Rassegna stampa sui massacri a Gaza.

Rassegna stampa.

Ecco come i nostri media affrontano il genocidio in corso nella Striscia di Gaza.

www.repubblica.it

Gerusalemme, 14:35

M.O.: ONU, A RISCHIO AIUTI ALIMENTARI SE RIMANE BLOCCO

L’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi sara’ costretta a interrompere gli aiuti alimentari per centinaia di migliaia di abitanti di Gaza se Israele manterra’ il blocco dei valichi. "Se l’attuale situazione riguardera’ anche mercoledi’ o giovedi’, dovremo interrompere la distribuzione di cibo per 860.000 persone", ha detto il portavoce dell’Unrwa (l’agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza e la ricostruzione a favore dei rifugiati), Christopher Gunness.

www.corriere.it

Medio Oriente: Ue invita a rimuovere blocchi a Gaza

21 gen 14:02 Esteri

BRUXELLES – Rivedere la decisione sul blocco a Gaza per evitare ulteriori escalation di violenze. Lo ha chiesto oggi a Israele il commissario europeo per le Relazioni Esterne, Benita Ferrero-Waldner. La recente decisione di fermare tutti i valichi di frontiera con Gaza e di interrompere i rifornimenti di nafta "complica una situazione umanitaria gia’ catastrofica e, sul terreno, rischia di provocare un’escalation mentre la situazione e’ gia’ difficile", ha dichiarato Ferrero-Waldner in un comunicato. (Agr)

totale di Carlo Bollino e Safwat al-Kahlout
(da ansa.it)
 
GERUSALEMME/GAZA – Convinto che l’isolamento totale imposto alla Striscia si stia rivelando efficace nel fermare i lanci di razzi Qassam, il governo israeliano non cede alla pressioni dell’Onu e insiste a mantenere Gaza chiusa in un assedio impenetrabile. Il blocco totale dei valichi in vigore da giovedì notte certamente impensierisce la leadership politica di Hamas, ma prima ancora dei miliziani sta mettendo in ginocchio la popolazione. La centrale termoelettrica della Striscia, che fornisce il 35 per cento del fabbisogno di energia, dopo essere stata spenta questa mattina per metà a causa della mancanza di carburante, alle 20:00 in punto (ora locale, le 19:00 in Italia) è stata disattivata del tutto. Gran parte della Striscia è piombata nel buio: centinaia di palestinesi si sono riversati per le strade di Gaza sfilando per protesta alla luce delle candele. L’erogazione prosegue invece dall’Egitto che fornisce il 15 per cento di elettricità ma che in pratica serve solo al distretto meridionale di Rafah, mentre le forniture di energia elettrica che giungono da Israele (che da sole coprono il 50 per cento del fabbisogno) da mesi sono già ridotte per un guasto agli elettrodotti. La Striscia di Gaza, dove vivono un milione e mezzo di palestinesi in gran parte dipendenti dagli aiuti umanitari, sta così lentamente sprofondando nel blackout totale. "Al momento siamo in grado di fornire elettricità nelle case per non più di sette ore al giorno" dice Rafiq Maliha, responsabile della centrale. Fonti israeliane sostengono invece che gli effetti non sono così disastrosi come i leader palestinesi vogliono far credere. Le autorità di Hamas si sono riunite oggi pomeriggio d’urgenza per fissare una scala di priorità nella distribuzione dell’energia disponibile: al primo posto, naturalmente, ci sono gli ospedali, seguiti dagli impianti di pompaggio dell’acqua potabile e da quelli di gestione delle acque reflue. Rimane il problema di come garantire elettricità ai forni per continuare la produzione del pane, almeno fino a quando nei magazzini continuerà ad esserci farina. Con una temperatura che la notte scende fino a 5 gradi, i palestinesi di Gaza devono rinunciare non solo alla luce ma anche al riscaldamento. Le scorte di gas, compreso quello da cucina, sono finite da ieri e chi può ha iniziato a cucinare con la legna: pur sapendo che la legna a Gaza la fornisce Israele, e che pure queste riserve sono quindi destinate ad esaurirsi. Mentre i generatori elettrici, a secco di carburante, sono ormai soltanto inutili ingombri. "Persino un grande Paese con un embargo di queste proporzioni finirebbe al collasso" riconosce un dirigente di Hamas che parla a condizione dell’anonimato. Figuriamoci Gaza, che non produce nulla e che non controllando alcuna frontiera, dipende per qualunque merce o servizio da quello che Israele accetta di far entrare. E’ proprio facendo leva su questa debolezza strutturale, che alcuni Paesi arabi hanno iniziato a far pressione sulla dirigenza del movimento integralista per convincerla a sospendere i lanci di razzi Qassam contro Israele, come gesto di distensione che possa servire ad allentare la morsa dell’isolamento. Nella giornata di oggi il numero degli attacchi si è drasticamente ridotto, e quei pochi razzi sparati sono stati rivendicati dalla Jihad Islamica e non dalle milizie di Hamas. "Se i lanci finiranno, finirà anche la chiusura dei valichi" fanno sapere gli israeliani. Il ministro della Difesa Ehud Barak intervenuto oggi alla riunione del governo, ha confermato l’efficacia della strategia adottata, insistendo sulla necessità di proseguire su questa strada. Ignorando quindi le esortazioni giunte dal segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon e da altre agenzie dell’Onu. Per il ministro della sicurezza pubblica Avi Ditcher si tratta invece di "una politica spuntata", e perciò addirittura troppo debole: "Bisogna bloccare i lanci di razzi contro la popolazione di Sderot – ha detto, polemizzando duramente con Barak – non basta ridurre gli attacchi, bisogna fermarli. E questo va fatto – ha avvertito Ditcher – qualunque sia il costo per i palestinesi".

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