Testimonianza da Beirut. Da Assopace.

Da Medioriente Assopace Roma 10/08/2006 Torno da Beirut, addosso, porto l’odore di guerra, di morte, di orgoglio, di rabbia diffuso nei vicolo tortuosi, nei quartieri devastati e nelle zone alte della città . Pioveranno ancora bombe, moriranno ancora bambini sotto la furia di pazzia umana. Violenza e ingiustizia non risparmierà nessuno. Le bombe dell’invasore semineranno odio nei angoli remoti dell’anima degli innocenti che subiranno impotenti la devastazione della loro vita. L’odore dei cadaveri sepolti ancora sotto le montagne delle macerie nei quartieri poveri di Beirut penetra sotto la pelle interrogando la coscienza. Un grido silenzioso si infuria: perché? Brillano gli occhi dei bambini nei centri di prima assistenza libanese, corrono divertiti, giocano, scambiano gesti con i visitatori. L’innocenza infantile ignara la dramma in corso. Ignara la morte dei loro coetanei, non ha visto gli occhi dei neonati riempiti di terra. La colera dei genitori si consuma con la dignità. Non possiedano più nulla, ne casa, ne lavoro. Hanno perduto tutto. Ammassati nei centri di accoglienza. Stringono teneramente nella braccia i bambini, unico loro patrimonio per il futuro. Non importa qual è disavventura gli aspetta, proteggere i bambini è la priorità assoluta. La panorama spettrale nei quartieri del sud di Beirut devastai dalle bombe. I palazzi, negozi, scuole distrutti sotto il peso delle bombe. Ciò che non è stato distrutto è reso pericolante, inutilizzabile. Milioni di quintali di cemento e ferro occupano strade dei quartieri che fino a un mese fa ci vivevano 800,000 persone. Qui non esistono più i colori, Il polvere grigio copre tutto. L’odoro di morte e disperazione riempie l’aria irrespirabile. I piatti di cibo non consumati, i libri non ancora letti, giacciono per terra. Le foto ricordo, i giocatoli sparsi un po’ dovunque. Quando torneranno gli abitanti della casa? Chi ricostruirà la loro case? I racconti delle sofferse subite non finiscono mai, impietriti si ascolta il narratore. Impotenti si cerca di trovare un filo di speranza per trasmettere all’interlocutore che non sia la retorica di sempre. Non è facile. Sudati, sfiniti corrono da per tutto i volontari, non importa di quale credo religioso o politico, non è il momento per le differenze. Occorre aiutare le vittime, occorre non far mancare l’acqua potabile, le medicine, i viveri. Occorre individuare le famiglie che ospitano altre famiglie per aiutarli. E’ ora di agire per non permettere che la disperazione si dilaghi. Gomito a gomito lavorano, smistando i viveri, portando l’acqua, aggiustando la rete elettrica, l’ateo e il religioso, il maronita e il musulmano. Non è il momento per la politica. Sabato 12 partiranno con gli aiuti umanitari per il sud del paese per rompere l’assedio. Senza scudi, senza fucili. Porteranno con se solo il coraggio di sfidare le bombe israeliane, accompagnati dagli attivisti internazionali. “Faremo tutto per raggiungere il cessate fuoco. Il popolo libanese desidera la pace. Dovete aiutarci a raggiungere la pace”, afferma il primo ministro. Cerca di nascondere nel volto la pesante responsabilità. Scandisce le parole con fermezza senza lasciare spazio ai dubbi. E’ il primo governo che è riuscito ad avere il consenso generale dei partiti tradizionalmente molto frammentati. Come aiutarli? Come dare speranza agli innocenti civili che hanno perso tutto? Come fermare la guerra? In Italia, le organizzazioni della società civile hanno lanciato due campagne di raccolta fondi per aiutare le vittime della guerra in Libano e Palestina. Insieme possiamo cercare di alleviare le sofferenze che subiscono gli innocenti in Libano e in Palestina. Associazione per la Pace F.N. Vedi: La Palestina ha bisogno di noi. Noi abbiamo bisogno della Palestina. www.actionforpeace.org Emergenza Libano www.unponteper.it .

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