‘Solo un gioco’: così un poliziotto israeliano definisce l’estorsione della confessione ai danni di un minore palestinese

Ramallah – Wafa’. Intervenendo domenica scorsa al processo nei confronti del manifestante Bassam Tamimi, l’interrogato, un poliziotto israeliano, ha affermato che “si è trattato di un gioco”, quando aveva tentato di estorcere la confessione a un minore palestinese allo scopo di ricavarne la condanna di Tamimi.

L’ufficiale di polizia, Jalal Aweida, ha interrogato il quattordicenne Dar Ayyoub riguardo al ruolo di Tamimi nelle proteste settimanali a Nabi Saleh (Ramallah), contro l’espansione dell’insediamento israeliano di Halamish.

Tamimi, arrestato a marzo, è apparso di fronte alla corte militare di ‘Ofer, con l’accusa di aver istigato i ragazzini del villaggio a lanciare pietre contro i soldati israeliani.

Aweida afferma che l’estorsione durante l’interrogatorio di Ayyub sia stato in realtà soltanto un gioco.

Quando gli è stato chiesto di giustificare l’affermazione di Ayyub “Ho paura di Jalal, ha dato un pugno sul tavolo, terrorizzandomi”,  Aweida ha risposto : “Se ho colpito il tavolo, non è stato per intimidirlo, ma era solo un gioco, considerando la sua età”.

Aweida ha riso quando l’avvocato di Tamimi, Labib Habib, ha mostrato alla corte il video dell’interrogatorio, nel quale si vede l’ufficiale di polizia darsi pugni sul palmo di una mano di fronte al viso del minore e fare mosse di karate.

“Era un gioco – ha replicato – e sono convinto di quello che ho detto, quando parlo di un gioco”.

Durante l’interrogatorio, Ayyub ha ammesso che Tamimi lo ha obbligato a lanciare pietre ai soldati durante le manifestazioni e ai blocchi stradali.
Il processo non è concluso, e le prove sono tutte al vaglio del giudice.

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