Tregua israelo-palestinese: l’analisi degli esperti.

 

Gaza- Infopal. Secondo gli analisti del conflitto israelo-palestinese, l’accordo verbale di tregua offre al movimento di Hamas, a Israele e ad altri, a livello regionale, l’occasione per prendere una pausa dalle continue pressioni e dall’escalation militare contro la Striscia di Gaza assediata.

Gli esperti ritengono che l’accordo si collochi nell’ambito di una strategia portata avanti da tre parti – Hamas, Israele e Egitto. Quest’ultimo, da quattro mesi, sta preparando l’accordo in base alle indicazioni dell’amministrazione americana. A fine del 2007, infatti, Bush aveva promesso la costituzione dello stato palestinese entro il 2008 (quindi, prima della fine del suo mandato presidenziale, ndr).

 

La tregua è la prima del genere tra Hamas, che governa Gaza, e Israele che ha un esecutivo in seria crisi interna. Gli analisti credono che il successo della tregua sia legato all’apertura del valico di Rafah, all’avvio del dialogo inter-palestinese e all’accelerazione della risoluzione del caso Shalit, il soldato israeliano sequestrato a Gaza due anni fa.

 

L’esperto. In collegamento telefonico con il corrispondente di Infopal, Ayman Yusef, professore di relazioni internazionali all’università americana di Jenin, afferma che, attraverso la tregua, “Hamas tenta di liberarsi dall’assedio e di alleggerire la sofferenza di 1,5 milioni di persone”. Ciò garantirebbe la calma necessaria per avviare il dialogo con il movimento di Fatah e con il presidente Mahmud Abbas. Tuttavia, poiché Hamas non riconosce Israele, diventa difficile raggiungere un accordo con il capo di Fatah e dell’ANP – che ha passato gli ultimi nove mesi in trattative con il governo di Olmert, trattative che hanno avuto come risultato ulteriori insediamenti coloniali in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

 

Secondo Yusef, la strategia del governo Olmert sta nella ricerca di una via d’uscita per il caso Shalit, per la crisi del suo esecutivo, e nella necessità di rivedere l’opzione militare che non è riuscita a schiacciare le fazioni della resistenza palestinese a Gaza.

 

Questione Shalit. Attraverso uno dei suoi dirigenti di spicco, Khaled Mishaal, capo del suo ufficio politico a Damasco, Hamas ha ribadito che la questione Shalit è separata dalla tregua: il soldato sequestrato non verrà liberato prima che Israele rimetta in libertà tutti i detenuti elencati dal movimento.

 

Egitto. Secondo Yusef, anche il Cairo insegue obiettivi strategici dietro la tregua: alleggerire le pressioni popolari contro la chiusura del valico di Rafah, giocare un ruolo da protagonista tra Hamas e Israele.

 

Fazioni palestinesi. Qualche fazione palestinese non ha apprezzato l’annuncio della tregua, come il Jihad Islamico e il FPLP che, tuttavia, hanno garantito che “non la faranno fallire”.

 

Attenzione alle provocazioni. Il dott. Ayman Yusef ha messo in guardia: “Israele potrebbe provocare attivisti del movimento del Jihad islamico in Cisgiordania per spingerli a rispondere da Gaza” e far fallire la tregua, accusando così i palestinesi di non essere in grado di mantenere le promesse.

 

L’analista. Il professore Abdelsattar Qasem, noto per le posizioni critiche nei confronti dell’asse israelo- americano, ha dichiarato: “L’accordo verbale non ha alcun valore, e l’Egitto, che lo ha patrocinato, non è parte neutra, perché gravita nell’orbita israelo-americana”.

E ha aggiunto: “La tregua non resisterà. Israele è uno stato aggressore e criminale, come fa a rispettare un accordo non scritto o inesistente a livello internazionale?”.

 

 

 

 

 

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