Spagna e Italia: differenti dignità…e sovranità. Dal blog di Lia.

Dal blog della mitica Lia. In vacanza in Spagna.

21 Luglio, 2006

"Antisemita a chi?" E giù altre mazzate

http://www.ilcircolo.net/lia/001059.php

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L’editoriale de

[…] La reazione del Governo di Ehud Olmert contro le provocazioni di Hamas e di Hezbollá può essere soggetta a critiche tanto quanto le azioni dei suoi avversari. Nessuno può proteggersi dietro la condizione di vittima propiziatoria universale per fare sì che la propria politica non venga messa in discussione. Criticare la politica del governo di Israele non è antisemitismo.

Il comportamento di Israele, in un contesto chiaramente ostile, può anche rientrare nel principio della legittima difesa. Ma la legittima difesa esige che la risposta sia proporzionata all’attacco di cui si è stati vittima. Lo è, quella del governo israeliano?
L’esecutivo di Olmert non può attaccare obiettivi civili e distruggere infrastrutture fondamentali per la vita dei cittadini appellandosi alla legittima difesa. E può ancora meno cercare di giustificare con questo argomento la morte di più di 300 persone, per la maggior parte civili innocenti, in solo una settimana di ostilità.

Rodríguez Zapatero, in assoluta sintonia con gran parte dell’opinione pubblica spagnola e internazionale, pensa che l’azione di Israele sia sproporzionata, pur condannando quelle di Hamas e di Hezbollah, e chiede una soluzione diplomatica.
Ritenere che ciò sia indice di antisemitismo è un’offesa agli stessi cittadini israeliani, specialmente a quelli che hanno democraticamente espresso il proprio disaccordo con il governo.
Per questo, agitare il fantasma dell’antisemitismo è completamente fuori luogo. […]

Intanto, Jacobo Israel, presidente della Comunità Ebraica spagnola,

E, secondo me, prima di ritentarlo in Spagna, questo giochetto dell’antisemitismo, ci penseranno due o tremila volte, ché la scarica di calcioni che gli è arrivata è sufficiente per non farli sedere per un pezzo.

(Credevano di avere a che fare con l’Italia, credevano loro…)

P.S.: ah, quasi dimenticavo. Migliaia di persone, nelle varie manifestazioni di appoggio al Libano in Spagna.

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El País di oggi si intitola così, "Antisemitismo".
E dice:
ha scritto ieri a Moratinos per condannare il comportamento del loro affiliato che aveva accusato Zapatero di antisemitismo e per scusarsi.

20 Luglio, 2006 22:01

Spagna! E chi, se non loro?

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La vicenda, in sintesi. E la racconto cercando di sovrappormi all’orgoglio patrio, ché sarà pure vero che sono italiana e il mio passaporto pure, ma io là ci sono cresciuta. Non a caso.
Eccheccavoli.

Dunque. Zapatero rilascia

"Noi condanniamo ogni tipo di violenza e rifiutiamo il sequestro dei due soldati israeliani, ma dobbiamo esigere che nessuno si difenda con una forza illegittima che non permette difesa ad esseri umani innocenti. Gli Stati hanno il diritto di difendersi dal terrorismo e dal fanatismo ma, innanzitutto, i primi ad avere il diritto di essere difesi sono gli esseri umani innocenti: i silenzi di oggi, di fronte al Medio Oriente, potrebbero essere il pentimento di domani, quando si conteranno le perdite di vite umane."

Chiaro e limpido.

Poi succede che, al termine di un incontro col Forum Internazionale della Gioventù Socialista, un gruppo di ragazzi lo circonda per farsi una foto con lui e uno di loro gli mette una kefia al collo. Zapatero la toglie subito ma, intanto, lo hanno fotografato. E la foto fa il giro del mondo, con la CNN in testa.
Vabbe’.

Ma poi.
L’ambasciatore israeliano in Spagna rilascia dichiarazioni incavolate e, come dire, minacciose: "Ogni dichiarazione non equidistante comporterà conseguenze per coloro che vorranno in seguito usare la propria influenza per mediare nella regione".

(Ma questi israeliani, dico io, dove la imparano la diplomazia? Nelle pizzerie italiane di Brooklyn? Studiano sui testi dello sceneggiatore del Padrino? Santo cielo.)

E poi scende in campo il mondo degli affari, nella veste di tale Mauricio Hachuel, rappresentante degli imprenditori nonché ex dirigente della comunità ebraica spagnola. Che, davanti al ministro degli Esteri Moratinos, se ne è uscito dicendo che la comunità voleva esprimere profonda preoccupazione per le dichiarazioni di Zapatero che erano…

… indovina?…

… indovini?…

Sì: "Declaraciones anti-Israel y antisemitas y no las podemos aceptar".

Ed è che evidentemente pensava di stare in Italia, questo qua.
Pensava che di fronte alla parolina magica, "antisemita!", il ministro e la stampa tutta si sarebbero messi in ginocchio, avrebbero mostrato le terga da sculacciare e avrebbero chiesto pietà-perdono-pietà.
Credeva di stare in Italia, lui.

E invece no.

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Perché Moratinos, che al mondo ci sta da un bel pezzo e ci sa stare, si è incavolato come una iena e, puntandogli il dito,

"Che sia l’ultima volta, e dico l’ultima volta, che ti venga in mente di dare pubblicamente dell’antisemita al governo spagnolo!"

E poi, lì e alla stampa tutta:

"Non si fa nessun favore a Israele, andandogli a dire che fa una cosa giusta attaccando la popolazione civile del Libano e di Gaza. Israele dovrebbe ringraziarci per la nostra franchezza e per il nostro impegno civile. Per caso gli israeliani si sentono più sicuri, adesso? Io dico di no. Disgraziatamente, le azioni unilaterali non apportano sicurezza ad Israele."

Applausi.
E che cavoli.
Ancora applausi.
Qui gongolavano, i colleghi spagnoli, ed un corale "Ben detto!" sembrava venire fuori da tutti i telegiornali spagnoli, da tutte le immagini delle manifestazioni pro-Libano di Barcellona e Madrid.
Una lezione di dignità e di serietà, e ci voleva.

Già: perché oggi hanno manifestato, lì, ed hanno manifestato sul serio, con le piazze piene.
E con gli spagnoli che hanno dovuto lasciare il Libano, in testa al corteo.
In prima fila.

Guarda: non è solo politica, questo.
C’è un aspetto profondo dell’anima della Spagna, in una cosa così. C’è il motivo per cui io la amo.

Diceva

C’è che, in Spagna, a manipolare la realtà non si va molto lontano.
Il paese non si presta.
La testa della gente non si presta.
La lingua stessa, proprio non si presta.
E’ fatto per chiamare le cose con il proprio nome, lo spagnolo. E gli spagnoli, pure.
La realtà esiste e la tocchi, da quelle parti.

Noi, si vede che di immaginazione ne abbiamo anche troppa.
E ci prestiamo meglio ai giochi di specchi, ai miraggi. Alle ambiguità.
E a una certa vigliaccheria che ne deriva, ché quando la realtà la maneggi a piacimento, te la adatti anche secondo la tua convenienza.

La penso da vent’anni, questa cosa. Non da oggi.
E la vita non fa altro che confermarmela, questa mia sensazione.
Poi, come dicevo, io in Spagna ci sono cresciuta. E lo sento, lo noto in me stessa. Queste cose "en su pureza natural", questa "claridad", mi provocano sollievo fisico.
Pulizia mentale.
Mi fanno vivere meglio, e più a lungo.

P.S: i casi della vita. Proprio ieri sera, a cena con dei colleghi spagnoli, li imploravo: "No, vi prego, non indebolitevi, non buttate energie in queste storie di nazionalismi, di indipendentismi. Siete il ponte con l’Africa e con l’America Latina, siete la democrazia giovane e sana, siete la riserva di salute dell’Europa. Fate i bravi, unite le forze, ché abbiamo bisogno di voi."
Manco il tempo di dirlo.

http://www.ilcircolo.net/lia/001058.phple seguenti dichiarazioni:gli ha detto: Ortega, provocatorio: "Yo soy un hombre español que ama las cosas en su pureza natural, que gusta de recibirlas tal y como son, con claridad, sin que se confundan unas con otras, sin que yo ponga nada sobre ellas: soy un hombre que quiere, ante todo, ver y tocar las cosas y que no se place imaginándolas: soy un hombre sin imaginación”

28 Luglio, 2006

Boicottaggi fai-da-te

http://www.ilcircolo.net/lia/

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Ci sono cose che non è il caso di fare, quando il tuo paese sta distruggendo impunemente un altro paese e la vita di tutto un popolo.
Credere che tutti – ma proprio tutti – se ne freghino, per esempio.

E’ il caso della coppietta di turisti che, ieri sera, si è presentata al bar Las Sirenas dell’Alameda di Siviglia.
Con gli zaini in spalla.
E, sugli zaini, una bandierina di Israele e un’altra degli USA.

E quindi il proprietario del bar è andato da loro e gli ha chiesto se erano israeliani, per caso. Loro hanno risposto di sì e lui gli ha detto di andarsene da qualche altra parte, allora, ché lì non erano i benvenuti.
Si sono dovuti alzare, incavolatissimi, e sgombrare il campo con i loro zaini e le loro bandierine.

Ma la cosa notevole è che, non appena gli è stato detto: "Andatevene dal mio bar!", tutti quelli che erano seduti agli altri tavoli sono scoppiati, tutti insieme, in un fragoroso applauso.

Pensa che scena. I due israeliani allontanati tra gli applausi della gente che gli ricordava il Libano, intanto.

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Me lo raccontava la collega in chat, dopo avermi detto che era stata a Madrid con i prof evacuati da Beirut.

Io: "E che raccontavano?"

Lei: "Guarda, è lacerante. Sono depressi, increduli. Niente, che è stata bombardata tutta Beirut, e ci nominavano i posti in cui eravamo il mese scorso, le strade. Non rimane più nulla. E che la popolazione sta soffrendo moltissimo. E che un taxi ti chiede mille dollari, por portarti alla frontiera con la Siria, e che un chilo di patate costa cinque dollari. E che loro hanno lasciato lì le loro cose, la casa. La loro vita, cribbio. Ma la cosa peggiore è che questi poveri libanesi che erano usciti da un tunnel infinito e che stavano vivendo una rinascita si sono ritrovati, improvvisamente, senza più orizzonte."

Io: "Ma come possono non pagare per tutto questo, gli israeliani? Come è possibile tanta impunità?"

E lei: "Bah. La loro condanna sarà che non vivranno mai in pace e che si sono guadagnati il disprezzo di tutti noi. Io non ne voglio più sapere. Ormai, se ne becco uno per strada lo prendo a pietrate, guarda."

E io: "Oh, se ne fregano."

E lei: "No, se ne fregano solo quando le pietrate le prendono gli altri. Ma se toccano a loro, e gli dici chiaro e tondo che te ne freghi altamente, dei loro piagnistei e dei loro giochini da vittime, magari ci pensano un po’."

Ed è allora che mi ha raccontato la scena del bar: deve essere stata quella che applaudiva più forte di tutti, la colleghina.

E poi mi raccontava di manifestazioni e cose così e io le dicevo che mi pare molto più coinvolta di altri paesi europei, la Spagna.
La risposta della collega vale la pena mantenerla in spagnolo, ché in italiano non rende: "Claro, como estais todos cagados con el holocausto!"
Già.
Questo nostro geniale sistema di lasciare che altri paghino per i nostri sensi di colpa.

Comunque a me non pare, dopotutto, che un po’ di boicottaggio sarebbe tanto mal visto, in Italia.
Mi successe, all’Unes di Milano, di scoprire alla cassa che la frutta che avevo preso veniva da Israele. E di dovere quindi fermare la cassiera spiegandole: "No, mi scusi, io non compro frutta israeliana. Aspetti, che devo cambiarla."
"Ha fatto bene!", mi sentii dire tornando un minuto dopo con la mia frutta cambiata. E mi beccai pure qualche sorriso da chi era in coda dietro di me.
Con mio stupore, confesso.

La disapprovazione civile verso Israele come strumento di pressione, si cerca di praticare.
Non è che ne rimangano molti altri.

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