Sciopero della fame dei prigionieri palestinesi contro isolamento e punizioni collettive

Ramallah – InfoPal. Contro la propria detenzione in isolamento da otto anni, Shaykh Jamal 'Abdel Salam Abu Hejah, leader di Hamas di 52 anni, tra i combattenti palestinesi in prima linea nel campo profughi di Jenin (Cisgiordania Nord), ha avviato da due giorni lo sciopero della fame.

Il gruppo per i prigionieri “Wa'ed” ha riferito che Shaykh Abu Hejah è entrato il mese scorso nel X anno di detenzione in Israele.

Arrestato ad agosto 2002, poco dopo l'invasione militare israeliana del campo profughi di Jenin, Shaykh Abu Hejah fu catturato con l'accusa di aver guidato un'operazione nella quale furono uccisi sette israeliani.

Shaykh Abu Hejah si era rifiutato di essere deportato in Giordania, e oggi sta scontando una pena detentiva di sette ergastoli, come decretato nel 2005 da un tribunale israeliano.

Lo stato di salute del prigioniero palestinese, che ha anche subito l'amputazione di una mano, è precario e le organizzazioni per i diritti umani chiedono di seguire da vicino il suo caso.

L'azione di Shaykh Abu Hejah è stata subito imitata dalla maggioranza dei prigionieri palestinesi nel resto dei penitenziari israeliani. Prigionieri e detenuti hanno fatto sapere che non obbediranno agli ordini delle autorità carcerarie, si rifiuteranno di indossare le uniformi e non si presenteranno ai richiami.

I detenuti del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) sono in sciopero della fame ad oltranza per chiedere la fine della detenzione in isolamento (che dura da tre anni) del leader Ahmed Sa'dat.
Non solo il caso di Sa'adaat, ma anche quelli di altri 20 prigionieri palestinesi – detenuti in isolamento da oltre 10 anni – sono al centro dello sciopero indetto lunedì scorso.

Nelle prigioni israeliane di Raymon e Nafhah i prigionieri hanno annunciato lo sciopero in concomitanza con la visita del ministero per la Sicurezza nazionale di Israele, che ha fatto sapere ai detenuti di non essere disposto ad accogliere le loro richieste.

Nella prigione di Shatta i prigionieri si sono rifiutati di incontrare legali e parenti da quando le autorità carcerarie hanno comunicato loro che saranno portati davanti agli sportelli delle visite con piedi e mani incatenati.
Queste notizie sono state confermate integralmente dal ministero per gli Affari dei prigionieri palestinesi, 'Issa Qaraqe', il quale ribadisce che “queste pratiche sono motivate esclusivamente dalla volontà israeliana di imporre punizioni collettive ai prigioneiri palestinesi, contro le quali essi oggi si ribellano proclamando lo sciopero della fame”.

In questi giorni, alcuni membri di “Wa'ed” si trovano al Cairo dove, da lunedì scorso, sono impegnati nella formazione di un comitato egiziano-palestinese a difesa dei prigionieri arabi nelle prigioni di Israele. Per l'internazionalizzazione della loro causa di liberazione.

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