Sciopero della fame dei palestinesi bloccati al valico di Rafah in attesa di una risoluzione delle loro richieste.



 

Gaza – Infopal


I cittadini palestinesi
della Striscia di Gaza bloccati alla frontiera palestino – egiziana hanno
iniziato ieri uno sciopero della fame a causa delle cattive
condizioni umanitarie in cui stanno vivendo e della loro impossibilità a rientrare
nelle loro case. Tale situazione si protrae ormai da più di sei mesi.


Lo sciopero minaccia di proseguire
finché non verrà dato il permesso di rientrare in Palestina.


I profughi hanno rivolto un
appello alla presidenza e al governo palestinesi perché intervengano a porre
fine al loro dolore, che aumenta di giorno in giorno, per la chiusura del
valico di Rafah, a sud della Striscia di Gaza.
 


Alla frontiera le condizioni di vita sono
molto difficili, soprattutto per chi, lontano dalla famiglia, è rimasto senza
denaro e non può più mantenersi in territorio egiziano.

Le notizie indicano che il
numero dei profughi è in crescita, in concomitanza con l’esaurimento delle
scorte di medicine da parte di molti malati e col ritorno di alcune famiglie
palestinesi provenienti da diversi paesi arabi ed europei, che cercano di
rientrare nella Striscia di Gaza, oltre che studenti che tornano a Gaza
dopo aver terminato gli studi all’estero.

 

La radio israeliana di
lingua ebraica ha riportato da fonti palestinesi che la presidenza di Abbas,
questa settimana, inizierà a lavorare per risolvere la questione dei profughi
con l’aiuto dell’Egitto.

Secondo la fonte, oggi si
terrà un incontro tra palestinesi e israeliani, con l’obiettivo di semplificare
il rientro dei palestinesi bloccati al confine tramite il passaggio di Beit
Hanun, il tutto prima della conferenza di Annapolis.

 


Il deputato Jamal
al-Khudari, capo della delegazione popolare per affrontare l’assedio, durante
un suo incontro con i profughi, ha rivelato la presenza di un movimento
positivo riguardo alla soluzione di questo problema.

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