Trauma di fronte alle demolizioni israeliane di case palestinesi: i bambini si sentono “abbandonati”

MEMO. Quattro bambini palestinesi su cinque si sentono “abbandonati dal mondo”. I dettagli dello scioccante trauma psicologico inflitto ai bambini palestinesi dalla crudele campagna israeliana di demolizione delle case sono stati rivelati da un nuovo studio condotto da un’importante ONG. Secondo Save the Children, le vittime mostrano livelli estremamente elevati di paura, ansia e depressione.

Questo studio da parte dell’organizzazione internazionale ha rilevato che 4 bambini su 5 nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, le cui case sono state demolite dalle autorità israeliane, affermano di sentirsi abbandonati dal mondo. I risultati del reportage, pubblicati a fine giugno, emergono mentre i residenti palestinesi dei quartieri di Sheikh Jarrah e Silwan a Gerusalemme est affrontano lo sfratto dalle loro case, in attesa delle decisioni della Corte Suprema israeliana.

Secondo gli ultimi rapporti, il tribunale distrettuale israeliano di Gerusalemme dovrebbe esaminare lo sfollamento forzato di quattro famiglie palestinesi da Sheikh Jarrah, il 2 agosto. La minaccia di sfratto ha suscitato un’indignazione a livello globale e ha innescato la recente offensiva israeliana contro Gaza in cui sono stati uccisi 250 palestinesi, tra cui 66 bambini. La decisione del tribunale è stata rimandata in precedenza e c’è la possibilità che possa essere nuovamente rinviata. Le quattro famiglie fanno parte di un gruppo di oltre 500 palestinesi, composto a sua volta da 28 famiglie, che rischiano l’espulsione forzata dal quartiere.

Per il suo report dal titolo “La speranza sotto le macerie: l’impatto della politica israeliana di demolizione delle case sui bambini palestinesi e sulle loro famiglie”, l’ONG per i diritti dei bambini si è rivolta a 217 famiglie palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme est. Tutti hanno assistito alla terribile demolizione delle proprie case da parte delle autorità israeliane negli ultimi dieci anni.

L’80% dei bambini intervistati ha affermato di aver perso fiducia nella capacità non solo della comunità internazionale, ma anche delle autorità e persino dei genitori di aiutarli e proteggerli. Hanno manifestato inoltre sentimenti di impotenza e disperazione riguardo al futuro.

I bambini mostravano anche segni evidenti da trauma e una profonda ansia. “Continuiamo a spostarci per trovare un posto dove vivere”, ha raccontato un quattordicenne intervistato per il rapporto. “L’instabilità mi sta facendo impazzire. Sento che ovunque io vada, verranno per me e distruggeranno la mia vita”.

Secondo un quindicenne, “Tutto ciò che ho sono ricordi tristi. Mi sento ancora traumatizzato dai soldati e dai loro cani che attaccano e feriscono mio padre [durante l’opera di demolizione]. Ho incubi sui bulldozer che strappano via ogni pietra della nostra casa, e i suoni assordanti delle esplosioni mi perseguitano ancora”.

Save the Children dichiara che la maggior parte dei bambini coinvolti ha mostrato alti livelli di angoscia, inclusi sentimenti di tristezza, paura, depressione e ansia. I bambini hanno descritto di avere incubi frequenti, di sentirsi come se non ci fosse un posto sicuro per loro e di essere paralizzati dalla paura.

Evidenziando l’impatto devastante sulle famiglie in generale, il rapporto ha rilevato che la stragrande maggioranza – l’80% – delle famiglie ha riportato un impatto devastante sulla propria situazione finanziaria, con più di un quarto dei capifamiglia che hanno perso il lavoro dopo la demolizione. Inoltre, la loro situazione è aggravata dall’aumento vertiginoso del costo della vita. Nonostante ciò, pochissime famiglie hanno riferito di aver ricevuto un risarcimento o un sostegno finanziario per ricostruire la propria vita.

Il trauma psicologico che Israele infligge agli adulti è ugualmente angosciante. Sempre secondo il rapporto, “la maggior parte dei genitori (pari al 76%) e dei caregiver (assistenti) si sentono impotenti, incapaci di proteggere i propri figli dopo aver perso la casa. Il 75% rivela di provare vergogna, mentre il 72% irritazione e rabbia. Inoltre, ben il 35% di essi dichiara di sentirsi emotivamente distante dai propri figli”.

Puntando il dito contro la devastazione causata dal programma israeliano di demolizione illegale di case, il direttore nei Territori Palestinesi Occupati per Save the Children, Jason Lee, ha affermato: “Questi risultati scioccanti dovrebbero essere un grido di avvertimento per la comunità internazionale: i bambini e le loro famiglie si sentono colpiti e impotenti. Dal 1967, le autorità israeliane hanno demolito 28.000 case palestinesi. Ogni opera di demolizione ha sradicato un’intera famiglia, infrangendo i sogni e le speranze di 6.000 bambini e delle loro famiglie negli ultimi 12 anni”.

Jason Lee ha lanciato un appello alla comunità internazionale, invitandola a ritenere Israele responsabile delle sue numerose violazioni e segnalando che case e scuole continueranno a essere demolite dallo stato di occupazione a meno che Israele non affronti le conseguenze del suo comportamento criminale.

Traduzione video:

4 bambini palestinesi su 5 si sentono “abbandonati dal mondo”.

Secondo un reportage di Save the Children, le case di ben 217 famiglie palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme est sono state demolite dalle forze israeliane. L’80% dei bambini non prova alcuna speranza nel futuro e non crede che la comunità internazionale, le autorità oppure i genitori possano ormai proteggerli.

“L’esercito [israeliano] ha distrutto la nostra casa, lo hanno fatto per ben cinque volte. Gli israeliani non permettono a nessuno di vivere in casa propria”.

Sempre il reportage sottolinea che la maggior parte dei genitori si sente impotente ed emotivamente distante dai propri figli.

Dal 1967 le autorità israeliane hanno demolito 28 mila case palestinesi.

“Ogni singola opera di demolizione ha sradicato un’intera famiglia, infrangendo i sogni e le speranze di 6 mila bambini e delle loro famiglie negli ultimi 12 anni. Queste demolizioni non sono solo illegali secondo il diritto internazionale, sono addirittura anche un ostacolo per i bambini a soddisfare il loro diritto ad una casa sicura”.

– Jason Lee, direttore nei Territori Palestinesi Occupati per Save the Children.

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna