Report di Amnesty International: Israele si è macchiato di crimini di guerra contro Gaza.


Gaza. Israele si è macchiato di atroci crimini di guerra durante le operazioni contro la Striscia di Gaza eseguite negli scorsi mesi di dicembre e gennaio: è quanto denuncia un nuovo report pubblicato oggi da Amnesty International.

Mentre i tribunali e le commissioni Onu continuano a indagare, o a indicizzare e pubblicare in modo parziale i risultati delle proprie indagini, il documento di Amnesty è il primo rapporto comprensivo della guerra israeliana su Gaza, denominata Operazione Piombo Fuso.

Ecco il commento di Donatella Rovera, che ha guidato una missione di ricerca sul campo condotta da Amnesty a Gaza e nel sud d’Israele, durante e dopo il conflitto: “La mancanza d’investigazioni appropriate da parte d’Israele sul comportamento delle proprie truppe a Gaza, e quindi sui crimini di guerra, e il suo continuo rifiuto a collaborare con la missione investigativa Onu indipendente, guidata da Richard Goldstone, è la prova che intende evitare ogni esame pubblico”.

Il report documenta l’uccisione di centinaia di civili palestinesi disarmati e la distruzione di migliaia di case da parte delle forze israeliane a Gaza. Include anche le tre morti di civili israeliani per le “centinaia di razzi” lanciati dalle fazioni militanti palestinesi nel sud d’Israele. Gli analisti classificano anche tali attacchi come “crimini di guerra”.

La lista di violazioni dei diritti umani è comunque molto più estesa dalla parte israeliana. Il report dichiara che le aggressioni d’Israele “hanno infranto le leggi di guerra” nel momento in cui sono state usate “armi da campo di battaglia contro la popolazione civile intrappolata a Gaza, senza alcun mezzo di fuga.

I dati di Amnesty rivelano che la portata e l’intensità degli attacchi su Gaza sono “senza precedenti”. Confermando i numeri del ministero della Sanità del governo di Hamas, riportano che “nei 1.400 palestinesi uccisi dalle forze israeliane sono inclusi 300 bambini e centinaia di altri civili disarmati che non prendevano parte al conflitto”.

Gli investigatori di Amnesty hanno scoperto che la maggior parte delle morti sono state causate da “armi di alta precisione, dalla messa a fuoco eccezionale, che permette a chi osserva d’inquadrare il bersaglio nei minimi particolari”. Questo renderebbe insostenibili le affermazioni del governo israeliano, il quale sostiene che le vittime civili sarebbero state “danni collaterali”.

Queste, sostiene invece il rapporto, non si sarebbero trovate “intrappolate negli scontri a fuoco tra i militanti palestinesi e le forze israeliane, né sarebbero state intente a fare da scudo ai primi o a qualche bersaglio militare. Molte sono state uccise nel sonno durante i bombardamenti sulle loro case”.

Il report ha anche condannato l’uso di armi al fosforo bianco, che, al contrario delle altre, definisce “imprecise”, e “da non usare mai in aree densamente popolate”. La Striscia di Gaza è infatti una delle aree del pianeta dalla densità di popolazione più alta, raggiungendo quota 3.945,4 persone per chilometro quadrato.

L’esercito israeliano non ha mai risposto negli ultimi cinque mesi alle ripetute richieste di Amnesty International, che invitava a fornire informazioni su casi specifici descritti nel report e a discutere di persona i risultati delle indagini.

 

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