Selfie e due salti di gioia: qual è il morale della resistenza palestinese a Gaza?

Palestine Chronicle. Mentre l’esercito israeliano continua a dipingere un quadro positivo delle sue imprese militari nella Striscia di Gaza, i numeri parlano di una realtà diversa.

Sabato scorso il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha rivelato che più di 5.000 soldati israeliani feriti sono arrivati in vari ospedali di Israele. Il 58% di questi feriti ha subito lesioni gravi, che in molti casi richiedono l’amputazione di mani e piedi.

Tutti questi feriti hanno riportato lesioni durante l’attuale guerra israeliana in corso a Gaza. 

Occultamento dei numeri.

Questi numeri potrebbero non raccontare nemmeno metà dell’intera storia.

Dall’inizio della guerra, Israele ha nascosto i dati sulle sue vittime di guerra per non creare panico nella popolazione israeliana. Ma sembra che l’esercito di Israele stia perdendo anche questa battaglia. Infatti, le richieste di maggiori informazioni stanno costringendo il ministero della Difesa israeliano a rilasciare nuovi dati sulle sue vittime di guerra. 

Secondo il quotidiano israeliano, “oltre 2.000 [soldati israeliani] sono stati ufficialmente riconosciuti dal ministero della Difesa come disabili”. Si può quindi solo immaginare quante altre migliaia di soldati abbiano subito altri tipi di lesioni che non sono state incluse nelle statistiche.

Nuova strategia? 

Ma com’è la situazione sul fronte di guerra palestinese?

Fin dal primo giorno di guerra, la Resistenza ha chiarito di non avere intenzione di condividere alcuna informazione sulle proprie perdite.

Gli analisti militari, tuttavia, suggeriscono che le Brigate Al-Qassam e altri gruppi della Resistenza abbiano fatto ricorso a una tattica militare volta a ridurre il numero di vittime tra i propri combattenti. Questa tattica si basa sul combattimento in piccoli gruppi, da tre a cinque combattenti ciascuno, e operando sotto un comando locale, che per estensione si coordina attraverso piccole unità di comando sparse nei quartieri, nei campi profughi e nelle città. 

Ma perché questa strategia? In questo caso, se Israele riesce a uccidere un membro o l’intero gruppo di combattenti, questa perdita non altera fondamentalmente l’andamento della battaglia, né tanto meno le dinamiche della guerra. È proprio per questo che le regioni settentrionali di Gaza, invase da Israele già il 27 ottobre, stanno ancora combattendo, a volte con la stessa tenacia di molti giorni fa.

Mentre Israele trasmetteva un’immagine trionfale, soprattutto nel nord di Gaza, due controprove palestinesi, apparse il 61° giorno di guerra e il 63° giorno, hanno smentito le affermazioni israeliane.

La prima è stata l’immagine di un combattente delle Brigate Al-Qassam che si scatta quello che sembra un selfie davanti a un carro armato israeliano Merkava completamente avvolto dalle fiamme, con militari israeliani all’interno.

Sebbene il volto del combattente sia offuscato per proteggerne l’identità, il suo atteggiamento rilassato indica un certo grado di fiducia nel modo in cui Hamas sta ancora operando nel nord di Gaza.

Inoltre, il fatto che le forze israeliane non si siano precipitate a salvare i loro colleghi intrappolati all’interno del carro armato rivela il grado di panico e disorganizzazione dell’esercito israeliano. 

Salti di gioia.

Un’altra immagine è stata quella di un video condiviso dalle Brigate Al-Quds, il braccio armato del Jihad islamico palestinese. 

Mostra un combattente della PIJ mentre si precipita a festeggiare l’esplosione di un altro carro armato israeliano Merkava. E mentre si affretta a festeggiare la notizia con i suoi colleghi esultanti, salta di gioia trasportando quello che sembra essere un missile RPG.

Il combattente non salta solo una volta, ma due, in una scena che è diventata virale sui social media e che è stata condivisa ripetutamente dalle reti di informazione del Medio Oriente.

Analogamente al selfie di Al-Qassam, l’euforia e il linguaggio del corpo dei combattenti delle Brigate Al-Quds non parlano di una battaglia persa. 

La guerriglia non può essere giudicata in base all’avanzamento dei carri armati nemici, ma piuttosto in base al comportamento delle forze che resistono una volta che questi carri armati sono avanzati. 

Le attuali battaglie di Gaza e le pesanti perdite delle truppe israeliane raccontano una storia che nessun analista militare aveva mai immaginato possibile: gruppi della resistenza palestinese male armati, ma ben addestrati, che sconfiggono uno degli eserciti presumibilmente più forti del mondo.

(Nella foto di copertina: combattente delle Brigate Al-Qassam scatta quello che sembra un selfie davanti a un carro armato israeliano Merkava avvolto dal fuoco).