Rassegna stampa del 20 febbraio

Rassegna stampa del 20 febbraio.

A cura di Chiara Purgato

http://www.repubblica.it/

Dopo l'uccisione a Dubai di un alto dirigente di Hamas, morto in un agguato che 
sarebbe stato messo in atto da un commando israeliano con finti passaporti Ue

Libano: “Attenzione ai passaporti europei”
Leader Hezbollah chiede misure restrittive

 

BEIRUT – I titolari di passaporti europei possono rappresentare un pericolo per il Libano e devono quindi esser sottoposti a controlli speciali: lo dice il numero due del movimento sciita libanese Hezbollah, Sheykh Naim Qassem, commentando il caso dei passaporti falsi usati dai membri del commando che, a Dubai, il 19 gennaio scorso ha ucciso un alto responsabile di Hamas, Mahmud al-Mabhouh. Secondo una prima ricostruzione, a compiere l'omicidio sarebbe stato un commando del Mossad, il servizio segreto israeliano, composto da diverse persone,  che hanno utilizzato 6 falsi passaporti britannici,  3 irlandesi, 1 francese e 1 tedesco e telefoni cellulari prepagati provenienti dall'Austria. Il governo istraeliano, tuttavia, nega ogni addebito. 

Naim Qassem, parlando in pubblico durante una conferenza sul ruolo della resistenza anti-israeliana di Hezbollah, ha evocato “il grande scandalo israeliano”, affermando che “allo stato dei fatti, cinque Paesi devono rispondere a importanti domande (sull'uso di loro passaporti): l'Emirato di Dubai, la Gran Bretagna, l'Irlanda, la Francia e la Germania”.
L'alto rappresentante del movimento sciita ha espresso il timore che agenti dei servizi segreti israeliani possano tentare di uccidere in Libano esponenti di Hezbollah o dei movimenti palestinesi presenti nel Paese dei Cedri, usando false identità europee. “I titolari di passaporti europei – ha detto – possono rappresentate un pericolo per il Libano e devono quindi essere sottoposti a misure speciali per proteggere il popolo libanese”.
 

La risposta di Israele. In risposta a quanto affermato dall' esponente di Hezbollah, Israele ribadisce la sua estraneità 

all'omicidio del comandante militare di Hamas, Mahmoud al-Mabhouh. Il vice ministro degli esteri israeliano, Danny Ayalon, oggi ha detto che non ci sono prove che indichino un coinvolgimento dei servizi israeliani nell'omicidio. Lo riporta il sito web del quotidiano Haaretz.

Ayalon ha aggiunto che questa vicenda non ha avuto ripercussioni sui rapporti tra Israele e i suoi alleati europei.  “Non c'è alcuna crisi con i nostri alleati europei, perchè non c'è niente che collega Israele all'omicidio”, ha detto il viceministro. “Gran Bretagna, Francia e Germania condividono i nostri interessi nella lotta contro il terrorismo globale, quindi non c'è crisi e le nostre relazioni si stanno invece rafforzando”. 

Ma la polizia di Dubai… Nel frattempo però,  la polizia di Dubai sostiene invece di avere nuovi elementi che proverebbero il coinvolgimento del Mossad nell'omicidio di al Mabhouh. Lo riporta oggi il quotidiano arabo al Bayan. Inoltre, stando al sito web www.Slate.Fr, gli undici presunti killer giunti a Dubai con passaporti europei falsi, sarebbero partiti tutti dall'Europa: quattro dalla Germania, due dalla Svizzera, tre dall'Italia e due dalla Francia. (20 febbraio 2010

 

http://notizie.virgilio.it/

M.O./ Gaza, sei i palestinesi feriti in sparatoria con Israele

Due militanti e quattro contadini

Gaza City, 20 feb. (Ap) – Sono sei i palestinesi feriti dall'esercito israeliano a Gaza. Il nuovo bilancio è stato diffuso da un responsabile sanitario palestinese, Moawiya Hassanain, che ha chiarito che due dei feriti sono militanti e gli altri quattro contadini.

I soldati dello stato ebraico hanno sparato dopo aver visto uomini armati muoversi in modo sospetto vicino alla barriera di sicurezza. La frontiera tra Israele e Gaza è stata relativamente tranquilla dall'offensiva militare israeliana dello scorso inverno. I militanti di Gaza lanciano occasionalmente razzi e proiettili di mortaio verso Israele, il cui esercito risponde sparando a persone sospette vicino al cosiddetto 'muro'.

Una piccola fazione del Fronte democratico di liberazione per la Palestina, ha dichiarato che i suoi membri sono stati coinvolti nell'incidente odierno e di aver sparato sei tiri di mortaio.

 

http://www.wakeupnews.eu/public/wordpress/

La guerra infinita tra Israele e Palestina

DATA: FEBBRAIO – 20 – 2010

Gli israeliani continuano ad attaccare i punti sensibili dei palestinesi. Non c’è  pace in questa parte del mondo da oltre 60 anni

Lo stato di Israele è nato il 14 maggio 1948 e da questa data in poi le rappresaglie con il popolo palestinese sono continuate senza sosta. Per gli ebrei è la terra promessa, per gli arabi è il territorio dei propri padri, un elemento di continuità con il passato. Non è una storia di confini, quanto piuttosto un problema di riconoscimento del diritto all’esistenzadi due popoli, del diritto di proprietà sulla terra e allo sfruttamento delle scarse risorse di quell’area, diterritori occupati in modo illegittimo o meno. Laguerra israelo-palestinese è una guerra complessa a cui si cerca di dare una soluzione definitiva da quasi un secolo. Da una parte c’è il diritto dei palestinesi ad avere la proprietà esclusiva di quel territorio in cui vivono da sempre. Dall’altra il diritto degli israeliani ad avere un loro stato.

Ci hanno provato in tanti a trovare una soluzione ottimale che soddisfacesse entrambe le fazioni, ma finora non si è giunti a nessun accordo definitivo. Fu un’idea degli inglesi, tramite la Dichiarazione Balfour, quella di voler creare nel 1917 uno stato ebraico in Palestina, dando ragione al movimento sionista. Il sionismo affermava il diritto di autodeterminazione del popolo ebraico tramite l’istituzione di uno stato ebraico in terra di Israele, la tanto agognata Terra Promessa. Agli arabi non è mai piaciuta questa idea, non hanno mai accettato la nascita dello stato ebraico, che essi continuano a ritenere un’imposizione degli stati occidentali e un’usurpazione delle loro terre. A onor del vero si ritiene che gli israeliani abbiano occupato le terre migliori e siano accaparrati la maggior parte delle scarse risorse del territorio creando una fortedisoccupazione tra i palestinesi.

I palestinesi considerano la presenza israeliana sul loro territorio una vera e propria occupazione militare. Essi hanno tentato di porre fine alla presenza degli ebrei in Palestina, attraverso delle campagne che vengono denominate Intifada (“rivolta”, “sollevazione”). La prima Intifada risale al 1987 e si è conclusa nel 1993 con la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese, a seguito della firma dell’ Accordo di Oslo. La Seconda Intifada è esplosa nel 2000 come reazione all’invio di un contingente di mille soldati israeliani nel complesso della moschea di Al-Aqsa, sulla Spianata Sacra di Gerusalemme, e finita solo nel 2006. Si presume che i morti siano stati 5250 fra i palestinesi, 1077 fra gli israeliani e altre 78 vittime. Un vero e proprio massacro.

Gli israeliani sono sicuramente più ricchi e meglio armati dei palestinesi. Posseggono, infatti, armi più avanzate e un esercito organizzato. I palestinesi combattono con armi più rudimentali e per fare maggior danno possibile al proprio avversario utilizzano il sistema degli attentati. Sono, infatti, tristemente famosi i kamikaze (termine di origine giapponese che significa “vento divino”), ossia uomini e donne che si imbottiscono di esplosivo e che si fanno saltare in aria nei luoghi più affollati delle zone occupate dagli ebrei. Gli israeliani li consideranoterroristi, così come vengono considerati tali anche i membri dell’organizzazione di Hamas (Movimento di Resistenza Islamico), che ha ottenuto nelle ultime elezioni la maggioranza dei seggi dell’Autorità Nazionale Palestinese.

Entrambe le fazioni vogliono ottenere il massimo dei risultati possibili, ossia l’annientamento dello stato avversario e ottenere la totalità del territorio su cui vivono. Nessuno dei due è disposto a cedere. A farne le spese sono due popolazioni che da oltre mezzo secolo non conoscono la pace.

 

 

http://www.legnostorto.com/index.php

Israele assassina?

 

 

Giorni fa un importante capo di Hamas si è recato a Dubai, sotto falso nome. Ciò malgrado, il servizio segreto israeliano, prima ancora che quell’uomo arrivasse, ha inviato una decina d’agenti con un ordine molto semplice: ucciderlo. I membri del commando hanno tenuto d’occhio quell’uomo sin da quando è uscito dall’aeroporto, dandosi il cambio e usando mille travestimenti, fino a prendere una stanza di fronte alla sua, in albergo. Infine, quando una sera il palestinese è rientrato in camera, lo hanno sorpreso e silenziosamente strangolato. Il cadavere è stato trovato il giorno dopo.

Il capo del commando del Mossad ha lasciato Dubai un’ora prima dell’omicidio, gli altri subito dopo e i giornali hanno parlato di un lavoro estremamente pulito, assolutamente privo di sbavature e “professionale”. Anche per questo si è pensato al Mossad.
Naturalmente le autorità di Dubai, furenti non tanto per amore dell’uomo che è stato ucciso – i palestinesi non sono simpatici a nessuno, e Hamas men che meno – quanto per la violazione della loro sovranità, hanno chiesto pateticamente l’estradizione del capo del servizio segreto. Fin qui la cronaca.
Indubbiamente nella vicenda si è avuta una violazione della legalità. Il fatto che si sia voluto “fare giustizia”, trattandosi di un terrorista assassino, per molti non costituisce una giustificazione: ma la cosa va precisata. 
In uno stato democratico va perseguita la legalità e non la giustizia: infatti la “giustizia” è opinabile – e dunque pericolosa – mentre la “legalità”, pur essendo un letto di Procuste, almeno è obiettiva e prevedibile. Questo principio tuttavia vale all’interno di uno stato democratico e civile: non vale se lo Stato è dittatoriale o se la giustizia e perfino le leggi sono asservite al crimine. Parimenti non è mai valido fra Stati perché fra essi non c’è un giudice superiore, non c’è un gendarme capace di imporsi. In questi casi, sarà ancora doveroso attenersi alla legalità teorica, per esempio quella che riguarda la sovranità dei Paesi, trascurando la giustizia? 
Fra gli Stati le frontiere sono sacre; ma è sacra anche la vita dei cittadini. Se dunque dei criminali provenienti dal Paese Blu vanno ad uccidere cittadini del Paese Viola, e poi, tornati a casa, sono protetti dal loro Paese, siamo sicuri che il Paese Viola non abbia il diritto, se ne ha la forza, di punire lui stesso i responsabili di quei crimini?
Il diritto ha la funzione di evitare lo scontro fra i cittadini e per questo lo Stato avoca a sé il monopolio della forza. Ma se il potere non amministra giustizia i cittadini riprendono il loro originario diritto a farsi giustizia da sé: ecco perché nel West tutti andavano armati. 
Nello stesso modo, la comunità degli Stati vive in un West in cui non ci sono giudici e non ci sono gendarmi (checché ne dicano gli innamorati di un fantomatico diritto internazionale cogente): il dovere della correttezza reciproca (pacta sunt servanda) si fonda sull’interesse che tutti hanno ad una pacifica convivenza. Da questo nasce l’istituto dell’estradizione: ogni Paese protegge i propri cittadini, ma non quelli che hanno commesso gravi reati altrove. Diversamente, si può verificare ciò che avvenne in Argentina, quando gli israeliani rapirono Adolf Eichmann: violarono una sovranità, certo, ma l’Argentina perché non estradava quel criminale? Un secondo annoso e costante esempio è costituito dai palestinesi che non consegnano certo i terroristi che hanno ucciso innocenti israeliani. Li glorificano, anzi. E il risultato è che molte volte gli israeliani, non avendo alternative legali, hanno compiuto la loro giustizia con precisi connotati di vendetta (“omicidi mirati”). Qualcuno è stato centrato da un missile che ha ridotto in briciole l’auto in cui si trovava, qualcuno è stato ucciso dall’esplosione del proprio cellulare, qualcuno è stato sepolto sotto le macerie dell’intera casa. Per non parlare degli assassini degli atleti di Monaco che il Mossad è andato a cercare in tutto il mondo, uccidendoli fino all’ultimo. Orrendo? Ma non sarebbe orrendo che quegli assassini inumani e inescusabili la facessero franca? Infine – e torniamo all’attualità – c’è chi è stato strangolato a Dubai. Ma Gaza avrebbe consegnato quel terrorista a Gerusalemme? O l’avrebbe fatto Dubai? 
La legalità è un supremo valore, in un Paese civile, ma se è iniqua (come le leggi tedesche che ordinavano la Shoah) l’individuo riconquista la propria libertà d’azione originaria. Questo vale anche in campo internazionale quando in modo criminale si comportano Stati interi. In questo caso, se può, chi è vittima di un’offesa esercita la legittima difesa. Dopo l’11.9.2001 gli Stati Uniti chiesero all’Afghanistan la consegna del Mullah Omar, e Kabul rifiutò. Il risultato fu l’invasione dell’Afghanistan.
La sintesi, per gli Stati democratici, è: legalità all’interno, giustizia all’esterno. Il cittadino israeliano, dunque, è obbligato anche moralmente ad obbedire alle leggi; ma lo stesso cittadino deve essere pronto, anche violandole, a difendere se stesso e la Patria se la controparte ha già violato le leggi fondamentali dell’umanità. Diversamente si concederebbe un indebito vantaggio ai criminali.

 

 

 

 

 


 

 

 

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