Rice convoca ad Assuan il quartetto degli amici arabi.

Da www.ilmanifesto.it del 24 marzo

Rice convoca ad Assuan il quartetto degli amici arabi
Oggi e domani vertice nella città egiziana fra il segretario di Stato Usa, Egitto, Arabia saudita, Giordania ed Emirati

Michele Giorgio
Gerusalemme

Gioca di anticipo sul vertice arabo di Riyadh Condoleezza Rice che tra oggi e domani incontrerà nella città egiziana di Assuan, i ministri degli esteri del cosiddetto Quartetto arabo – Egitto, Giordania, Emirati arabi e Arabia saudita – per ottenere sostegno all’iniziativa americana. In agenda ci sono diversi punti – il futuro dell’Iraq e quello del Libano, le prospettive di ripresa del negoziato israelo-palestinese, il programma nucleare iraniano e la tensione sciiti-sunniti (ovvero come contenere l’influenza e il potere crescenti degli sciiti) – ma il segretario di stato oggi in particolare insisterà affinché i leader arabi «amici» inseriscano nel dibattito previsto a Riyadh la proposta Usa di creazione di uno Stato palestinese con frontiere provvisorie che ben si sposa con il piano israeliano per la Cisgiordania.
E’ molto probabile che durante i colloqui la Rice chieda, a nome di Israele, una «revisione» dell’iniziativa araba del 2002 (ispirata dall’Arabia saudita) che in cambio di un ritiro israeliano dai territori palestinesi e arabi occupati nel ’67 offre un ampio accordo di pace. In particolare l’annullamento dei punti che riaffermano il diritto dei profughi palestinesi (della guerra del ’48) di far ritorno alle loro case e ai loro centri abitanti. Per questo il vice presidente siriano Faruk A-Shara è in un tour arabo per impedire che venga già decisa la risoluzione del summit in Arabia saudita.
A dar credito a quanto riferiscono i giornali arabi, a Riyadh non verranno approvate modifiche all’iniziativa del 2002 ma, come scriveva un paio di giorni fa Dina Izzat sull’egiziano Al-Ahram, «non è un segreto che ad Assuan il Quartetto arabo cercherà di preparare il terreno alla visione americana del Medio Oriente, evitando i punti troppo contrastanti con gli interessi dei paesi della regione». In apparenza l’Egitto di Mubarak è il protagonista della scena diplomatica nelle prossime tre settimane, visto che ad aprile ospiterà anche un incontro tra il Quartetto arabo e il Quartetto occidentale (Usa, Russia, Ue e Onu). Ieri il vice ministro degli esteri egiziano, Hani Khalaf, ha esortato Israele ad accettare subito l’iniziativa di pace araba perché «successivamente si ricercherà un meccanismo negoziale per portare alla soluzione pacifica del conflitto con i palestinesi». In realtà il ruolo principale lo avrà l’Arabia saudita, forte anche del «successo» ottenuto alla Mecca mediando l’accordo tra i palestinesi di Hamas e Fatah. Ieri il columnist del New York Times Thomas Friedman, si è chiesto se l’Arabia saudita non stia diventando il nuovo Egitto e, di fatto, ha suggerito a re Abdallah di seguire le orme del presidente egiziano Anwar Sadat e quindi di recarsi al parlamento israeliano a presentare «formalmente l’iniziativa di pace». Un «suggerimento» fondato su qualcosa di solido visto che i palestinesi sostengono che il vertice di Riyadh approverà la formazione di una «commissione araba» (il Quartetto arabo allargato ad altri paesi alleati degli Usa) guidata proprio dal sovrano saudita e incaricata di portare avanti l’iniziativa del 2002. Sono quindi fondate le preoccuppazioni di chi teme un ulteriore cedimento arabo alle pressioni americane.

 

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