Sionismo, anti-sionismo, ebraismo, anti-semitismo: tra propaganda e realtà.

Sionismo, anti-sionismo, ebraismo, anti-semitismo. Termini differenti uniti da un denominatore comune: la disinformazione operata da media e politici asserviti alla propaganda della "Israel lobby". Confondere anti-sionismo e anti-semitismo è un errore linguistico e filologico, ancor prima che storico. Significa divulgare ignoranza e guerra, e far un torto all’ebraismo stesso. Infatti: "Non tutti gli ebrei sono sionisti, e i più devoti guardano con sospetto a questa ideologia" (1). Ma vediamo cosa ne pensano gli ebrei religiosi.

Quali sono le differenze tra sionismo, anti-sionismo e a-sionismo?

Risponde, dalle pagine di "Muri, lacrime e za’tar" (2), il prof. Yacov Rabkin, docente di Storia ebraica e Storia della scienza all’università di Montreal.

"Tra le diverse tendenze del sionismo, quella che ha avuto la prevalenza si prefiggeva quattro obiettivi: (a) trasformare l’identità ebraica transnazionale centrata sulla Torah in un’identità nazionale già comunemente diffusa in Europa; (b) sviluppare una nuova parlata basata sull’ebraico della Bibbia e dei rabbini; (c) trasferire gli ebrei dai loro paesi d’origine alla Palestina; (d) stabilire un controllo economico e politico sulla "nuova antica terra", utilizzando se necessario la forza. (…) antisionisti sono coloro che si oppongono a uno o più degli aspetti del progetto sionista, mentre coloro che si definiscono non-sionisti considerano semplicemente il sionismo come irrilevante".

(…) Nei secoli XIX e XX, la secolarizzazione e il sionismo trasformarono profondamente molti ebrei, che abbandonarono le pratiche morali e rituali che l’ebraismo aveva sviluppat durante quasi due millenni. Alcuni ebrei, come ad esempio molti coloni della Cisgiordania, usano addirittura strumentalmente l’ebraismo per obiettivi prettamente legati alla militanza sionista. Considero dunque ‘ebrei tradizionali’ tutti coloro che sono rimasti fedeli alla tradizione ebraica. Si tratta di un gruppo molto diversificato che include ashkenazi, sefarditi, ortodossi e riformisti, e addirittura alcuni ebrei che si considerano secolari, ma criticano il comportamento di Israele in quanto ‘non ebreo’".

Cristiani sionisti.

"Il sostegno massiccio verso lo Stato di Israele manifestato da milioni di cristiani che appoggiano il sionismo è apertamente motivato da una sola considerazione: che il ritorno degli ebrei alla Terra Santa sarà il preludio della loro accettazione di Cristo e, per coloro che non lo accetteranno, della loro distruzione materiale.

(…) Per il predicatore evangelico americano Jerry Falwell, la creazione di Israele nel 1948 sarebbe l’evento storico più cruciale dai tempi dell’ascensione di Cristo al Padre e proverebbe che ‘la seconda venuta di Cristo è vicina’. Falwell dice che ‘senza uno Stato di Israele in Terra Santa, non ci può essere il ritorno di Cristo né giudizio finale, né fine del mondo!’. Tutti questi gruppi hanno garantito un sostegno politico e finanziario massiccio alle forze ultranazionalistiche della società israeliana. Dal loro punto di vista, la funzione principale dello Stato di Israele sarebbe quella di preparare la seconda venuta di Cristo ed elimiare l’ebraismo e chi lo professa.

(…) Il sionismo costituisce la negazione dell’ebraismo tradizionale. Lo Stato di Israele è un’entità politica che vuole assicurarsi la propria sopravvivenza. E’ chiaro che gli israeliani non condividono la visione messianica dei cristiani sionisti, ma li utilizzano pragmaticamente per ragioni tattiche".

Israele e anti-semitismo.

(…) Molti osservatori concordano nel ritenere che l’antisemitismo si sia rafforzato in questi anni. I sionisti tendono a qualificare come antisemita qualsiasi critica al sionismo e qualsiasi tentativo di mettere in dubbi la legittimità dello Stato di Israele.

(…) La tradizione ebraica considera la concentrazione degli ebrei in un unico posto come dannosa. Molti commentatori contemporanei pongono l’accento su questo pericolo, sostenendo che lo Stato di Israele sia diventato ‘l’ebreo tra le nazioni" nonché un paese pericolo per un ebreo. In un’area di accresciuta mobilità e comunicazione, il conflitto generato dalla creazione dello Stato di Israele minaccia oggi le comunità ebraiche della diaspura. La confusione tra ebraismo e sionismo, tra ebrei e Stato di Israele tende a incoraggiare l’antisemitismo nel mondo. L’abitudine dei leader israeliani di parlare e agire ‘a nome del popolo ebraico’ incoraggia la confusione, il che non è per nulla innocente. Mettendo in pericolo gli ebrei nel mondo, lo Stato di Israele li incoraggia a trasferirsi in Israele, qualcosa di cui i sionisti hanno disperatamente bisogno per ridurre il ‘pericolo demografico’ rappresentato dai palestinesi.

(…) E’ bene ricordare che prima del 1948 furono gli stessi sonisti secolari anti-religiosi che fomentarono la violenza contro gli abitanti della Palestina, sia arabi sia ebrei osservanti del vecchio stile, i quali avevano trovato nel corso dei secoli un modus vivendi con i loro vicini non – ebrei".

Resistenza ebraica al sionismo in Terra Santa.

(…) Nel 1924, gli ebrei antisionisti furono sul punto di organizzare una delegazione per Londra allo scopo di chiedere la revoca della dichiarazione Balfour e la fine della colonizzazione sionista della Palestina. Il loro portavoce Jacob de Haan venne assassinato nel primo atto di terrorismo perpetrato dai sionisti in Terra Santa. Nel 1948, gli antisionisti si appellarono alle Nazioni Unite affinché li proteggesse dall’aggressione sionista. Un rabbino antisionista fua nche membro del Gabinetto di Arafat. (…)".

Ebrei antisionisti e la fine del conflitto israelo-palestinese.

"Il Talmud racconta dei tre giuramenti che vennero pronunciati alla vigilia della dispersione di ciò che restava del popolo ebraico ai quattro angoli della terra: non ritornare in massa e in modo organizzato alla terra di Israele, non ribellarsi contro le nazioni e che le nazioni non avrebbero sottomesso Israele oltre misura. Questi giuramenti stanno anche alla base del dibattito sull’accettabilità ebraica dell’uso della forza. Il Talmud tratta del diritto individuale a insediarsi in Terra Santa, ma si esprime contro l’insediamento collettivo. Molte fonti rabbiniche attraverso i secoli hanno interpretato questi giuramenti sostenendo che se anche tutte le nazioni dovessero incoraggiare gli ebrei a insediarsi nella terra di Israele, questi ultimi dovrebbero astenersi dal farlo, per timore di commettere altri peccati ed essere puniti con un esilio ancora più crudele. Questa interpretazione si trova al centro dell’opposizione al sionismo da parte di molti rabbini all’inizio del XX secolo. Diversi antisionisti appoggiano l’idea di un unico Stato per tutti gli abitanti del territorio che si estende dal Giordano al Mediterraneo, perché i palestinesi che hanno sofferto per essere stati sradicati dalla loro terra siano compensati e vengano garantiti loro uguali diritti. Dopo tutto, questo è il modo di operare di molti paesi civilizzati, nei quali gli ebrei godono di eguali diritti".

(1) Da "Muri, lacrime e za’tar", Gianluca Solera, Nuova Dimensione, Venezia 2007, pag. 298.

(2) op. cit .pagg. 298-311

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