Scott Ritter: Israele preferirebbe far morire i propri ostaggi che un cessate il fuoco

Sputnikglobe.com. Di James Tweedie. Israele ha concordato una tregua e uno scambio di prigionieri con Hamas. Scott Ritter, ex sovrintendente alle armi delle Nazioni Unite e marine statunitense, sostiene che l’accordo è stato una vittoria per la Palestina e un’umiliazione per lo stato sionista.

Il governo israeliano preferirebbe vedere morti i propri ostaggi trattenuti nella Striscia di Gaza piuttosto che scambiarli con donne e bambini palestinesi, afferma un importante attivista pacifista.

I mediatori del Qatar hanno annunciato martedì scorso un accordo di cessate il fuoco tra Israele e il movimento palestinese Hamas. Secondo l’accordo, Israele e Hamas osserveranno una “pausa umanitaria” di quattro giorni. Hamas rilascerà 50 donne e bambini presi in ostaggio durante l’incursione del 7 ottobre nel sud di Israele, mentre Israele rilascerà 150 donne e bambini palestinesi al di sotto dei 19 anni detenuti nelle sue carceri.

Ciò lascerà ancora quasi 200 israeliani, la maggior parte dei quali soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), prigionieri nella Striscia di Gaza assediata, dove i loro commilitoni hanno condotto una campagna di bombardamenti e di terra per più di un mese e mezzo.

Oltre 13.000 palestinesi sono stati uccisi e 33.000 feriti, tre quarti dei quali donne, bambini e anziani. Israele ha rivisto il proprio bilancio delle vittime del 7 ottobre portandolo a 1.200.

L’ex ispettore delle Nazioni Unite sulle armi Scott Ritter ha detto a Sputnik che chiunque “abbia a cuore l’umanità e le persone” dovrebbe accogliere con favore la buona notizia dell’accordo. Ma sostiene che il governo israeliano non avrebbe mai voluto trovarsi nella posizione di dover scambiare prigionieri “da un punto di vista dottrinale”.

“Ecco perché hanno adottato quella che viene chiamata la Direttiva Hannibal, che sostanzialmente ordina alle forze di difesa israeliane di uccidere i soldati catturati da Hamas o Hezbollah in modo che non possano essere sfruttati contro Israele”, ha affermato Ritter, “poiché questi 200 e passa ostaggi vengono tuttora utilizzati”.

Ha sottolineato inoltre che molti degli ostaggi sono già stati uccisi nei bombardamenti che hanno ridotto in macerie gran parte della città di Gaza e altre aree urbane – e anche durante il raid delle Brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, e di altri gruppi militanti.

“Alcuni dicono addirittura che la maggior parte delle morti sono avvenute il 7 ottobre, quando le forze israeliane hanno colpito con i carri armati i vari kibbutz occupati da Hamas che tenevano gli ostaggi e hanno sparato sugli edifici, uccidendo sia combattenti di Hamas che ostaggi”, ha osservato Ritter.

Ciò contrasta con uno degli obiettivi principali di Hamas, che “intendeva prendere ostaggi con il preciso scopo di scambiarli con i prigionieri palestinesi detenuti”.

“Quindi questa è una grande vittoria per Hamas”, ha sottolineato Ritter. “Questo è uno degli obiettivi principali che si erano prefissati nell’operazione Ciclone di Al-Aqsa: catturare gli israeliani, portandoli a Gaza, trattenerli e poi scambiarli con i prigionieri palestinesi incarcerati che altrimenti Israele non avrebbe mai avuto intenzione di mettere in libertà”.

“Ricordate, gli israeliani hanno detto ‘non accetteremo mai un cessate il fuoco’. Un cessate il fuoco è una vittoria per Hamas”, ha aggiunto. “Israele non farebbe concessioni se stesse vincendo. Israele sta perdendo”.

Ha sottolineato che l’attacco del 7 ottobre ha infranto il mito dell’invincibilità militare israeliana che ha sostenuto l’esistenza dello Stato ebraico sin dalla sua creazione, nel 1948.

“Israele è stato umiliato. I suoi militari, le tanto decantate IDF, sono stati sconfitti in uno scontro a fuoco da Hamas”, ha detto Ritter. “Se date un’occhiata alla documentazione, gli osservatori dell’intelligence israeliana riferivano ormai da tempo della possibilità di un attacco da parte di Hamas. Si è trattato di incompetenza, di una sciocchezza. Ciò dimostra che gli israeliani non sono così bravi come tutti sono stati indotti a credere”.

Nel frattempo, il quotidiano libanese Al-Mayadeen News ha affermato che le IDF hanno deliberatamente preso di mira due membri del suo staff, la giornalista Farah Omar e il cameraman Rabih Memari, che sono stati uccisi in un attacco con droni vicino al confine israeliano.

Le IDF continuano però a dichiarare di aver preso di mira solo i guerriglieri di Hezbollah, che finora hanno condotto una guerra a bassa intensità per tenere occupati circa 100.000 soldati israeliani nel nord di Israele.

L’esperto ha poi criticato l'”arroganza” delle affermazioni israeliane, quando invece i membri di Al-Mayadeen News “sono morti perché Israele li ha bombardati e perché Israele non distingue nella scelta dei suoi obiettivi”.

“Lo abbiamo visto in molte guerre precedenti”, ha detto Ritter. “In Vietnam, gli Stati Uniti uccidevano i civili, poi piazzavano armi e li chiamavano Vietcong”.

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi