Rassegna stampa del 15 aprile.

Rassegna stampa del 15 aprile.

A cura di Chiara Purgato.

http://www.terranews.it/

Via gli arabi dalle colonie, arriva una legge ad hoc

MEDIO ORIENTE. Da ieri è passibile di deportazione o incriminazione qualsiasi detentore di una carta d’identità “non in regola” in Cisgiordania. Nessun problema per chi ha un ottavo di sangue ebraico.

La notizia ha fatto talmente scalpore che persino il premier palestinese Salam Fayyad, nonostante l’empasse politica che congela l’Autorità nazionale palestinese, si è duramente espresso contro Israele. Al punto che la guerra è passata in secondo piano per un giorno, come l’uccisione di un combattente islamico di Gaza da parte dell’esercito di Tel Aviv.
 
Secondo un articolo di denuncia su Haaretz di Amira Hass, da ieri è passibile di deportazione o incriminazione qualsiasi detentore di una carta d’identità “non in regola” all’interno della Cisgiordania. L’obiettivo è quello di “riordinare” lo statuto di migliaia di “infiltrati” nei territori occupati. Una regola entrata ufficialmente in vigore ieri che promette di distruggere migliaia di tranquille – se in Palestina così possono definire – esistenze.
 
Un ordine dal linguaggio bizantino, che definisce “infiltrato”, e dunque pericoloso, chiunque risieda nei territori senza un valido permesso di residenza. Che teoricamente soltanto l’amministrazione militare israeliana può concedere, ma che quasi nessuno riesce ad ottenere. Di potenziali “infiltrati”, in Cirgiordania, ce ne sono a migliaia, visto l’ampio margine di discrezione. Come gli studenti arrivati dalla Striscia clandestinamente per riuscire ad andare all’università, e costretti a vivere nascondendosi, senza alcuna prospettiva.
 
Ci saranno, probabilmente, i palestinesi di cittadinanza israeliana; quelli che, dopo essersi sposati con un arabo che non poteva ottenere il permesso di risiedere entro i confini del ’48, vivono clandestinamente in Cisgiordania; quegli ebrei israeliani che, sposati con un palestinese cui non potevano concedere il permesso di risiedere a Tel Aviv o Gerusalemme, si erano rassegnati a restare col consorte e i figli a costo di scavalcare il muro ogni volta che venivano scoperti e allontanati da Ramallah o Nablus; quegli stranieri delle Ong, che da mesi non riescono più ad ottenere i permessi per la propria zona d’intervento. Tutti infiltrati, destinati al carcere, all’allontanamento da figli e studio, all’espulsione non si sa dove.
 
Per altri, invece, il problema non sussiste, neanche col nuovo ordine. Israele, pur incriminando chiunque si sia allontanato (spesso perché costretto) dal luogo in cui è nato, è tuttora il Paese che concede la residenza a chi dimostra di avere un ottavo di sangue – risalendo fino al nonno paterno – di “razza” ebraica. La regola non si applica ai convertiti. Un ottavo che è sufficiente per sposare, concedere la residenza, studiare, dove si vuole ma anche a spostarsi e vivere dove si preferisce. Inclusi gli insediamenti in Cisgiordania che persino gli Usa, ormai, considerano illegali.
 
Così l’unica democrazia del Medio Oriente è ancora una volta, divisa fra due pesi e due misure. Fra chi, per diritto di nascita, non può sperare di esistere da nessuna parte, sposarsi, studiare, muoversi. E chi, grazie un ottavo di sangue, può accaparrarsi anche il diritto di decidere chi resta e chi se ne va, nei territori palestinesi occupati.  

 

 

http://www.rinascita.eu/index.php

Israele chiede all’Anp di arginare le proteste popolari

 

 

Dopo aver incrementato le misure restrittive che strangolano la popolazione di Gaza e della Cisgiordania, le autorità israeliane vogliono impedire anche le manifestazioni di protesta dei palestinesi. I vertici dell’Idf, le forze di difesa di Tel Aviv, hanno infatti chiesto al primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese Salam Fayyad di revocare la cosiddetta “Intifada bianca” da lui ordinata per costringere l’entità sionista a riconoscere lo Stato di Palestina. In modo particolare, ha riferito il maggiore generale dell’esercito israeliano Avi Mizrahi, a “preoccupare” le forze di sicurezza di Tel Aviv sono le dimostrazioni che si svolgono settimanalmente a Bil’in e Na’alin per protestare contro la costruzione del muro che circonda tutto il territorio palestinese e che sfociano quasi sempre in violenti scontri con la polizia locale.
Stando ai dati forniti dal Comando centrale israeliano, nel solo 2009 le manifestazioni sarebbero state almeno 120 e “sedarle” è costato al governo di Tel Aviv circa 1,7 milioni di dollari. “Queste dimostrazioni potrebbero essere non violente – ha detto un alto ufficiale israeliano che ha voluto mantenere l’anonimato in un’intervista al quotidiano Yediot Ahronot – loro possono protestare pacificamente. Noi non accettiamo che venga legittimato il lancio di pietre e di molotov. Un sasso può essere mortale”. Quello che però le autorità sioniste non hanno detto è che la causa principale dei tafferugli che seguono quasi sempre le proteste è l’intervento delle forze armate israeliane, le quali non esitano a sparare proiettili di gomma e granate fumogene sulla folla. Quasi inutile dire che feriti ce ne sono sempre, qualcuno anche in maniera grave, e più raramente anche morti. A volte capita infatti che i proiettili, in teoria non letali, utilizzati dalla polizia di Tel Aviv colpiscano qualche povero malcapitato negli occhi o che addirittura le bombolette fumogene vengano sparate ad altezza uomo causando danni pari a quelli di un colpo di mazza da cantiere. È solo di poche settimane fa la notizia di un giovane morto a causa delle fratture riportate dopo essere stato colpito in pieno petto da un fumogeno.
Intanto, in attesa di una risposta dell’Anp all’ennesima assurda richiesta di Tel Aviv, i vertici della polizia israeliana hanno ordinato nuove importanti misure restrittive con lo scopo di “limitare le tensioni”. E un esempio di quali siano questi nuovi potenti deterrenti delle forze dell’ordine di Tel Aviv lo si è avuto ieri durante le manifestazioni che si sono svolte nella zona est della Striscia di Gaza, in quella che l’entità sionista considera “zona cuscinetto”: sparare sulla folla con proiettili veri. “Un ventenne – ha raccontato un soccorritore all’agenzia Infopal – è stato colpito alla gamba quando i militari israeliani hanno sparato una raffica di mitra contro i dimostranti”. Questa volta si è trattato di un solo ferito, ma il bilancio poteva essere decisamente peggiore.

 

 

http://www.ansa.it/

Scandalo edilizio: Olmert indiziato

Sospettato di aver preso denaro da imprenditori, molti arresti

(ANSA) – GERUSALEMME, 15 APR – L'ex premier d'Israele Olmert e' il principale indiziato in uno scandalo di corruzione edilizia che ha portato a numerosi arresti.

Olmert e' sospettato di aver ricevuto ingenti somme di denaro da imprenditori in relazione all'irregolare concessione della licenza di costruzione di un progetto a Gerusalemme negli anni in cui era stato sindaco della citta'.Ieri la polizia aveva arrestato anche l'ex sindaco di Gerusalemme Lupoliansky, succeduto nell'incarico ad Olmert.

 

 

 

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