Tortura: leggete la stampa israliana.

 
Tortura: leggete la stampa israliana
Di Miko Peled, The Electronic Intifada, 4 Aprile 2007 
 
Grazie alla stampa israeliana la gente in Israele è regolarmente informata riguardo agli abusi del loro governo contro i 4,5 milioni di Palestinesi sotto occupazione. La maggior parte dell’informazione riguardante l’occupazione della Palestina e l’oppressione del suo popolo è ben documentata ed accuratamente riportata nella stampa israeliana. Ma anche le offese più gravi ricevono uno stampo "kosher", per così dire, una volta che la parola "sicurezza" è attaccata ad esse.
 
Di questo vi sono ampi esempi, ma pochi così rivelatori come quello fornito nel numero del 23 Marzo del quotidiano israeliano Yediot Aharonot. In questo numero, c’è un’intervista con l’Interrogatore Capo in pensione dello Shabak, servizio di sicurezza interna di Israele, il settantanovenne Arieh Hadar. Mr. Hadar ammette atti intrapresi dal servizio di sicurezza interna che in precedenza non erano mai stati rivelati al pubblico.
 
Se Israele fosse la democrazia che afferma di essere, quest’uomo sarebbe processato, o dovrebbe almeno chiederebbe l’impunità in cambio della terribile testimonianza fornita. Se Israele avesse un minimo di rispetto per i diritti civili, questa intervista porterebbe ad un’investigazione e forse persino ad arresti. Ma nella democrazia ebraica uomini e donne di questo tipo sono poste al di sopra della legge, e non possono essere incriminate. In Israele, l’apparato di sicurezza è un sistema sacralizzato che nessuno osa mettere in discussione, è un mondo di eroi che operano nell’ombra ed agli Israeliani viene fatto credere che devono ad essi le loro vite. Mr. Hadar viene intervistato come se fosse un eroe che ha servito il suo paese, piuttosto che come una canaglia che lo ha trascinato nel fango.
 
La maggior parte dell’intervista riguarda le violazioni dei diritti civili degli israeliani, le violazioni che ebbero luogo nei primi anni dello stato dovute alla paranoia e alle tendenze macchartiste del primo ministro David Ben Gurion. Esempi di libri neri di funzionari civili e personale militare che non si mettevano in riga con la linea del partito di Ben Gurion, il Mapai; apertura di urne elettorali per assicurarsi che al dissenso seguisse la punizione; ed effrazioni e perquisizioni illegali per ricavare informazioni su gente considerata da Ben Gurion ed altri nel partito "nemici dello stato".
 
Ma col protrarsi dell’intervista Mr Hadar arriva al tema della tortura come parte del processo di interrogatorio. Menziona casi di interrogatori nei quali i suoi agenti mentivano alla corte su come ottenevano informazioni attraverso al tortura. "Dal momento che i sospetti erano Arabi i giudici accettavano sempre la nostra parola contro la loro" dice e continua dicendo che "gli Arabi erano spesso contenti di ricevere qualche schiaffo perché ciò gli forniva una scusa per rivoltarsi contro il proprio popolo e collaborare agli interrogatori". Tipicamente evita di usare la parola "P" e si riferisce ai Palestinesi solo come Arabi e terroristi.
 
Questo eroe dello stato che è ovviamente orgoglioso del suo lavoro continua: con l’aumentare del carico di lavoro nel 1967 per via dell’aumento delle minacce alla sicurezza riguardanti gli "Arabi", ci fu un aumento nell’uso della forze fisica, di cui lui è dispiaciuto ma oggi afferma che non avevano scelta, né c’è altra opzione disponibile oggi.
 
Mr Hadar non stava confessando i suoi crimini nell’intervista, ma piuttosto inorgogliendosi del suo buon lavoro. Descrive un esempio in cui un sospetto terrorista era in ospedale dopo essere stati colpito da armi da fuoco. "Aveva un tubo in una vena ed uno che andava dal suo naso al suo addome… il dottore in servizio comprese cosa noi volevamo, voltò le spalle e disse: ‘fate il vostro lavoro ed io farò il mio’. Allora cominciai a tirare con forza i tubi. Il sospetto comprese a cosa miravamo e cominciò immediatamente a parlare".
 
Secondo questo articolo l’uso della tortura non solo è permesso, anche se è illegale, ma è anche accettabile che un medico, che ha prestato il giuramento di Ippocrate (o si tratta di un giuramento di ipocrisia?) chiuda un occhio mentre atti illegali di questo tipo vengono compiuti. Chiaramente questa confessione resa da un funzionario di alto rango in Israele dimostra una cosa: che egli sa che non dovrà mai rispondere alla giustizia per i suoi crimini.
 
In effetti Hadar fu invitato a comparire nel 1984 di fronte ad una commissione che indagava sullo Shabak a seguito di esecuzioni sommarie di Palestinesi che avevano dirittato un autobus in Israele. Egli dice che disse alla commissione che: "applicare pressioni fisiche è chiaramente illegale, ma purtroppo non c’è un’altra opzione. Io spiegai che questi mezzi, tra cui le battiture, la privazione del sonno, finte esecuzioni, e l’esposizione a estreme condizioni climatiche per molte ore erano i soli mezzi a nostra disposizione per ottenere la verità… dissi alla commissione che sono a disagio rispetto a ciò ma che qualcuno doveva farlo". In altre parole, è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo.
 
E’ triste vedere che la società israeliana ha accettato il ruolo di complice di gente come Mr. Hadar. Ciò che distingue Isreale dai suoi vicini non è la democrazia o il rispetto dei diritti umani e civili: è il criterio di discriminazione con cui questi diritti sono negati. L’insistenza che gli atti di tortura siano illegali ma inevitabili e scusabili nel contesto della sicurezza di Israele, implica che i palestinesi ne siano le sole possibili vittime.
 
L’autore Miko Peled è un attivista pacifista israeliano che vive a San Diego, California. Suo padre era un eminente generale israeliano, Matti Peled.
 
(Gianluca Bifolchi)

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