‘The Palestine Papers’ in Cisgiordania. Opzioni: condanna o rivolta popolare

Ramallah – InfoPal. Il 2° round di rivelazioni di “The Palestine Papers”, ieri sera, mostrava una dirigenza dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) consenziente ad annientare il diritto al ritorno dei profughi palestinesi, internazionalmente riconosciuto dalla risoluzione Onu n°194 la quale permetteva ai profughi palestinesi espulsi dalle forze ebraiche nel 1948, di ritornare nelle proprie case.

Oltre a questo, a fianco di personalità di cui si percepisce una dubbia onestà politica – rispetto alla causa e ai diritti nazionali storici dei palestinesi – i negoziatori dell'Anp sembrano qui bendisposti a seguire l'unica opzione imposta da parte israeliana: nessun diritto al ritorno, nessuna compensazione per i profughi, nessun rispetto per la legislazione internazionale, nessuna continuità territoriale e “transfer”  – o pulizia etnica – nei confronti dei palestinesi all'interno di Israele (Territori palestinesi occupati, ndr).

Dalla Cisgiordania occupata e dalla Striscia di Gaza assediata, oggi tutti trovano diritto di parola: i movimenti politici, i comitati popolari, le associazioni di base e molti altri ancora.

Viene fuori una comune richiesta di “sollevazione popolare” traslata a seconda dei linguaggi usati.

Dopo aver definito le rivelazione di “The Palestine Papers” un “complotto e una cospirazione contro i diritti storici del popolo palestinese”, il Movimento “Ahrar” ha incitato alla sollevazione popolare contro l'Anp e i suoi funzionari. Una rivolta che parta dalla Cisgiordania, ma che, il giorno dopo le rivelazioni sul diritto al ritorno, non escluda proprio nessuno, in patria come all'estero.

Yahya Mousa, deputato del Consiglio legislativo palestinese (Clp), sembra sollevato quando afferma: “E' venuto il momento per la dirigenza palestinese di abbandonare le trattative. Ora s'inserisce la rivoluzione palestinese”.

Tayseer Khaled, leader del Fronte democratico di liberazione della Palestina (Fdlp), è invece, più cauto continuando a chiedere l'unità tra le fazioni politiche palestinesi.

Isma'il al-Asqhar, vice presidente del blocco parlamentare “Cambiamento e riforma” e a capo del comitato interno di sicurezza del Clp  chiede l'istituzione di un tribunale pubblico per perseguire legalmente i criminali dei diritti palestinesi definiti “Traditori e profittatori di Oslo”.

Come al-Ashqar, anche ash-Shuyuki, a capo dei Comitati popolari palestinesi e della Società per la tutela dei consumatori, chiede, dietro sollecitazione di numerose organizzazioni per i diritti umani, l'istituzione di un comitato d'indagine preposto a sondare la veridicità dei verbali trasmessi al mondo da al-Jazeera e, in caso di conferma, a decidere i provvedimenti legali da avviare contro i responsabili.

Il Fronte di lotta popolare (Jabhah an-Nidal ash-Sha'biyah) parla di “assassinio politico della storica causa d'indipendenza palestinese” e, similmente a quanto aveva dichiarato ieri il Jihad islamico, il Partito islamico di liberazione (Hizb at-Tahrir al-Islamiy) non si dice sorpreso del tradimento che qualcuno “covava” a spese di un intero popolo oppresso e in diaspora.

Da Gaza, il portavoce di Hamas, al-Barhoum, ribadisce quanto dichiarato ieri dal suo Movimento e, facendo il nome del presidente dell'Anp, Mahmoud 'Abbas, parla di chiara volontà di svendere e porre un sigillo alla validità legale del diritto al ritorno.

Dalla Giordania, Murad al-'Adailah, responsabile della questione palestinese del Partito di azione islamica (Jabhah al-'Amal al-Islamiy) sollecita tutti i rifugiati palestinesi ad una sommossa e, rivolgendosi ai Paesi arabi chiede di esprimersi, rilasciando una dichiarazione in cui dimostrino di dissociarsi da quanto affermato da 'Abbas quando garantiva sulla loro conoscenza dei fatti”.

I toni accesi si registrano pure sul versante – oggi dichiaratamente “opposto” – di Fatah, Anp e Organizzazione di liberazione della Palestina (Olp).

Ziad Abu 'Ein, membro del Consiglio rivoluzionario di Fatah, descrive la decisione della Tv del Qatar come un “tentativo di minare la dirigenza dell'Anp in un momento di particolare debolezza”.

“L'Anp è già sottoposta a pressioni da ogni direzione, anzitutto statunitense e israeliana. Quella di al-Jazeera è una mossa sospetta: infatti, come mai giunge esattamente in concomitanza con la decisione della Commissione Turkel con cui Israele pretende di liberarsi da ogni responsabilità sull'assassinio sugli attivisti turchi di Freedom Flotilla?Non scordiamo che in questi giorni l'America minaccia il veto sulla bozza di condanna alle attività coloniali israeliane. Inoltre perché divulgare queste falsità proprio nei mesi in cui si stava tentando di raggiungere un'intesa sulla riconciliazione nazionale”?

Fatah avverte: “Dopo l'assassinio politico, qualcuno sta pianificando l'eliminazione fisica di 'Abbas”, e invita tutti, a partire dai propri quadri, a non tentare alcun avvicinamento con dirigenza e operatori di al-Jazeera.

Della stessa opinione sono altri esponenti dell'Olp quando ribadiscono che dietro “The Palestine Papers” c'è l'intenzione di far crollare l'Anp.

Intanto, dopo l'invito di alcuni membri di Fatah ad appiccare il fuoco alla sede dell'emittente del Qatar a Ramallah, il governatore della città, Leila Ghannam, invita tutta la popolazione della Cisgiordania a mantenere la calma e a tenersi lontani dalla sede di al-Jazeera.

Articoli correlati:
'The Palestine Papers': i negoziatori palestinesi e la 'più grande Yerushalaim'
'The Palestine Papers': le prime reazioni
'The Palestine Papers': 2° round. Profughi ed espulsione dei palestinesi da Israele

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.