Rassegna stampa del 16 marzo.

Rassegna stampa del 16 marzo.

A cura di Chiara Purgato.

http://www.rinascita.eu/index.php

Palestina: L’Aipac striglia Obama

 

     

 

di: Matteo Bernabei

Assomiglia molto ad un messaggio mafioso quello che l’Aipac (The American Israele public affairs committee), la potente lobby statunitense pro-Israele, ha inviato alla Casa Bianca chiedendole di abbassare i toni della polemica con Tel Aviv. Una polemica nata dopo la decisione del governo Netanyahu di costruire altre 1600 abitazioni da destinare agli ebrei a Gerusalemme Est.
“Le attuali relazioni fra Stati Uniti e Israele sono un serio motivo di inquietudine per Aipac, che chiede all’amministrazione Obama di prendere misure immediate per ridurre la tensione con lo stato ebraico”, si legge in una nota emessa dall’organizzazione secondo la quale “l’escalation retorica di questi ultimi giorni allontana dai problemi urgenti, che sono la volontà dell’Iran di dotarsi di armi nucleari e la ricerca della pace fra Israele e l’insieme dei suoi vicini arabi”. Per capire bene l’entità del messaggio inviato dalla lobby al presidente Usa va ricordato, a ogni buon conto, che di questa fanno parte importanti politici sia democratici sia repubblicani nonché esponenti di importantissime multinazionali che posso contare su ingenti capitali e importanti contatti politici in tutto il mondo. Sul sito dell’organizzazione, ad esempio, una sezione particolare è dedicata al lavoro fatto dall’ex inquilino della Casa Bianca George W. Bush e dal suo predecessore Bill Clinton per rinforzare i rapporti tra Washington e Tel Aviv.
Da ricordare anche che l’Aipac era inizialmente nata come organizzazione a carattere prettamente sionista e nota con il nome di American Zionist Committee for Public Affairs. Solo in un secondo momento, a causa delle tensioni con l’esecutivo di Eisenhower, fu trasformata in una lobby pro-Israele. Ora bisogna attendere, però, la risposta del presidente Obama, il quale nel fine settimana appena trascorso insieme, con molti membri del suo governo, ha più volte accusato il governo israeliano di aver messo volutamente in pericolo la ripresa dei negoziati di pace con i palestinesi e di aver umiliato il vicepresidente Joe Biden che proprio in quei giorni si trovava in visita nella regione. Per l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Michael Oren, quella in corso è la peggiore crisi fra i due Paesi dal 1975. Da quando cioè Henry Kissinger, segretario di Stato di Henry Ford, aveva minacciato di sospendere gli aiuti finanziari a Tel Aviv nel tentativo di favorire il disimpegno militare israeliano dal Sinai.
Sulla questione è poi tornato ieri il primo ministro Benjamin Netanyahu, il quale tuttavia, dopo aver rinnovato le proprie scuse a tutto il governo nordamericano, ha dichiarato che non revocherà l’ordinanza per la costruzione delle nuove abitazioni nella parte araba della Città Santa. “Le costruzioni a Gerusalemme, come in ogni altro luogo continueranno, secondo quella che è stata la consuetudine negli ultimi 42 anni”, ha detto il premier israeliano aggiungendo anche che la data di scadenza della ridicola quanto inutile moratoria sull’ampliamento delle colonie in Cisgiordania non subirà alcuna proroga.
Leggendo tra le righe di tutte le dichiarazioni fin qui rilasciate da esponenti dell’entità sionista o da personalità e associazioni ad essa vicine, emerge una volontà comune di costringere la Casa Bianca a limitare i propri interventi pubblici sull’operato di Tel Aviv. In sostanza poco importa al governo israeliano se alle parole non seguono poi i fatti, nessuno si deve comunque permettere di mettere bocca nella politica territoriale portata avanti dal governo di Netanyahu: una poco velata nostalgia dell’ex presidente George W. Bush tanto caro all’Aipac.
La tensione tra Tel Aviv, Ramallah e Washington resta dunque alta e la situazione sul territorio non è certo migliore. Numerose le manifestazioni di protesta che sono state indette nei giorni scorsi a Gerusalemme e nei territori dopo la provocazione israeliana. Una tensione incrementata anche dalla decisione del ministro della Difesa, Ehud Barak, di prolungare fino alla mezzanotte di oggi la chiusura di tutti valichi con la Cisgiordania. Almeno 10 gli studenti feriti e quattro quelli arrestati dalla polizia israeliana durante le proteste per l’inaugurazione di una nuova sinagoga nel quartiere vecchio di Gerusalemme, lo stesso dal quale molti arabi sono stati cacciati per fare spazio alle nuove case dei cittadini ebrei.

 

http://www.newnotizie.it/

15/03/2010 – 17:09Non accenna a diminuire la “crisi storica” tra Israele e gli Usa

La crisi diplomatica tra Israele e Stati Uniti-  nata dopo l’annuncio della creazione di 1.600 nuovi insediamenti israeliani nella parte di Gerusalemme contesa con i palestinesi-sembra dover durare ancora a lungo. A poco sono servite le scuse del primo ministro Beniamin Netanyahu al vice presidente Joe Biden e al segretario di stato americano Hilary Clinton

Dopo la famosa chiamata della Clinton a Netanyahu –45 minutidurante i quali l’ex first lady avrebbe mostrato tutto ildisappunto dell’amministrazione Obama- adesso è David Axelrod, consigliere della casa Bianca, a gettare ancora legna al fuoco parlando di “un duro affronto“. “ La cosa più grave- ha detto Axelrod- è che ha complicato un processo già molto difficile. Sembra sia stato appositamente studiato per minare il dialogo con i palestinesi”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Yedioth Ahronoth, l’ambasciatore israeliano a Washington, Michael Oren, durante una videoconferenza con i consoli israeliani negli Usa, avrebbe parlato “della crisi piu’ grave dal 1975″. Oren si riferiva alle storiche minaccie dell’allora segretario di stato Henry Kissinger di congelare gli aiuti militari Usa a Israele in seguito al rifiuto di quest’ultimo di accettare un piano di ritiro delle sue forze armate nel Sinai.

A Tel Aviv molti analisti parlano di “momento della verità” per il primo ministro Netanyahu, che  non potrebbe continuare a compiacere l’estrema destra- le scuse non sono state accompagnate da un dietrofront sugli insediamenti- se vuole proseguire il suo dialogo con gli Stati Uniti e, soprattutto, cercare una possibilità di pace con l’autorità palestina.

 

 

 

 

 

http://www.in-dies.info/

Gerusalemme: scontri per la “Giornata della rabbia”

Violenti scontri questa mattina a Gerusalemme Est, in Israele, tra centinaia di palestinesi e la polizia israeliana.

L'indignazione per la decisione presa da Israele di costruire in un'area già conquistata 1967, ma non riconosciuta a livello internazionale, ha fatto infuriare recentemente anche gli Stati Uniti. Ora l'indignazione si è trasformata in rabbia, dopo l'apertura di una sinagoga vicino alla moschea di al-Aqsa.

La polizia israeliana questa mattina ha sparato granate stordenti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i manifestanti palestinesi, che hanno a loro volta lanciato dei sassi. 
Sono almeno 20 i palestinesi feriti. Oltre a loro ci sono anche due agenti israeliani, che sono stati feriti. 

Le autorità israeliane hanno schierato 3.000 agenti di polizia in tutta la città. 

Gli scontri sono avvenuti dopo che Hamas ha proclamato per oggi la giornata della rabbia.

C'è infatti molta rabbia in Palestina, tra i popoli arabi e musulmani, per  piani di Israele di costruire 1.600 nuove case a Gerusalemme Est.

Anche gli abitanti di Gaza oggi sono scesi in piazza per esprimere la loro indignazione e il sostegno verso i palestinesi di Gerusalemme Est.

L'inviato speciale statunitense per il Medio Oriente, George Mitchell, da parte sua, a causa degli scontri, ha rinviato la sua visita nella regione. 

Venerdì scorso Hillary Clinton in una telefonata con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva condannato Israele per l'approvazione del suo progetto di edilizia abitativa.

Ma Netanyahu ha detto ieri che il governo continuerà a costruire a Gerusalemme. 

Israele ha conquistato Gerusalemme Est nel 1967, con una mossa, non riconosciuta a livello internazionale.

 

http://www.agi.it/home

M. O.: SCONTRI A GERUSALEMME, 40 PALESTINESI FERITI

 (AGI) – Gerusalemme, 16 mar. – Una quarantina di palestinesi hanno dovuto ricorrere a cure sanitarie negli ospedali di Gerusalemme Est per ferite lievi riportare negli scontri che da stamane infiammano la citta', in quello che Hamas ha proclamato la “giornata della rabbia”. ” Lo riferisce il quotidiano israeliano “Haaretz”. Secondo fonti palestinesi, tra i feriti ci sono anche tre donne. Gli scontri -a cui prendono parte piccoli gruppi di non oltre un centinaio di palestinesi, alcuni mascherati- scoppiano in maniera intermittente e spontanea in vari punti e sono soffocati dalla polizia israeliana con gas lacrimogeni, granate stordenti e gas lacrimogeni. Almeno 25 gli arrestati tra i palestinesi, che lanciano pietre, incendiano copertoni o rovesciano i cassonetti dell'immondizia.

 

http://www.nuovasocieta.it/index.php

Schizzi & Scazzi

MARTEDÌ 16 MARZO 2010 10:30

Gerusalemme, torna la violenza. Battaglia tra palestinesi e polizia (La Stampa 16 marzo 2010)
L'ingordigia israeliana non ha freni né limiti. Pare che gli States comincino a prenderne atto: forse un po' troppo tardi. Coerenza planetaria vorrebbe che cominciassero a partire sanzioni.
Non è indispensabile essere giornalisti o visitatori attenti per toccare con mano la realtà di quella terra (santa?). E' sufficiente essere un pellegrino in tour per vedere che gli insediamenti proseguono a erodere i territori palestinesi. Questo sa anche che la spianata delle moschee nella Gerusalemme vecchia non può essere oggetto di prepotenza, così come non possono esserlo la tomba dei patriarchi di Hebron e la tomba di Rachele a Betlemme. Come può Israele non sapere che se incrina anche quel sottile equilibrio, le conseguenze potrebbero essere tremende? A che gioco sta giocando, ma soprattutto, perché nessuno s'accorge che sta barando?

 

 

 

 

 

 

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