Rassegna stampa del 2 aprile: Pasqua in Palestina.

Rassegna stampa del 2 aprile.

A cura di Chiara Purgato.

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I cristiani: chiuse le porte di Gerusalemme

La Chiesa denuncia le misure di sicurezza imposte dal governo israeliano

GERUSALEMME – La settimana santa della Pasqua cristiana si avvia al culmine, ma Gerusalemme, cuore di una solennità che quest’anno cade negli stessi giorni per cattolici e ortodossi, non potrà aprire le porte a tutti. Ai palestinesi cristiani – denunciano le chiese locali – non sarà consentito entrare fra le mura della Città Vecchia per alcuni dei riti più importanti, a causa delle misure di sicurezza precauzionali imposte dalle autorità d’Israele in un clima di tensione che nulla pare riuscire a sciogliere davvero. Tra i vicoli che contornano la basilica del Santo Sepolcro – laddove secondo chi crede tutto si compì – la presenza dei pellegrini stranieri è visibile, come sempre e più di sempre. Sono europei, sudamericani, russi, statunitensi. 
Ma gli arabi cristiani, minoranza d’una minoranza, si sentono soli: «Ricordo in passato le comitive dei miei confratelli che arrivavano dalla Siria, dal Libano o dall’Egitto; oggi entrano con il contagocce persino dalla Cisgiordania, a pochi chilometri da qui», rimpiange un vecchio gerosolimitano palestinese di fede cattolica. Una lamentela che risuona anche nei corridoi del Patriarcato latino (cattolico) come di quello greco (ortodosso). Le restrizioni decise da Israele – si recrimina – sono di fatto un ostacolo invalicabile per molti palestinesi. 
Stando a fonti ecclesiastiche, proprio ieri le autorità dello Stato ebraico hanno comunicato che il rito del Sacro Fuoco, una delle liturgie più suggestive della tradizione ortodossa a Gerusalemme, in calendario sabato, sarà aperta solo ai “fedeli stranieri”. 
E che i permessi riservati ai cristiani di Cisgiordania saranno ridotti al minimo.

 

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ISRAELE – PALESTINA
Settimana Santa a Gerusalemme, difficoltà per i cristiani palestinesi

Il governo ha chiuso le frontiere con la Cisgiordania. Proibita l’entrata alla Spianata delle Moschee ai giovani. I cristiani possono entrare nella città solo con permesso. Difficile la loro venuta da Gaza. Mons. Twal: Gesù è entrato in Gerusalemme senza scorta, senza soldati e senza muri di separazione. La preoccupazione del papa.

Gerusalemme (AsiaNews) – Si prevede una Settimana santa con qualche difficoltà per i cristiani palestinesi che debbono passare attraverso una serie di procedure per arrivare a Gerusalemme da Gaza e dalla West Bank. Il governo israeliano ha deciso da ieri di chiudere per 9 giorni la frontiera con la Cisgiordania e permette solo l’entrata per motivi umanitari o a cristiani che abbiano il permesso di celebrare la Pasqua a Gerusalemme. I cristiani di Gaza ricevono il permesso con molta più difficoltà. A causa della presenza di molti pellegrini ebrei e per timore di possibili attentati, l’entrata alla Spianata delle Moschee è ancora proibita a uomini minori di 50 anni.

 

Quest’anno cattolici, ortodossi e protestanti celebrano la Pasqua nelle stesse date. Secondo cifre fornite dalle autorità aeroportuali, quest’anno vi è un incremento del 19% di viaggiatori per e da Israele.

 

Il Consiglio degli arabi ortodossi ha invitato a tutti i cristiani di arrivare a Gerusalemme nonostante i divieti e le restrizioni della forza occupante. Esso ha chiesto a tutti i capi delle Chiese di Gerusalemme di “sostenere il diritto e le aspirazioni delle loro comunità e di opporsi alle politiche discriminatorie di Israele verso la libertà di culto”.

 

Ieri, intanto, la comunità cattolica di Gerusalemme ha celebrato l’inizio della Settimana Santa con la processione delle Palme dal Monte degli ulivi fino alla Città vecchia. Il corteo, composto da almeno 2000 persone fra fedeli locali e pellegrini internazionali, era guidato dal patriarca latino, mons. Fouda Twal e dal Custode francescano della Terrasanta, p. Giovanni Battista Pizzaballa.

 

Prima della benedizione, il patriarca ha ricordato che Gesù è entrato nella Città santa allo stesso modo dell’assemblea “senza scorta, senza soldati e senza muri di separazione”, riferendosi alla situazione di tensione presente nella città e al Muro che si innalza al confine fra lo Stato di Israele e i Territori occupati. “Che la passione di Cristo ci salvi dalle nostre passioni”, ha aggiunto mons. Twal.

 

Ieri, in piazza san Pietro, all’Angelus, Benedetto XVI ha espresso la sua preoccupazione per la situazione di Gerusalemme: ” In questo momento – ha detto – il nostro pensiero e il nostro cuore si dirigono in modo particolare a Gerusalemme, dove il mistero pasquale si è compiuto. Sono profondamente addolorato per i recenti contrasti e per le tensioni verificatisi ancora una volta in quella Città, che è patria spirituale di Cristiani, Ebrei e Musulmani, profezia e promessa di quell’universale riconciliazione che Dio desidera per tutta la famiglia umana. La pace è un dono che Dio affida alla responsabilità umana, affinché lo coltivi attraverso il dialogo e il rispetto dei diritti di tutti, la riconciliazione e il perdono. Preghiamo, quindi, perché i responsabili delle sorti di Gerusalemme intraprendano con coraggio la via della pace e la seguano con perseveranza!”.

 

 

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