Studio: medici israeliani complici in abuso di prigionieri

Gerusalemme – Maan e Afp. Due gruppi israeliani per i diritti umani hanno dichiarato, in un report pubblicato giovedì scorso, che i medici israeliani sono complici in maltrattamenti e abusi su prigionieri palestinesi, in violazione del giuramento di Ippocrate.

Il documento riguarda in particolare i medici che sono stati testimoni, hanno partecipato, o sono stati in contatto con i prigionieri sottoposti a interrogatorio dallo Shin Bet, il Servizio per la sicurezza interna che, si dice, spesso infligge violenze di tipo psicologico o fisico.

Lo studio “Curare le prove, abbandonare la vittima”, di 61 pagine, è stato composto dal 'Comitato pubblico contro la tortura in Israele' (Pcati) assieme alla sezione israeliana di 'Medici per i diritti umani'.

I risultati si sono basati su testimonianze e documenti di oltre cento presunte vittime di torture e maltrattamenti, gestite dal Pcati dal 2007, e dimostrano che il personale medico “è spesso coinvolto, attivamente o passivamente, in torture o maltrattamenti”.

Il portavoce del Pcati. Edan Ring, ha dichiarato all'agenzia France Press che le presunte vittime erano tutte palestinesi, “sospettate di coinvolgimento in questioni riguardanti la sicurezza”.

Secondo la relazione, il personale medico si è reso complice, con le sue azioni o con il suo silenzio, di ciò che accade nelle stanze degli interrogatori.

Si aggiunge poi che le prove dimostrano una sistematica mancanza di documentazione, da parte dei medici, relativa alle lesioni riportate dai prigionieri, una mancanza di denuncia di abusi, e l'invio dei prigionieri ai loro interrogatori anche dopo averne constatato le lesioni riportate in interrogatori precedenti.

In alcuni casi i prigionieri presentano certificazioni mediche private agli interroganti, ma spesso le necessità dell'interrogatorio prevalgono sulla buona salute del paziente.

“Questa relazione rivela prove significative, che alimentano il sospetto che molti medici ignorano i disturbi dei loro pazienti, e che essi permettono agli inquirenti del Servizio per la sicurezza interna di utilizzare la tortura”, rivela lo studio.

Si ritiene inoltre che “il personale medico approva l'uso di metodi d'interrogatorio proibiti e il maltrattamento dei detenuti inermi, e che esso contribuisce a nascondere le informazioni, consentendo in tal modo la totale impunità per i torturatori”.

La portavoce dell'Associazione medica israeliana era irraggiungibile, per commenti, giovedì sera, ma il Servizio delle carceri israeliano ha dichiarato che il personale delle proprie strutture segue procedure oggetto di ampia vigilanza esterna.

“Il Servizio delle carceri agisce secondo la legge – ha dichiarato a France Press la portavoce Sivan Weizman -. Esso sottostà alla supervisione di molteplici enti”.

Secondo il rapporto, gli interrogatori condotti dallo Shin Bet sono protetti da qualsiasi tipo di supervisione, processo o punizione da parte delle autorità preposte all'applicazione della legge, che in maniera sistematica si rifiutano di condurre indagini in tal senso.

E, si aggiunge, esse sono state appoggiate dai medici professionisti che interagiscono con i detenuti.

Edan Ring ha reso noto che alcune copie del rapporto sono state inviate all'Associazione medica israeliana, al ministero della Sanità e ad altre importanti associazioni.

Il direttore esecutivo del Pcati, Ishai Menuchin, e il direttore esecutivo dei 'Medici per i diritti umani', Ran Cohen, hanno rilasciato una dichiarazione scritta in cui si augurano che “questo rapporto possa far cambiare le consuetudini del sistema medico”.

Traduzione per InfoPal a cura di Stefano Di Felice 

 

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