Stop alle colonie: fazioni palestinesi rifiutano proposta Usa

Betlemme – Ma'an. Lunedì le fazioni politiche palestinesi hanno rifiutato la proposta di un congelamento parziale ed eccezionale delle colonie, della durata di novanta giorni.

In cambio del suo consenso, gli Usa avevano offerto a Israele incentivi politici e militari, inclusi venti jet da combattimento e la garanzia del sostegno Usa in seno alle Nazioni Unite. La proposta escludeva inoltre Gerusalemme est occupata.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu deve ancora esprimersi sull'offerta, la quale, riportano alcune notizie, non è stata ancora definita nei dettagli. I report israeliani hanno quindi suggerito che il gabinetto di Netanyahu per la sicurezza potrebbe approvare la proposta a maggioranza ristretta.

La nuova iniziativa rappresenta un tentativo di rilanciare le trattative, interrotte alla fine dello scorso settembre proprio a causa del rifiuto israeliano di prorogare le limitazioni all'espansione delle colonie. Secondo i palestinesi, infatti, Israele non può essere considerata un partner serio per la pace finché continua a costruire insediamenti sulla loro terra occupata.

Fra i sostenitori di questa posizione vi è il presidente Mahmud Abbas, che lunedì tramite il suo portavoce Nabil Abu Rudeinah ha fatto sapere che i negoziatori palestinesi non riprenderanno a trattare senza uno stop alle colonie “onnicomprensivo”. Gli ha fatto eco il capo negoziatore Saeb Erekat: “Se Netanyahu fermerà le colonie, torneremo alle negoziazioni dirette” (Afp).

Intanto, il membro dell'ufficio politico del Fronte democratico per la liberazione della Palestina Taysir Khaled ha affermato che l'accordo tra Usa e Israele costituisce una violazione palese della legge internazionale.

Uno dei membri del Comitato esecutivo dell'Olp si è quindi rivolto alla leadership palestinese perché respinga l'accordo e cerchi il riconoscimento dello Stato palestinese all'Onu.

Il Fronte di lotta popolare palestinese ha inoltre commentato che, offrendo tangenti a una potenza occupante, gli Usa si lanciano in un gioco politico che rivela la portata del loro sbilanciamento a favore di Tel Aviv.

Un incontro per discutere la proposta era stato programmato lunedì fra David Hale, assistente dell'inviato Usa in Medio Oriente George Mitchell, e Mahmud Abbas. Questi, tuttavia, ha rinviato il colloquio a causa delle festività islamiche per Eid al-Adha.

Dall'altra parte, il presidente Usa Barack Obama ha lodato Netanyahu per aver fatto “un passo molto costruttivo (…) Non è facile per lui farlo, ma credo che sia un segnale che le sue intenzioni sono serie”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea di Obama, il segretario di Stato Hillary Clinton ha elogiato il premier israeliano per aver compiuto un “serio tentativo” di considerare l'offerta, che implicherà aiuti militari per un valore di 3 miliardi di dollari [circa 2,2 miliardi di euro, ndr].

“Siamo in stretto contatto sia con gli israeliani che con i palestinesi – ha assicurato la ex First Lady – e stiamo lavorando intensamente per creare le condizioni per la ripresa delle trattative”.

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=333834

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