Tensione tra i rifugiati palestinesi di Nahr al-Bared.

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Libano. "Tensione tra i rugiati palestinesi di Nahr al-Bared"

by Massimo di Ricco

Beirut. May 25, 2007 –E’ un’impresa ardua e piena di possibili equivoci quella che si pone come obiettivo la ricerca dei “la’jiun filistinin”, i rifugiati palestinesi, in questi giorni in Libano. È facile cadere nel tranello di confondersi fra chi lo status di rifugiato lo ha acquisito storicamente ed istituzionalmente, per averlo costruito o per esserci nato in un campo di rifugiati, e chi invece, oltre a non perdere questo status, sta negli ultimi giorni acquisendo quello di nouveau réfugié palestinese. Un doppio status che però non permette di acquisire alcun privilegio aggiuntivo. Dopo gli scontri nel campo palestinese di Nahr al-Bared, dieci km a nord della città libanese di Tripoli, l’attenzione si sposta su quei civili che sono riusciti ad approfittare della apparente calma per scampare al fuoco incrociato ed impazzato dei militanti di Fatah al-Islam e dell’esercito libanese.

Fra i “nuovi” rifugiati c’è chi ha optato per scendere fino ai campi palestinesi di Beirut, altri invece si sono sistemati in alcune scuole di Tripoli, ma la maggior parte si è diretta a Beddawi, l’altro campo palestinese a Tripoli, di dimensioni ridotte rispetto a quello di Nahr al-Bared, e bastione di Fatah.

Il campo di Beddawi, nel primo giorno di reale cessate il fuoco fra l’esercito ed i miliziani di Fatah al-Islam, si mostra come un insolito brulicare di macchine e persone che affollano le strette stradine a ridosso delle case. Un’atmosfera famigliare e chiassosa mitigata solo dai segni ancora visibili dei pneumatici bruciati per protesta nelle giornate precedenti, e dalle ben equipaggiate forze di sicurezza interna dell’”originale” Fatah, fedele a Mahmoud Abbas, all’entrata del campo. Nuguli di volti, perlopiù di donne e bambini, si affacciano dalle finestre della scuola dell’UNRWA di Naar Urdun, dentro il campo di Beddawi, dove la Croce Rossa Internazionale ha distribuito i primi kit di cibo “pronti all’uso” per i rifugiati e le aule sono state adibite a nuovo rifugio per gli stessi palestinesi. Gli uomini invece preferiscono accodarsi per ricevere il kit o sedere bevendo caffè senza tempo nel cortile della scuola.

L’apparente tranquillità del campo non nasconde però quella rabbia, che è forse il sentimento più diffuso che si respira fra i “nuovi” rifugiati. Un sentimento che si dirige principalmente verso l’esercito libanese più che contro i miliziani di Fatah al-Islam. “Hanno bombardato il campo senza alcuna logica, distruggendo le nostre case e senza sapere che dentro magari non c’era alcun militante di harakat al-Islam. Magari per colpire un miliziano hanno distrutto un’intera palazzina con dentro dei civili che vi si nascondevano”, afferma Nasser, scappato dal campo di Nahr el Bared nel tardo pomeriggio di martedì, quando ormai il cessate il fuoco sembrava reggere.

Una tattica già utilizzata in altri scenari, e con drastici effetti secondari, quella di colpire a tappeto alla ricerca di militanti di Al-Qaeda ed incuranti della presenza di popolazione civile.

Non tutti gli abitanti sono riusciti ad approfittare della tregua per fuggire dal campo, permettendo a qualcuno di azzardare che ancora il 70% è ostaggio della situazione di stallo tra le due parti, “soprattutto perchè alcuni fra quelli che cercavano di fuggire son stati colpiti e feriti, e la gente ha avuto paura ad abbandonare le proprie case”, conferma Nasser. Una prudente e diplomatica risposta di inconsapevolezza scaturisce dalla domanda su chi ne avesse impedito l’uscita dal campo. La stessa prudenza che trapela chiedendo informazioni sul fantomatico gruppo di Fatah al-Islam. “Noi non li conosciamo questi di Fatah al-Islam, non sono palestinesi. Un giorno sono arrivati, hanno cacciato qualcuno dalle proprie case e lì si sono installati creando il loro quartiere generale. Poi a poco a poco son cresciuti, ed ogni giorno ne vedevamo di nuovi, ma era tutta gente che non era del campo, che è venuta da fuori”, afferma Massen, anche lui “nouveau réfugié” da una manciata di ore.

Intanto alcuni chilometri più nord sulla strada verso il confine siriano, e dopo congestionanti posti di blocco dell’esercito, la calma sembra regnare sul perimetro di Nahr el Bared. I segni dei feroci scontri dei giorni scorsi sono evidenti sui muri delle case più vicino alla strada, sulla linea del fronte che l’esercito libanese non può attraversare. Una calma interrotta solamente da sporadici spari che riecheggiano nel silenzio della strada semideserta che attraversa il lato orientale del campo. I soldati dell’esercito libanese riposano ben nascosti dietro palazzine ed edifici, ed i carriarmati sembrano ormai solo una cornice troppo consona allo scenario libanese degli ultimi mesi. Il tutto in attesa che nelle prossime ore l’esercito riprenda i bombardamenti o che l’“originale” Fatah riacquisti con la forza il dominio del campo, con il consenso delle alte sfere del governo libanese

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