Report di B’Tselem: civili, poliziotti e bersagli per le bombe.

Report di B’Tselem: civili, poliziotti e bersagli per le bombe 

In un focus pubblicato dall’associazione umanitaria B’Tselem è possible trovare un elenco – frutto di accurate ricerche e completo di riferimenti – dei danni causati dall’operazione Piombo Fuso, la guerra condotta da Israele sulla Striscia di Gaza tra dicembre e gennaio.

Secondo il documento di B’Tselem, le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso 1.387 palestinesi nel corso delle tre settimane di conflitto. Ecco ciò che è emerso dalle ricerche:

·         Tra le vittime, 773 non avevano preso parte alle ostilità: vi sono inclusi 320 minori e 109 donne al di sopra dei 18 anni

·         Altri 330 erano parte delle ostilità; 248 di loro erano uomini della polizia. La maggior parte di questi ultimi furono uccisi in bombardamenti aerei che presero come bersaglio le stazioni di polizia il primo giorno dell’operazione

·         Per le restanti 36 persone, B’Tselem non ha saputo determinare a quale delle due categorie appartenessero.

Ricerche comparate

Le statistiche ufficiali del governo israeliano riportavano 1.166 palestinesi uccisi, il 60% dei quali “membri di Hamas e di altri gruppi armati”. Secondo l’esercito, il totale di palestinesi uccisi e “non coinvolti” nella lotta ammontavano a 295.

Il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR), l’8 settembre, ha invece pubblicato un report rivisto ed esteso con le seguenti cifre:

·        1.419 sono le vittime di guerra palestinesi, di cui 1.167 non-combattenti e 252 attivisti della Resistenza. I non-combattenti includono civili e ufficiali della polizia civile che non erano coinvolti nelle ostilità: in altre parole, le categorie protette dalla legge umanitaria internazionale

·        Le indagini condotte dal PCHR indicano più precisamente che 918 civili furono uccisi: tra essi 318 minori e 111 donne

Il ministero della Sanità palestinese ha parlato di 1.455 morti in totale.

Da parte sua, B’Tselem ha definito la discrepanza tra i numeri e le cifre del governo israeliano “intollerabile”, e ha citato visite alle case dei defunti e documentazioni fotografiche che contraddicevano in modo diretto le prove del governo.

Poliziotti non-combattenti?

L’organizzazione umanitaria israeliana è la prima non-palestinese a non contare i poliziotti tra i “combattenti”. Durante tutta la guerra di Gaza, nessuna delle parti – Stati Uniti compresi – ha saputo stabilire se la polizia fosse un’entità da considerare separatamente.

In un precedente aggiornamento sulla ricerca, B’Tselem ha giustificato il proprio sistema di classificazione affermando: “È discutibile che la polizia palestinese di Gaza, in quanto istituzione, sia parte delle forze di combattimento di Hamas, nel senso che i suoi uomini svolgano costantemente una funzione di combattimento”.

L’associazione ha utilizzato uno studio di sei anni completato dal Comitato internazionale della Croce Rossa, che ha determinato due categorie di persone le quali, durante un conflitto armato tra uno stato e un gruppo paramilitare, perdono la protezione concessa loro in quanto civili.

B’Tselem le ha identificate nel modo seguente:

1.     Qualsiasi individuo soddisfi una “funzione costante di combattimento”. Questi individui sono bersagli legittimi, anche se al momento dell’attacco non stanno prendendo parte diretta alle ostilità. Questa categoria include coloro la cui funzione costante implica la preparazione, l’esecuzione o il comando di azioni o operazioni belliche. Chi è stato reclutato, addestrato ed equipaggiato da individui appartenenti a questa categoria allo scopo di partecipare in modo continuo e diretto alle ostilità può essere considerato una persona che ha assunto una funzione costante di combattimento, ancora prima di sferrare effettivamente un attacco. D’altra parte, chi accompagna o sostiene in modo costante un gruppo paramilitare ma non svolge un ruolo di partecipazione diretta alle ostilità mantiene il proprio status di civile e non rappresenta un bersaglio legittimo. Per questo motivo, reclutatori, addestratori, finanziatori e propagandisti possono contribuire allo sforzo bellico generale, ma, finché non partecipano in modo diretto agli scontri, non sono un legittimo oggetto di attacco.

2.     Qualsiasi individuo non soddisfi una “funzione costante di combattimento”, ma prenda parte direttamente alle ostilità. Costoro diventano bersagli legittimi solo al momento del loro intervento negli scontri armati (ad esempio, mentre si apprestano a sparare un razzo, mentre lo sparano e mentre corrono a rifugiarsi dopo lo sparo).

 

Per questo, argomenta B’Tselem, “se si premette che ogni individuo va considerato come un civile fino a prova contraria, gli ufficiali di polizia non possono essere definiti come un legittimo oggetto di attacco là dove non esiste alcuna prova che siano integrati nelle forze di combattimento di Hamas”.

L’organizzazione non si spinge al punto da sostenere che la polizia andrebbe annoverata tra i non-combattenti: tuttavia, si legge nel focus, “poiché B’Tselem non ha informazioni sufficienti sul ruolo della polizia a Gaza, né sulle connessioni esistenti tra essa e i gruppi armati organizzati, non siamo in grado di stabilire con certezza se i poliziotti rappresentassero un bersaglio giustificato”.

Il processo di ricerca

Nel corso di un altro aggiornamento, B’Tselem ha spiegato come le proprie ricerche vengano condotte sia da investigatori che vivono nella Striscia di Gaza, sia da ricercatori con sede in Israele. L’intero staff “ha indagato sulle circostanze della morte di ciascun palestinese del quale è stata sostenuta la non-belligeranza. L’indagine ha incluso l’ottenimento di documentazioni mediche e la raccolta di testimonianze oculari. Il materiale è stato poi sottoposto a un controllo incrociato con gli annunci dei portavoce dell’esercito israeliano e con le liste disseminate nei siti e nei blog delle organizzazioni umanitarie palestinesi e dei gruppi armati dei mujahidin, oltre che dell’Agenzia ONU per la Coordinazione degli affari umanitari (OCHA). B’Tselem ha anche chiesto alle forze di difesa israeliane una copia della lista delle fatalità compilata dalla loro dirigenza, ma queste hanno opposto il loro rifiuto.”

Perdite israeliane

Lo studio ha trattato anche degli israeliani uccisi durante il conflitto. Ecco ciò che è stato riscontrato: “I palestinesi hanno ucciso 9 israeliani durante l’operazione: 3 civili e un membro delle forze di sicurezza, tramite i lanci di razzi nel sud d’Israele, e 5 soldati nella Striscia di Gaza. Altri 4 soldati sono caduti per il fuoco amico”.

Il testo completo della ricerca:

 

 

 

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