta morto avvelenato da un misterioso veleno).
Raffaele Ciriello venne lasciato morire, dato che l'esercito ebraico si rifiutò di lasciar passare (come da regola!!) l'autoambulanza. Ci sono le prove!
Un martire della Palestina , nonchè un amico dello stesso presidente Yasser Arafat (veder fotografia).
L'autopsia, fatta qui a Milano, evidenziò con chiarezza (ma c'erano già i filmati a dimostrare che gli assassini rano gli ebrei dello stato ebraico-smettiamola di chiamarli “israeliani”- dato che loro parlano di stato ebraico e non di stato israeliano!!!!!!!!!!!!!!!) che i priettili erano ebraici.

Dopo qualche tempo i famigliari di Raffaele Ciriello furono “invitati” a Roma nell'ambasciata dello stato ebraico, che a fatica ammise questo omicidio.
I famigliari furo forse costretti a presentarsi???
Mi sa di si!

Il fatto oltremodo vergognoso che Raffaele Ciriello lavorava cme free lance per molti giornali, e quasi tutti fecero a gara per sminuirne l'omocidio, presentandolo quasi come “un incidente” e dandogli anche la colpa di ostacolare le retate dell'esercito ebraico. CHE VERGOGNA, SERVI DEI CERNECCUTI ASSASSINI DEI POVERI PALESTINESI.

 

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/

La Clinton irritata dalla politica coloniale israeliana a Gerusalemme

Il segretario di Stato americano ha intimato al primo ministro Benjamin Netanyahu di porre rimedio alla crisi con gli Usa apertasi con l’autorizzazione all’allargamento degli insediamenti in Cisgiordania giunta proprio durante la visita del vicepresidente Joe Biden

Washington, 13 marzo 2010 – Con toni insolitamente duri Hillary Clinton ha intimato al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di porre rimedio alla crisi con gli Usa apertasi con l’autorizzazione all’allargamento degli insediamenti in Cisgiordania durante la visita del vicepresidente Joe Biden.

 In particolare il segretario di Stato americano si è detta “irritata” dalla politica coloniale israeliana e ha sottolineato che rappresenta “un segnale profondamente negativo per l’approccio da parte di Israele alle relazioni bilaterali”.

 Clinton, ha riferito il portavoce P.J. Crowley, “non comprende come questo possa essere accaduto, in particolare conoscendo il grande interesse degli Stati Uniti per la sicurezza di Israele” e “ha detto a Netanyahu che il governo israeliano deve mostrare non soltanto a parole ma con fatti precisi che intende invertire la rotta nelle relazioni (con gli Stati Uniti) e per il processo di pace”.

 Il ministero israeliano dell’Interno aveva annunciato un progetto di costruzione di 1.600 nuovi alloggi in una zona ebraica ultra-ortodossa di Gerusalemme est, considerata solo dallo Stato ebraico parte integrante del suo territorio.

 L’annuncio, giunto mentre era in corso la visita di Biden, ha creato tensioni tra Washington e Israele. L’Autorità nazionale palestinese ha annunciato l’interruzione di ogni negoziato di pace diretto o indiretto con lo stato ebraico.

 

http://notizie.virgilio.it/

M.O./ Proteste donne palestinesi a Gerusalemme,scontri con soldati

Gerusalemme, 13 mar. (Ap) – I soldati israeliani sono intervenuti con gas lacrimogeni per disperdere una manifestazione di donne palestinesi alle porte di Gerusalemme, al checkpoint di Qalandiya, tra la Cisgiordania e la città santa.

Le donne, cantando in arabo “Gerusalemme è araba, la nostra capitale eterna”, hanno piantato una bandiera palestinese oltre il recinto di metallo che divide i territori. I soldati sono intervenuti, spingendo via le donne e lanciando gas lacrimogeni. Ad un certo punto una bomba incendiaria ha colpito una jeep militare, che ha preso fuoco. Quando le donne si sono ritirate, sono arrivati i ragazzini, che hanno lanciato pietre contro i soldati, che hanno chiuso la frontiera al traffico.

Quattro manifestanti sono stati fermati, nessuno è rimasto ferito.

All'inizio della settimana il governo israeliano ha annunciato la costruzione di 1.600 case per ortodossi ebrei a Gerusalemme est.

 

http://www.lastampa.it/

Gerusalemme Est, gli insediamenti della discordia

Perché l’annuncio di 1600 nuove case per ebrei a Gerusalemme Est ha compromesso il successo della visita del vice presidente Usa Joe Biden?
Occorre distinguere fra la sostanza e il tempismo. In principio gli Stati Uniti non hanno mai approvato la costruzione e la estensione di rioni ebraici a Gerusalemme est. L’annuncio relativo alla espansione del rione ortodosso di Ramat Shlomo (entro i confini municipali israeliani di Gerusalemme, ma oltre la linea di demarcazione con la Cisgiordania in vigore fino al 1967) non cambia dunque la sostanza delle cose. La presenza ebraica a Gerusalemme Est è già massiccia e 1.600 unità in più non fanno eccessiva differenza. Ma il momento scelto dal ministero israeliano dell’edilizia per l’annuncio – mentre gli Stati Uniti sono impegnati a rilanciare negoziati israelo-palestinesi, in forma indiretta – ha creato particolare sconforto nella diplomazia statunitense e aperta collera da parte palestinese.
 

Che posizione ha assunto in questa circostanza il premier israeliano Benjamin Netanyahu?
Innanzitutto ha detto di essere stato colto di sorpresa dall’annuncio del ministero, che (è stato precisato) rappresenta solo una tappa forzata di un lungo iter burocratico. A differenza dei dirigenti palestinesi, Netanyahu comunque non vede alcuna contraddizione fra i progetti appena approvati a Ramat Shlomo e la moratoria di dieci mesi da lui annunciata per i nuovi progetti ebraici in Cisgiordania. Nel caso presente, afferma il premier, si tratta di un rione a tutti gli effetti di Gerusalemme, ossia della capitale «riunificata» di Israele dove il suo governo esclude alcun tipo di congelamento. 

Che cosa si intende per Gerusalemme Ovest e per Gerusalemme Est?
In seguito alla Guerra dei sei giorni (1967) Israele ha ampliato l’area municipale di Gerusalemme aggiungendo al settore ebraico (ovest) un semicerchio di circa 70 chilometri quadrati che si estende a sud (verso Betlemme), a est (verso Gerico) e a nord (verso Ramallah). Questo territorio, denominato genericamente «Gerusalemme Est», incluse allora il settore giordano della città (6,4 chilometri quadrati, fra cui la Città Vecchia) e diversi villaggi palestinesi, che nel frattempo sono cresciuti, fino a diventare popolosi agglomerati urbani.

Quanti sono gli abitanti di Gerusalemme?
Complessivamente, nel 2008, vi abitavano 760 mila persone: 492 mila ebrei, 268 mila arabi. Secondo le ultime stime di una Ong israeliana, Ir Amim, alla fine del 2009 il numero complessivo dei palestinesi ha toccato la cifra di 300 mila. Accanto e fra di loro a Gerusalemme est abitano in pianta stabile tra i 200 e i 250mila ebrei.

Con che criteri Israele ha costruito i rioni ebraici a Gerusalemme Est?
Immediatamente dopo la guerra del 1967 i rioni ebraici erano concepiti a fini non soltanto politici ma anche militari: ossia per occupare le colline che dominavano Gerusalemme Ovest. Da quelle alture l’esercito giordano aveva in passato aperto il fuoco verso i quartieri ebraici ed occorreva impedire che ciò si ripetesse in futuro. I nuovi rioni furono dunque disposti a semicerchio con intenti protettivi.

Come ha reagito la popolazione palestinese?
Con l’espansione di questi quartieri, la popolazione palestinese di Gerusalemme est – che comunque li considera illegali – ha denunciato che i suoi legami con la Cisgiordania venivano costantemente erosi. L’erezione della Barriera di sicurezza attorno a Gerusalemme ha poi accresciuto il loro senso di isolamento, oltre alle difficoltà economiche. Il presidente Abu Mazen punta alla costituzione di uno Stato palestinese indipendente che abbia per capitale Gerusalemme est. Ogni ulteriore espansione della presenza ebraica, ai suoi occhi, complica la situazione e rende più aleatoria una soluzione concordata.

Com’è cambiata la politica di insediamento ebraico a Gerusalemme Est?
Oltre alla costruzione di quartieri omogenei ebraici si nota negli ultimi anni la tendenza a favorire l’insediamento di famiglie ebraiche all’interno di quartieri palestinesi, ciò sulla base di antichi documenti di proprietà oppure di acquisti recenti di singoli edifici. Nuclei di insediamento ebraico si sono andati creando in rioni come Silwan, Jabel Mukaber, Ras el-Amud, sul Monte degli Ulivi, e a Sheikh Jarrah, a breve distanza dalla Città Vecchia di Gerusalemme. Una presenza che si rivela costosa per il municipio perché, all'interno delle zone palestinesi, l’incolumità degli israeliani è in costante pericolo e richiede un importante sforzo protettivo. 

 

 

http://www.avvenire.it/

13 Marzo 2010

Gerusalemme, la cupola che divide

In nessuna città i simboli contano quanto a Gerusalemme. Ed è per questo che nella Città Santa siamo alla vigilia di un passaggio significativo: lunedì è infatti in programma la dedicazione della ricostruita sinagoga di Hurva, un luogo la cui storia è in qualche modo una parabola dell’ebraismo in Israele. Quella che verrà inaugurata sarà infatti la terza sinagoga di Hurva, dal momento che le due precedenti sono state distrutte in altrettanti conflitti. Il nuovo edificio si candida a diventare, così, il simbolo del rinato quartiere ebraico della Città Vecchia. Quello che oggi – con il suo lindore e i ragazzini delle scuole rabbiniche che giocano nei cortili – è uno dei segni più evidenti dell’ebraismo rifiorito in Terra di Israele.

La sinagoga di Hurva è stata a lungo il centro dell’ebraismo ashkenazita a Gerusalemme: non stupisce, dunque, che sia stata ricostruita. Va però tenuto presente anche il contesto in cui tutto questo avviene: la Città Vecchia è da tempo al centro di dispute legate a scavi archeologici tesi a privilegiare esclusivamente il volto ebraico di Gerusalemme. E poi c’è la questione calda delle case dei coloni a Gerusalemme Est, che in realtà si trovano anche a poche centinaia di metri dall’Hurva. Ieri, poi, – dopo gli scontri delle scorse settimane al termine della preghiera del venerdì – le autorità israeliane hanno blindato la Città Santa, impedendo l’accesso alla Spianata delle moschee a tutti i maschi arabi di età inferiore ai cinquant’anni. E proprio per evitare ulteriori tensioni il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che lunedì non sarà presente all’inaugurazione della sinagoga.

Al di là delle contingenze politiche, è comunque innegabile il valore storico dell’edificio sacro restaurato. Le sue origini risalgono all’anno 1700, quando qualche centinaio di ebrei giunsero nella Città Santa dalla Polonia guidati dal rabbino Yehudah he-Hasid (cioè Yehudah il Pio). Era uno di quei tanti gruppi che dalla diaspora – ben prima del sionismo – presero la strada di Gerusalemme spinti da una motivazione mistica. Ma in Terra di Israele incontrarono subito gravi difficoltà: Yehudah he-Hasid si ammalò e morì nel giro di pochi giorni; la sinagoga venne costruita, ma la comunità dovette indebitarsi pesantemente. Finché nel 1721 i creditori arabi – non vedendo restituiti i soldi prestati – distrussero tutto e la comunità ashkenazita fu dispersa. Per ottant’anni restò un luogo in rovina, fino a quando intorno al 1812 in Terra di Israele non arrivarono i Perushim, un gruppo di ebrei lituani seguaci del Gaon di Vilna, un mistico cabalista. Da Safed, dove si erano stabiliti, cominciarono a progettare il ritorno degli ashkenaziti a Gerusalemme. Ma ci riuscirono solo quando – nel 1831 – Gerusalemme passò sotto il controllo di Muhammad Alì, viceré d’Egitto.

La vera svolta, però, arrivò una ventina d’anni dopo quando, nel nuovo clima politico favorevole creato dalla Guerra di Crimea, la comunità lanciò il progetto di una nuova grande sinagoga. A disegnarla fu l’architetto del sultano, Assad Effendi, in stile neo-bizantino con una grande cupola alta 24 metri. Prese il nome di Hurva (in ebraico “rovine”) proprio perché costruita sopra le macerie del 1721. Inaugurata nel 1864 da allora e per 84 anni fu a Gerusalemme la cupola degli ebrei, accanto a quelle islamiche di Omar e al-Aqsa e a quelle cristiane del Santo Sepolcro. Nella guerra del 1948 fu l’ultimo fazzoletto di terra ebraico che le forze armate del futuro Stato d’Israele difesero nella Città Vecchia. Ma quella resistenza segnò anche la sua sorte: una volta conquistata i giordani la fecero saltare in aria. Quando poi nel 1967 Israele assunse il controllo di tutta Gerusalemme, si pose subito la questione della ricostruzione della sinagoga di Hurva. Ma nel frattempo era subentrato un fatto nuovo: la trasformazione – a poche centinaia di metri di distanza – del Muro Occidentale nel grande luogo di preghiera a cielo aperto che tutti conosciamo. Un architetto di prestigio internazionale come Louis Kahn presentò un progetto per un nuovo edificio in stile moderno. Non trovando però un accordo su che cosa fare nel 1977 si decise di riedificare solo uno degli archi sui quali si reggeva la cupola di Hurva, come monumento commemorativo.

Col passare del tempo e con la rinascita del quartiere ebraico, però, sono cresciute le pressioni per la ricostruzione. E così nel 2000 il governo israeliano ha dato il via libera, scegliendo la via di una riedificazione il più fedele possibile rispetto all’originale. Dunque ora anche la cupola degli ebrei è tornata a svettare sul cielo di Gerusalemme. E dal cassetto è spuntata fuori anche una profezia del Gaon di Vilna che infiamma gli animi nel quartiere ebraico. Perché il vecchio maestro, in Lituania, avrebbe scritto che quando l’Hurva sarà ricostruita la terza volta, sulla spianata (oggi delle moschee) potranno cominciare i lavori per la costruzione del terzo tempio (quello nuovo, dopo quelli di Salomone ed Erode, entrambi distrutti). Sono solo le parole di un cabalista. Ma nella città dove tutto è simbolo hanno indubbiamente il loro peso.

 

 

 

http://www.ansa.it/

Egitto: arrestati 50 Fratelli musulmani

Manifestavano contro colonizzazione Israele a Gerusalemme Est

(ANSA) – IL CAIRO, 12 MAR – Quasi 50 militanti dei Fratelli musulmani, la principale forza d'opposizione in Egitto, sono stati arrestati oggi. I militanti stavano partecipando a manifestazioni in varie localita' egiziane contro la colonizzazione israeliana di Gerusalemme est e l'annessione di due luoghi sacri in Cisgiordania. Lo si e' appreso da fonti della sicurezza. Le manifestazioni erano state indette dopo la preghiera del venerdi' e hanno inneggiato contro 'il silenzio dei governi arabi'.

 

 

 

 

 

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