Tsahal, crimini contro civili palestinesi. La testimonianza dei soldati.

Gerusalemme – Infopal. Esecuzioni brutali, espulsioni forzate d’intere famiglie, uccisioni deliberate di bambini, donne e anziani, frasi oscene sui muri delle case palestinesi devastate: questa è solo una parte del repertorio di crimini che i soldati d’Israele hanno messo in atto durante l’ultima aggressione contro Gaza. Queste informazioni non sono state rivelate da commissioni d’inchiesta internazionali, e nemmeno da organizzazioni internazionali per i diritti dell’uomo, ma sono le parole degli stessi soldati israeliani.

Il giornale ebraico Haaretz ha infatti riportato ieri, 19 marzo, le dichiarazioni di alcuni militari, che hanno ammesso di aver massacrato civili palestinesi e di aver sparato intenzionalmente e alla cieca contro i cittadini palestinesi e le loro proprietà.

Il quotidiano ha riferito inoltre che i soldati hanno depositato le loro testimonianze durante una conferenza tenutasi venerdì scorso ed organizzata dalla Scuola di Preparazione Militare dell’accademia Oranim, nel nord d’Israele. Alla conferenza erano presenti decine di allievi della scuola militare: tutti hanno prestato servizio nelle unità di combattimento dell’esercito di occupazione e hanno partecipato attivamente agli attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza perpetrati dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, durante i quali sono stati uccisi 1400 cittadini palestinesi e ne sono stati feriti circa 5500. 

Secondo il giornale israeliano, piloti e soldati della fanteria dell’esercito di occupazione, durante la conferenza – di cui è stato pubblicato un riassunto nella rivista della scuola militare, nel numero uscito questa settimana -, hanno fornito testimonianze molto lontane dalle rivendicazioni dell’esercito israeliano, che, nei mezzi di informazione, ha millantato di aver combattuto mantenendo “un comportamento altamente etico su tutti i fronti”. 

Uccisione di una madre e dei suoi figli

Tra le testimonianze più terribili vi è quella fornita dal capo di una delle unità di fanteria israeliane: l’uccisione di una madre palestinese e dei suoi due bambini.

Secondo quanto raccontato dal soldato, la sua unità avrebbe preso il controllo di una casa, tenendo rinchiusi gli inquilini in una sola stanza per diversi giorni e installando sopra il tetto un mitragliatore. Da lì, un altro militare avrebbe sparato contro una madre e i suoi due figli, dicendo in seguito che non era stato informato dal suo superiore della loro liberazione.

Il testimone ha aggiunto che “il soldato ha scorto una donna insieme a due bambini che si avvicinavano alla linea di divieto, per cui ha sparato immediatamente contro di loro. (…) Non credo che il soldato si sia pentito per quello che ha fatto, perché lui ha eseguito gli ordini: lasciatemi dire che la vita dei palestinesi è molto meno importante della vita dei nostri soldati”.  

Crollo etico

Il capo di un’altra unità israeliana ha rivelato di aver dato ordine di uccidere una donna anziana che camminava per strada a 100 metri di distanza da una casa occupata da una truppa israeliana.

I soldati gli avrebbero chiesto il permesso di uccidere qualsiasi palestinese incontrassero a Gaza, “perché tutti – avrebbero detto – sono terroristi”. Così ha commentato lo stesso testimone: “Credo che questo sia il punto centrale, dobbiamo renderci conto che l’esercito israeliano è caduto in basso per quanto riguarda l’aspetto etico, questa è la realtà. Possiamo parlare quanto vogliamo della moralità dell’esercito israeliano, ma ciò che ho visto con i miei stessi occhi dimostra il contrario”.

Da parte sua, il direttore della scuola militare, Dani Zamir, ha espresso al giornale ebraico Maariv il proprio shock per le dichiarazioni dei soldati, riferendo di aver avvertito il comandante dell’esercito israeliano, Gabi Ashkenazi, del pericoloso fiasco morale di Tsahal.

 

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