Sacrificare la lotta per la Palestina.

Sacrificare la lotta per la Palestina

Hamas e Fatah si accusano a vicenda di essere il burattino dei poteri stranieri. Curiosamente, c’è un fondo di verità nelle denunce di entrambe le parti

di Amira Hass
Ha’aretz, 14 giugno 2007

Quinta colonna, traditori, collaborazionisti – è questo il modo in cui i portavoce di Hamas chiamano quelli che ritengono responsabili della guerra civile nella Striscia di Gaza. Puntano l’attenzione su una "corrente traditrice all’interno del movimento Fatah", avvertendo che il presidente dell’Autorità palestinese (Ap) Mahmoud Abbas è "incapace di assumere il controllo su di essa". Si riferiscono a Mohammed Dahlan e ai suoi affiliati.

Gli affiliati di Abbas sostengono un’opinione simile: Una corrente di Hamas si sta ribellando contro le istituzioni legittime dell’Ap, dicono.

Ogni parte accusa la "corrente traditrice" dell’altra di essere il burattino dei poteri stranieri che manovrano le sue mosse. Iran e i fondamentalisti islamici vengono citati come la forza che guida Hamas, mentre si dice che Stati Uniti e Israele siano dietro Fatah.

Ogni parte accusa l’altra di una congiura pressoché manifesta. Hamas dice che Fatah ha tentato di sabotare il governo eletto di Hamas, e poi il governo di unità palestinese. Fatah sostiene che Hamas sta rimanendo aggrappato al suo controllo sulla Striscia di Gaza, e ignorando la profondo deterioramento economico, sociale e politico che questo ha provocato, allo scopo di subentrare all’Olp.

Curiosamente, c’è un fondo di verità nelle accuse di entrambe le parti.

Con l’aumentare, di ora in ora, del numero delle persone uccise e ferite nella lotta intestina palestinese, e col crescere della paura che i combattimenti si espandano alla Cisgiordania, è difficile notare che i due fronti sono immagini speculari. Entrambi i campi stanno trasformando tutti i civili in ostaggi, e li stanno condannando a morte con i loro combattimenti in strada, sacrificando la lotta per la liberazione della Palestina sull’altare della propria rivalità.

In ogni caso, esite una differenza importante tra i (due) movimenti. Mentre i leader di Fatah si trovano fuori da Gaza – all’estero o in Cisgiordania – quelli di Hamas non hanno abbandonato il loro popolo.

Hamas ha deciso questa settimana di prendere il controllo dei posti delle forze di sicurezza legati ad Abbas, sostenendo che questo fosse l’unico modo per porre fine alle uccisioni e ai crimini della "corrente traditrice”. Ma, di fatto, la mossa è un’affermazione che Hamas rappresenta il "reale sovrano di Gaza". Hamas sta seguendo le orme di Yasser Arafat, che si circondò di forze paramilitari accettate da Israele. Egli le considerava il suo simbolo di sovranità.

Le forze di Arafat possedevano armi e pose da esercito, e i loro leader sviluppavano relazioni cordiali con alti ufficiali della Difesa israeliana – anche dopo aver lasciato l’esercito ed essere diventati partner d’affari. Tutto ciò non ha posto fine al processo che stava trasformando gli accordi di Oslo in un progetto di costruzione accelerata di insediamenti e riducendo il territorio per i palestinesi.

E in seguito, nel settembre del 2000, scoppio l’intifada. Quella che iniziò come una rivolta popolare venne presto dirottata dal culto della lotta armata. Le armi e le vuote pose militari semplicemente alimentarono la politica israeliana di frammentazione del territorio palestinese.

In seguito alla formazione del governo di Hamas, Abbas ha chiesto – e ricevuto – il permesso da Israele e Stati Uniti di portare armi all’interno della Striscia di Gaza. L’uso limitato di queste armi è ora evidente. Le forze di Fatah non sono deboli perché sono a corto di armi, ma perché il movimento di Fatah, che non è riuscito a mantenere la sua promessa secondo cui Oslo avrebbe condotto a uno stato indipendente, non sta offrendo un nuovo piano di azione per far fronte all’occupazione israeliana.

Come immagine speculare di Fatah, il governo Hamas ha annunciato di non poter pagare i salari degli impiegati pubblici. Ma ha trovato il modo di finanziare l’ampia importazione delle armi che vengono contrabbandate dentro la Striscia di Gaza e acquistate in Cisgiordania.

Adesso (Hamas) otterrà il completo controllo “militare” della Striscia di Gaza. Ciò porterà sollievo agli 1,4 milioni di abitanti di Gaza? Migliorerà il sistema sanitario e assicurerà l’impiego dei laureati? Porterà alla rimozione del blocco terrestre e navale di Israele?

Si può supporre che il rilevamento militare dei simboli di “sovranità” di Abbas servirà come scusa per Israele per tagliare una volta per tutte i restanti legami civili ed economici tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania – un processo politico che Israele ha avviato nel 1991. Perché Hamas – così come la sua immagine speculare Fatah – non ha un coerente piano di liberazione o indipendenza per i palestinesi nell’arco di questa vita.

(Traduzione di Carlo M. Miele)

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