Tour in Israele-Palestina omettendo il conflitto

Imemc. La compagnia di viaggi francese “Voyageurs du Monde” ha lanciato una nuova brochure per promuovere il turismo in Israele e Palestina utilizzando lo slogan “pace e amore”, ma solo nominalmente in quanto Muro di annessione e checkpoint vengono appena menzionati.
Il progetto è sostenuto dall’Ufficio israeliano per il Turismo e dalla Delegazione palestinese in Francia.

In un viaggio definito “top”  Voyageurs du Monde offre un pacchetto di otto giorni per 1.700 euro alla scoperta di Tell er-Rabi’ (Tel Aviv), Ramallah, al-Quds (Gerusalemme), al-Khalil (Hebron), Haifa e Nablus presentando gli aspetti positivi offerti dalla regione e rimarcando il turismo come mezzo per promuovere la pace.

Attraverso una cronologia storica si spiega il conflitto israelo-palestinese senza tuttavia fare alcun cenno alla questione dei rifugiati palestinesi o alla Nakba (catastrofe del 1948, ndr), alle colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Il depliant non menziona nemmeno checkpoint e muro di separazione, parte integrante della vita dei palestinesi.

Ad essere precisi, i checkpoint vengono menzionati limitatamente alla specificazione che, nonostante si vedranno masse di palestinesi in attesa di attraversagli per spostarsi da una città all’altra in Israele, i turisti internazionali non incontreranno quest’inconveniente.
Il muro è presentato come un luogo sul quale la gente può dipingervi ed esprimere la protesta.

La descrizione di Gerusalemme vede le due comunità (est ed ovest) vivere in pacifica coesistenza, mentre ad Hebron si offre una visita al quartiere ebraico e alla colonia di Kiriat Arba.

Intanto, i membri dell’associazione EuroPalestina hanno denunciato sul proprio sito web la presentazione della compagnia di viaggi come “un tentativo di normalizzare l'apartheid israeliana attraverso il turismo” e hanno richiamato ai principi etici.

“Cento pagine di presentazione dove non compare neanche un soldato israeliano, nessun checkpoint o un campo profughi e nessun cenno alle sofferenze della popolazione di Gaza. Si tratta di una realtà “negazionista” – in tempi recenti – molto frequente.

 

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