Risposta invito alla collera di piazza, massiccia e imponente.

Di Vittorio Arrigoni, Gaza City

Ore 19:00 egiziane e di Gaza

La risposta all’invito alla collera di piazza per la giornata n.8 di rivoluzione egiziana è in queste ore massiccia e imponente.

Nonostante il blocco dei trasporti pubblici, dei servizi di telecomunicazioni e di internet, nella piazza centrale del Cairo, Tahreer Square, secondo l’emittente televisiva qatarense Al Jazeera stanno manifestando più di 2 milioni di persone.

300 mila a Suez.

250 000 a  Mahalla.

250 000 a Mansoura.

500 000 ad  Alexandria.

Un conto approssimativo di tutti i dimostranti scesi nelle piazze e nella strade principali delle maggiore città dice circa 4 milioni di persone in tutto l'Egitto.

La richiesta è univoca, semplice e sempre la stessa da giorni: “Mubarak vattene!”

Le piazze e la strade di tutto l’Egitto vedono chiaramente la straordinaria mobilitazione di un movimento spontaneo, non manovrato, smentendo in maniera  inequivocabile col passare del tempo l’ipotesi di una insurrezione “pilotata”, come suggeriscono i cabli dell’odierno Nostradamus Wikileaks.

 Dopo la maggior parte del popolo e delle diplomazie occidentali, anche l ’esercito ha scaricato Mubarak in un comunicato diramato ieri sera dalla tv di stato, in cui si esprimeva:

“La presenza dell'esercito nelle strade è per il vostro bene e per garantire la vostra sicurezza e benessere. Le forze armate non faranno ricorso all'uso della forza contro il nostro grande popolo. Le vostre forze armate, che sono consce della legittimità delle vostre richieste e sono intenzionate ad assumere la loro responsabilità nella protezione della nazione e dei cittadini, affermano che la libertà di espressione attraverso mezzi pacifici è garantita a tutti”.

Al faraone in procinto di mummificazione rimangono sudditi la maggior parte degli apparati della polizia, segreta e non, più di un milione di divise comunque, oltre al lavorio nell'ombra di Israele e Usa per una sua successione “dolce” del dittatore controllata dall'esterno.

Con la decisione di nominare per la prima volta in trent’anni un vicepresidente, Mubarak mostra infatti l’intenzione di poter abdicare in favore del suo scudiero Suleiman, uomo di fiducia d’Israele e Usa, che si augurano possa reggere alle sommosse popolari.

Ufficiali israeliani sono in continuo contatto col neo vicepresidente egiziano per impartirgli direttive di politica estera,  in special modo circa il trattamento del confine con Gaza.

Suleiman, ex capo dei servizi segreti egiziani è parecchio apprezzato in Israele, soprattutto per la sua cooperazione nell’oppressione  dei Fratelli Musulmani e di Hamas.

Mentre il governo israeliano avvia una commissione d’inchiesta per scoprire come il suo servizio segreto si sia fatto trovare impreparato dinnanzi una rivoluzione di così ampia scala, grosse preoccupazioni a Tel Aviv anche circa un possibile stravolgimento degli importanti accordi di fornitura energica fra Israele ed Egitto.

Tornando al Cairo e ai milioni di manifestanti in piazza, un'inquietudine assale qui a Gaza pensando alla possibile evoluzione della rivoluzione.

Nei giorni scorsi il ritiro della polizia dalle strade e dalle piazze maggiori delle città più importanti e’ conciso con la discesa in campo di predoni concentrati in saccheggi, incendi e distruzioni anche del patrimonio storico e culturale, patrimonio  mondiale come le Piramidi e il museo Egizio.

Decine di ladri e vandali fermati da comitati popolari spontaneamente organizzati in difesa dei quartieri delle città,  prima di prima di essere consegnati all’esercito sono stati identificati come sono membri del Mukabarat, la polizia segreta di Mubarak.

Pare infatti che il dittatore si stia comportando come un novello Nerone: testimoni oculari parlano di agenti in borghese scatenati che danno fuoco a edifici e automobili, uno triste scenario ricorrente anche negli anni più bui del nostro Paese e che si riassume in una sola parola: strategia della tensione.

Chiaramente, ai posti di controllo di questo Egitto assediato dalla sua popolazione non siede un solo satrapo, malato e decrepito, ma anche Washington  e Tel Aviv intenti a spostare le pedine in questi giorni di guerriglia urbana.

La cacciata del regime, l’istituzione di un governo provvisorio che attuai le riforme costituzionali necessarie a  traghettare l’Egitto verso elezioni finalmente libere e democratiche, sarebbero i passaggi naturali in risposta alle richiesta del movimento di rivoluzione egiziano. Ma ecco che se ci fossero consultazioni non manovrate, come quelle che per 30 anni hanno confermato il regime di Mubarak, è facile prevedere una vittoria del movimento dei Fratelli Musulmani, eventualita’ inaccettabile dagli Usa e Israele cosi’ come non sono state accettate le elezioni libere e democratiche in Palestina del 2006.

In seguito all’esito democratico di quelle consultazioni vittoriose per Hamas, Usa e Israele hanno stretto Gaza in un criminale assedio e permesso ai sionisti l’indisturbata pulizia etnica di Gerusalemme e della West Bank.

L’esercito che fin dal primo giorno ha dimostrato simpatia per il movimento rivoluzionario, potrebbe improvvisamente cambiare atteggiamento se venisse attaccato o le manifestazioni sfociassero in tumulti di inaudita violenza.

E l’inquietudine è proprio questa, che atti terroristici verso centri di interesse pubblico se non direttamente mirati contro l’esercito, possano spingere i militari a soffocare i moti democratici e imporre un regime militare, ancora facilmente addomesticabile da un dittatore in fuga e dai suoi alleati maestri in esportazione di dittatura.

Mentre tutti i televisori di Gaza city sono sintonizzati su Al Jazeera, nei quartieri privilegiati nei quali è erogata l’energia elettrica, caccia f16 israeliani sono in costante volo da tutto il giorno lasciano presagire imminenti bombardamenti nella notte sulla popolazione civile.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni per Infopal da Gaza City

 

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