Report del Congresso del Dialogo nazionale.

Il congresso del dialogo nazionale ha concluso i lavori e ha invitato alla formazione di un comitato di dialogo sotto la presidenza di Abu Mazen.

 

Dal nostro corrispondente.

27 maggio 2006 

Il congresso nazionale palestinese ha pubblicato la dichiarazione di chiusura del dialogo. Il primo articolo della dichiarazione di chiusura  sottolinea l’esigenza di unità nazionale dei palestinesi, delle fazioni e delle loro forze nazionali e islamiche.

La dichiarazione ha dato risalto alle diverse posizioni nazionali nella realtà  della società palestinese e sulle contraddizioni nella prospettiva della loro risoluzione. E’ stato notato che tutte le questioni di discussione dovrebbero essere trattate nello spirito della democrazia e senza l’uso delle armi: è stato infatti dichiarato che "è proibito a tutti versare sangue palestinese".

Nella dichiarazione finale tutte le forze e fazioni nazionali sono state invitate a sottoscrivere una "lettera di onore" che impedisce qualsiasi combattimento interno e per qualsiasi motivo, aggiungendo che la polemica politica fra i partiti nazionali deve essere risolta sul tavolo del dialogo.

 

Il Congresso Nazionale di Dialogo ha confermato il rifiuto categorico dell’assedio che il popolo palestinese sta subendo dopo i risultati delle elezioni, come forma di punizione collettiva.

Ha richiesto il trasferimento dei soldi delle tasse, trattenuti da Israele per il terzo mese consecutivo, invitando a un movimento popolare unificato per far sentire  la voce del popolo palestinese, e di uno arabo, islamico e internazionale.

Nel documento finale si legge: “Il congresso nazionale di dialogo, che rappresenta tutte le forze della nostra gente, dichiara il suo rifiuto categorico al piano Olmert teso a sradicare e a distruggere il nostro territorio trasformandolo in ghetti isolati nel tentativo di garantire la sicurezza israeliana. Il piano, se realizzato, porterà alla confisca del 58% del territorio della Cisgiordania".

Il congresso ha confermato che la pace non sarà realizzata finché ci saranno insediamenti e Muro nei Territori palestinesi. E ha invitato i paesi arabi e la comunità internazionale a contestare il piano Olmert basato su un programma di insediamento e spartizione dei Territori palestinese; a prendere atto del parere giuridico espresso del tribunale dell’Aia, secondo cui l’occupazione e la costruzione del Muro sono "illegali".

Il Congresso ha noltre richiesto il rispetto del Parlamento e del Governo, del sistema giudiziario e dell’ordine pubblico, ribadendo che nulla deve essere al di fuori della legge e minacciare la sicurezza dei cittadini.    

E ha invitato il presidente del Comitato esecutivo dell’OLP, Mahmoud Abbas, a sollecitare i membri al dialogo, in base agli accordi del Cairo prima della riunione di giugno volta alla ristrutturazione e allo sviluppo dell’organizzazione nella sua posizione di unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese. 

Il Congresso ha confermato che la resistenza è un legittimo diritto della popolazione palestinese – diritto garantito dalla legislazione internazionale – e ha invitato alla formazione di comitati unitari per la difesa della gente e della terra, e ha sollecitato l’applicazione del "diritto al ritorno", garantito dalla risoluzione 194.

La dichiarazione finale del congresso ha annunciato la formazione di un comitato sotto la presidenza di Mahmoud Abbas, di cui faranno parte rappresentanti sia del consiglio nazionale sia di quello legislativo, le istituzioni della società civile, le forze nazionali e islamiche.

 

  

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