Report: 19 mila ordini di ‘detenzione amministrativa’ dal 2000.


Betlemme – Infopal
. Un'Organizzazione palestinese per i diritti umani, ha affermato che dall'inizio dell'Intifada di al-Aqsa, scoppiata nel settembre del 2000, le autorità di occupazione israeliane hanno emesso 19 mila ordini di ‘detenzione amministrativa’ contro i detenuti palestinesi.
L’Associazione dei prigionieri palestinesi ha illustrato che il primato spetta all'anno 2007 con 3.101 ‘detenzioni amministrative’, seguito dal 2006 con 2.850.
La stessa Associazione riferisce che questi ordini hanno colpito bambini, donne, giovani, vecchi, intellettuali, studenti, dirigenti politici e sindacali, e che negli ultimi tre anni hanno toccato anche deputati del Consiglio legislativo palestinese ed ex ministri dei precedenti governi palestinesi.

Nel rapporto dell’Associazione viene rivelato che le autorità di occupazione trattengono ancora nelle loro carceri e nei campi di detenzione 560 detenuti amministrativi, compresi minori (maschi e femmine) e donne, che rappresentano il 5,6% del totale dei detenuti, cioè 9600. La maggior parte dei detenuti amministrativi giace nel carcere del deserto del Negev (riaperto durante l'Intifada di al-Aqsa), dove vive in condizioni dure e disumane.

L’Associazione ritiene che il proseguimento della politica di arresti amministrativi da parte degli occupanti israeliani, che trattengono centinaia di cittadini senza processo né accuse precise, costituisca una punizione per chi non ha commesso alcun reato e una detenzione senza fine; una palese violazione dei diritti umani e del diritto dell'individuo alla protezione dagli arresti, e una flagrante violazione sia del diritto internazionale umanitario che della quarta Convenzione di Ginevra, la quale è dedicata alla libertà delle persone e considera l'uso abituale della detenzione amministrativa una misura punitiva molto dura.

L’Associazione ha confermato che l'uso da parte delle Autorità di occupazione israeliane della pratica delle detenzioni amministrative prese il via con l'occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza nel 1967, per poi proseguire – in mancanza di sentenze della Magistratura – in maniera ondivaga, in base agli ordini militari. Questa pratica, dunque, è stata sempre usata come misura punitiva e di detenzione illimitata, basata sull'articolo 111 della Legge d’Emergenza imposta dalle Autorità britanniche nel settembre del 1945.

Tale articolo è stato messo in pratica molto più agevolmente dalle Autorità di occupazione israeliane grazie a leggi ed ordinanze militari, tra cui la più nota è quella n. 1228 del 17 marzo 1988, che ha attribuito il potere decisionale agli ufficiali di grado inferiore rispetto al capo area. Ciò ha portato a un sostanziale incremento del numero di palestinesi colpiti da detenzione amministrativa. Inoltre, l’ordinanza militare n. 1281 del 10 agosto1988 ha consentito di prolungare il periodo di detenzione amministrativa fino a un anno, suscettibile di  rinnovo.

L’Associazione ha chiarito che la maggior parte dei detenuti amministrativi sono arrestati per le loro opinioni e il loro credo, oppure a causa delle loro pacifiche attività politiche e sindacali, mentre altri vengono sottoposti a lunghi interrogatori che non riescono a dimostrare nulla. Altri ancora passano dalla detenzione amministrativa alle carceri israeliane, e in molti casi vengono utilizzati come strumento di pressione sulle organizzazioni alle quali appartengono.

Inoltre, l’Associazione dei prigionieri palestinesi riporta che le Autorità di occupazione non rispettano né i principi generali del diritto, né le garanzie giudiziarie, né la trasparenza nella detenzione nel rispetto delle leggi internazionali e della Convenzione di Ginevra, ma anzi usano la detenzione amministrativa come una forma di detenzione segreta, una punizione collettiva contro i palestinesi per periodi che possono diventare anni, privando i detenuti amministrativi dai loro diritti più elementari, tra cui quello di ricevere i loro avvocati e di conoscere i motivi della loro detenzione.

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