'Siamo i ribelli della montagna'.

"Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì sull’aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli e i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.

Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella legge che ci accompagna
sarà la fede dell’avvenir.

La giustizia è la nostra disciplina
libertà è l’idea che ci avvicina
rosso sangue, il color della bandiera
siam di…l’armata forte e fiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l’ardor per la grande riscossa
sentimmo l’amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna…"

(da http://www.isral.it)

Non è un canto della resistenza palestinese, anche se potrebbe adattarsi a tutte le lotte popolari contro le guerre promosse dallo "scontro di civiltà",

questa è una bella canzone della Resistenza italiana, scritta nel 1944 sull’Appennino ligure-piemontese, dai partigiani del V distaccamento della III Brigata Garibaldi "Liguria" insieme al comandante Emilio Casalini "Cini". La brigata si trovava nella cascina Grilla.

"Resistenza", "brigate", "ribelli", "partigiani", "patrioti", "combattenti", ecc. sono termini che la manipolazione mediatica operativa soprattutto dal 2002 in poi, in preparazione delle guerre "per l’esportazione della democrazia", ha trasformato in tanti sinonimi di "terrorismo". 

Siamo pronti a definire così anche il nostro passato di rivoluzioni, ribellioni e lotte di resistenza europee? Siamo pronti a disfarci di un bagaglio di parole, di frasi, di ideali che fanno parte del nostro patrimonio, in nome di quella "lotta al terrorismo mondiale" che altro non è che una guerra globale delle potenze del colonialismo neo-liberista per accapparrare risorse, energie e postazioni strategiche?

E se non siamo pronti a rinunciare a questo bagaglio di lotte civili e politiche, perché molti di noi si sono lasciati convincere da media, politici e propaganda a considerare le lotte di liberazione dei popoli attualmente oppressi come "terrorismo"?

Perché qualche studioso di resistenza partigiana italiana scuote la testa e ci dice: "Attenti a non difendere troppo i palestinesi. Ricordate la Shoah!".  Forse che la Shoah è colpa dei palestinesi?

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