Tempi duri per Nablus.

Tempi duri per Nablus

Middle East Online, 5 Ottobre

Una passeggiata attraverso le antiche strade della città di Nablus, nella West Bank offre un raro scorcio dell’opulenza asiatica che una volta adornava le città lungo le tratte carovaniere del Medio Oriente. 

Ma quello che una volta era un grande centro turistico e commerciale dallo scoppio dell’Intifada del 2000 è appassito tra i checkpoint e le incursioni militari israeliane pressoché quotidiane 

"E’ (il sacro mese islamico)  di Ramadan, e gli affari dovrebbero andare bene. Ma le famiglie hanno problemi anche per comprare il pane — figuriamoci i dolci. 

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Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di  Tlaxcala  (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

 

"La chiamano la capitale economica della Palestina ma in questi giorni è la capitale dei disoccupati", dice Bilal Hamouda, un commerciante del centro storico.

Avendo assistito ad alcuni degli scontri più violenti nel corso della rivolta, la Città Vecchia di Nablus si è trasformata in un rozzo monumento alla memoria dei combattenti, coni suoi intonaci ricoperti dalle macchie delle esplosioni, graffiti della milizia e poster dei martiri.

Sette anni dopo, la situazione rimane tesa, e l’esercito israeliano ha severamente limitato l’ingresso e l’uscita dalla città, lasciando molto tempo a commercianti come Hamouda per condividere le leggende locali con i visitatori.

"Nablus è la più antica città del mondo. Quando venne fondata nel 2500 ac la chiamarono Shechem, che significa due spalle", dice, adagiandosi meglio su una sedia di plastica davanti all’uscita del suo negozio.

Poi i Romani la ribattezzarono Neapolis, o "Città Nuova" — la radice del nuovo nome, dice Hamouda nel suo esitante e laborioso inglese.

E’ anche nota come Jebel al-Nar — in arabo "Montagna di fuoco" — secondo una leggenda che racconta come le armate di Napoleone furono respinte accendendo un falò e spaventando branchi di animali selvatici per aizzarli contro la cavalleria francese.

Altri chiamano Nablus "Piccola Damasco" per via delle sue sorgenti sotterranee e la sua città vecchia di stile turco, un labirinto di intricate stradine, archi di pietra e mercati coperti.

Anche gli israeliani la chiamano Shechem, riferendosi ai due picchi che si vedono avvicinandosi alla città, dai quali l’esercito ora controlla dall’alto quella che considera la più instabile città della West Bank.

Nablus — con i suoi oltre 130.000 residenti — rimane sotto assedio, con tutto il traffico in entrata o in uscita dalla città costretto a passare per due checkpoint, e la maggior parte dei veicoli iimpossibilitati a entrare o uscire.

"Dovrebbe essere il centro economico della Palestina, ma qui c’è la peggiore situazione economica della West Bank, persino peggio che a Gaza", dice Majdi Abu Salha, che vende le famose paste "Knafe" di Nablus, famose in tutta la West Bank.

Nella Città Vecchia, che una volta prosperava del turismo dai paesi arabi che arrivava attraverso Israele e i territori palestinesi, molti commercianti hanno vita dura per rimanere sul mercato.

"La situazione economica è legata al turismo, e quello si è fermato per via dei blocchi", dice Yusef al-Jabr, padrone di uno dei ultimi bagni pubblici ancora funzionanti a Nablus.

L’entrata, spostata nel cuore della Città Vecchia, si apre con una serie di ambienti a volta con finestre impolverate e pavimenti di marmo riscaldati da sorgenti sotterranee, una rara reluquia di lusso ottomano.

I bagni turchi, parte di una antica tradizione di stazioni termali che risale alla Grecia e a Roma, si possono trovare nelle vecchie città del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma a Nablus i bagni sono prossimi all’estinzione.

Jabr dice che i suoi bagni pubblici hanno circa 450-500 anni di età, ma la gente ancora li chiama i "nuovi bagni" perché in città ce ne sono di ancora più antichi.

Nel 2002 la principale sauna fu colpita da un missile israeliano. Jabr riparò il danno con qualche aiuto da parte di un fratello che vive negli Emirati Arabi Uniti, ma ora teme che i bagni abbiano i giorni contati.

"Sto cercando di salvare la nostra eredità, ma è molto duro", dice Jabr.

"La gente viene, ma solo per guardare. Non usano i bagni e io a malapena incasso qualcosa. Guadagnerei di più se ne facessi qualcosa di più turistico, come un ristorante".

Quando Israele ha occupato la West Bank nel 1967 c’erano nove pugni pubblici in città, ma da allora la maggior parte è stata distrutta e trasformata in qualcos’altro.

Ad alcuni vicoli di distanza dai bagni pubblici di Jabr vi è un’altro ambiente a volta la cui fontana centrale asciutta è ora circondata da alcune semplici macchine inattive.

Il proprietario, Hamed Herzullah, ha trasformato i bagni in una fabbrica di dolci a conduzione familiare, ma anche lui attraversa un periodo difficile.

"Avevamo 20 dipendenti che lavoravano tutto il giorno e tutti i giorni. Ora siamo solo io e la mia famiglia, e lavoriamo solo per tre o quattro ore al giorno", dice.

Alle sue spalle c’è un tavolo con pile di piccole scatole piene di zucchero in polvere, e loukum glassato, noto anche come Delizia Turca.

"Quando ha soldi la gente viene e compra, ma non adesso", dice Herzullah. 

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