Rassegna stampa del 4 aprile.

Rassegna stampa del 4 aprile.

A cura di Chiara Purgato.

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PATRIARCA GERUSALEMME: PIU' CHE MAI C'E' BISOGNO DI SPERANZA

 (AGI) – Gerusalemme, 4 apr. – “Oggi piu' che mai abbiamo bisogno di speranza e di una forza particolare per vincere il male che e' in noi e attorno a noi”. Lo ha detto il Patriarca di Gerusalemme, Fouad Twal, nell'omelia della messa pasquale al Santo Sepolcro, diffusa in tutto il mondo dalla Radio Vaticana.
  “Abbiamo bisogno – ha aggiunto – di una speranza viva in mezzo a tanta violenza, agli scontri sanguinosi e alle divisioni etniche e religiose”. Il rito solenne e' stato celebrato mentre la Basilica era gremita da fedeli delle diverse confessioni per la concomitanza della Pasqua ortodossa: questa confusione, ha sottolineato mons. Twal, “vissuta nella fede, diventa una sinfonia che esprime l'unita' della fede e della gioia pasquale” .
 

 

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In Israele i cristiani sono in aumento

 

Nell'omelia della domenica delle palme Benedetto XVI ha ricordato il suo pellegrinaggio di un anno fa in Terra Santa e la sua triplice finalità: vedere e toccare i luoghi di Gesù, farsi messaggero di pace, portare sostegno ai cristiani che vivono in Israele e nelle regioni circostanti.

Quasi nessuno lo sa. Ma da qualche anno in Israele di cristiani ve ne sono molti di più. E di nuovi. Il Venerdì Santo, che è il giorno in cui i cattolici di tutto il mondo raccolgono offerte a sostegno dei loro confratelli della Terra Santa, è dedicato anche a loro.

Si calcola che in Israele i nuovi arrivati di fede cattolica siano 50 mila. Quasi il doppio, quindi, dei 27 mila cattolici di stirpe araba che già vivevano lì, appartenenti al patriarcato latino di Gerusalemme, e dei 500 cattolici della piccola comunità di stirpe ebraica.

Sono nuovi arrivati, ad esempio, i cattolici che affollano il sabato sera la parrocchia di San Giuseppe a Haifa. Accanto all'altare innalzano lo stendardo di El Shaddai, un movimento carismatico molto popolare nelle Filippine. È da quel lontano paese asiatico, infatti, che provengono. Prestano servizio nelle case e negli alberghi della zona.

Lo stesso accade a Gerusalemme, a Be’er Sheva e a Jaffa, punto di riferimento per i cattolici della grande area metropolitana di Tel Aviv. È molto affollata, a Herzlya, anche la messa in un'aula offerta dall'ambasciatore della Nigeria, altro paese di provenienza.

I nuovi arrivati sono lavoratori stranieri con permesso di soggiorno valido per cinque anni. Nel 2008 il governo israeliano ha autorizzato 30 mila ingressi. Il maggior numero, 5800, sono arrivati dalla Thailandia; altri 5800 da Russia, Ucraina, Moldova e altri paesi dell'ex Unione Sovietica; 5500 dalle Filippine; 2700 dall'India; 2300 dal Nepal; altri 2300 dalla Cina; 1400 dalla Romania; e via via da altri paesi.

Ma poi ci sono i clandestini. Molti di loro, soprattutto sudanesi ed eritrei, entrano via terra, dal deserto del Sinai. Ne entrano in tal numero che il governo israeliano ha deciso di erigere un muro sulla frontiera con l'Egitto.

I thailandesi, il gruppo più folto degli immigrati regolari, lavorano soprattutto nell'agricoltura. Su questa loro presenza ha gettato un fascio di luce, lo scorso 18 marzo, la morte di uno di essi, ucciso mentre lavorava in campagna da un razzo Qassam sparato dalla Striscia di Gaza.

“Avvenire”, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, ha inviato un giornalista sul posto.

L'autore, che lavora per “Mondo e Missione” e “MissiOnLine” del Pontificio Istituto Missioni Estere, è già noto ai lettori di www.chiesa per un reportage di due anni fa dall'Orissa, lo Stato indiano nel quale i cristiani sono più in pericolo.

 

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10 camion di scarpe e vestiti entrano dopo due anni di blocchi e restrizioni

Israele autorizza l'ingresso di merci a Gaza

Israele ha alleviato oggi l'isolamento della striscia di Gaza autorizzando, per la prima volta in due anni, l'ingresso di una decina di autocarri carichi di generi di abbigliamento e di scarpe nel quadro di un piano umanitario gestito dall'Onu, secondo fonti governative israeliane e palestinesi.

Gaza, 04-04-2010

Israele ha alleviato oggi l'isolamento della striscia di Gaza autorizzando, per la prima
volta in due anni, l'ingresso di una decina di autocarri carichi di generi di abbigliamento e di scarpe nel quadro di un piano umanitario gestito dall'Onu, secondo fonti governative israeliane e palestinesi.

Inoltre nei prossimi giorni permettera' l'ingresso a Gaza di un carico limitato di cemento destinato alla ricostruzione di un impianto di depurazione dell' acqua, pure nel quadro di un progetto gestito dall' Onu.

Dal giugno del 2007, dopo la presa del potere da parte del movimento islamico Hamas, Israele ha isolato la Striscia, dove vivono 1,5 milioni di palestinesi, l' 85% dei quali dipendono da aiuti internazionali. Ha tuttavia permesso l' ingresso di beni
di prima necessita'. Israele ha finora vietato l'ingresso a Gaza di partite di
cemento perche' afferma che questo viene sequestrato da Hamas per costruire postazioni militari invece di ricostruire le case distrutte durante l'offensiva lanciata l'anno scorso da Israele contro Hamas per porre fine a giornalieri tiri di razzi sul suo
territorio.

Secondo le fonti israeliane l'alleviamento del blocco di Gaza e' stato autorizzato dal ministro della difesa Ehud Barak, dopo precise assicurazioni dell' Onu sull'utilizzo del cemento, e comunque non indica una prossima revoca di questa sanzione,
almeno fino a quando non sara' liberato il soldato Ghilad Shalit, prigioniero di Hamas dal giugno del 2006.

 

 

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