Reazioni al discorso di Obama all’Onu: delusione palestinese e apprezzamento di Israele

Betlemme – Agenzie. Rappresentanti e analisti palestinesi sono rimasti delusi dal discorso di Barak Obama alle Nazioni Unite ieri, nel quale hanno identificato una chiara inclinazione a sostegno degli interessi israeliani.

Il presidente Obama ha respinto il piano dei palestinesi per il riconoscimento internazionale del loro Stato, invitandoli invece a riavviare i negoziati con Israele.

Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente, ha risposto così al discorso di Obama: “I palestinesi sono pronti a negoziare con Israele nel momento in cui lo Stato ebraico fermerà le costruzioni illegali e quando accetterà di negoziare tenendo a mente le frontiere del 1967”.

Ahmed Yousef, deputato di Hamas, in carica presso il ministero degli Esteri ha osservato: “Obama sta provando a invalidare il voto all'Onu e le sue dichiarazioni non offrono nulla”.

All'agenzia “Ma'an” Yousef ha dichiarato: “Dalle parole di Obama traspira un impegno fazioso a favore di Israele e, per impedire che si venisse a creare imbarazzo, in tal modo, gli Usa hanno tentato di dileguarsi dal voto Onu.

“Non ha alcun senso insistere con i negoziati se gli Usa sono incapaci di fare su Israele le pressioni sufficienti per fermarne le attività illegali coloniali a Gerusalemme Est a in Cisgiordania”.

Per Hani al-Masri, analista politico: “Si è trattato un chiaro allineamento con la posizione israeliana”, evidenziando come le relazioni tra Israele e Usa siano migliori di quelle che intercorrono tra America e Paesi arabi, soprattutto alle soglie del periodo elettorale Usa, nel 2012.

“I palestinesi possono chiedere al Consiglio di Sicurezza Onu di congelare il voto, per dare ai negoziatori un'opportunità di sei mesi o di un anno. Quest'opzione salverebbe sia 'Abbas, sia Obama”.

Rashid Khalidi, docente di Studi Arabi di Edward Said e direttore dell'Istituto di Studi Mediorientali alla Columbia University, sostiene che “il discorso di Obama sia stato una kermesse delle motivazioni che hanno portato la politica americana a ostacolare una pace duratura in Medio Oriente.

“E' stato prevedibilmente deprimente ascoltare il presidente lodare le nuove libertà per i popoli del Sudan del Sud, Costa d'Avorio, Tunisia, Egitto e Libia mentre, allo stesso tempo, informava i palestinesi che la loro libertà dipende dalla loro capacità di saltare il cerchio, quello retto dall'occupante israeliano e dai suoi amici americani”, ha affermato Khalidi all'Istituto di Studi sul Medio Oriente (Imeu).

Per Jamil Majdalawi, leader del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp): “Le parole di Obama sono state un tentativo di negare il fallimento dei negoziati, con i quali si è giunti a punto morto.
La richiesta fatta da Obama di tornare i negoziati darà a Israele un'opportunità di mutare ancora i fatti sul campo e di derubare altra terra palestinese dove costruirvi insediamenti.

“Il discorso di Obama non potrà che incoraggiare 'Abbas a continuare con il proprio piano al Consiglio di Sicurezza Onu e a non ritirare la mozione per la piena membership“.

Yasser Abed Rabbo, segretario generale dell'Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp) aveva confidato ai Reuters: “Nel discorso di Obama c'è stato un grande divario tra la lode fatta alla lotta per la libertà dei popoli arabi e l'astratto invito a tornare ai negoziati rivolto a noi e agli israeliani”.

Israele e gli Stati Uniti si oppongono all'iniziativa palestinese all'Onu.

Israele la considera una mossa atta a deligittimarlo e i palestinesi sostengono invece che il loro piano creerà i presupposti per avviare poi colloqui diretti tra due stati parimente sovrani.

Il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman ha apprezzato le dichiarazioni del presidente Obama davanti all'Assemblea Generale Onu a New York, definendole “incoraggianti”.

Come aveva detto Obama, anche Lieberman, in queste ora a New York, ha affermato: “Non esistono scorciatoie per la pace. (…) Essa può essere raggiunta solo per mezzo di colloqui di pace, – aggiungendo – Israele ha il diritto a costruire e a espandere le proprie colonie”, nei territori palestinesi occupati.

Nel suo discorso, Obama non ha fatto menzione alle frontiere del 1967 come base dei colloqui tra Israele e palestinesi, ma si è limitato a dire che “il conflitto potrà risolversi solo per mezzo di colloqui, e non attraverso il ricorso alla comunità internazionale”.

Lieberman ha invitato i palestinesi a tornare ai colloqui di pace, mentre ha insistito sul fatto che “Israele non fermerà le proprie attività coloniali”.

In qualità di deputato della Knesset (parlamento israeliano) Lieberman ha sempre considerato arabi e palestinesi “una minaccia demografica e strategica per Israele” e ne ha chiesto l'espulsione verso i Paesi arabi.

Nel 2006, Israele creò un ministero senza portafoglio per gli Affari strategici. Pur di averlo nella coalizione di governo insieme al suo partito, l'ex premier Ehud Olmert cedette questo ufficio a Lieberman. Il 18 gennaio 2008, Lieberman abbandonò il governo e il ministero fu rimosso dopo tre mesi.

Nel marzo 2008, fu riattivato e dato alla direzione del deputato del Likud, ex capo del personale e attuale vice premier Moshe Ya'alon.

Dall'opposizione, il leader Tzipni Livni (partito di Kadima) ha affermato che “Obama ha presentato le basi del conflitto in una maniera bilanciata”, soprattutto quando ha dichiarato che la pace può essere raggiunta con colloqui di pace e non per mezzo di decisioni (risoluzioni) dell'Onu.

Livni ha chiesto a Netanyahu di riprendere il processo di pace “non solo per la salvezza dei palestinesi, ma anche per quella israeliana”.

I palestinesi avevano scelto di sottrarsi dai colloqui di pace con Israele a causa della ininterrotta occupazione, per le violazioni e per le politiche dell'espansione coloniale israeliana in terra di Palestina.

In base alla IV Convenzione di Ginevra “le colonie sono illegali e costituiscono crimini di guerra”.

Anni e anni di colloqui di pace con Israele hanno portato a una massiccia politica dell'espansione coloniale sulla terra dei palestinesi, mentre lo Stato ebraico continua a rifiutarsi di accogliere il Diritto al Ritorno dei profughi palestinesi insieme a tutte le risoluzioni relative.

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=422382

http://www.imemc.org/article/62079

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