Un accordo di principio.

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Un accordo di principio

MIFTAH , 25 Luglio 2007 

Mercoledì i ministri degli esteri di Egitto e Giordania si sono recati a Gerusalemme come rappresentanti della Lega Araba per offrire ‘normali’ relazioni a Israele in cambio di un ritiro dalle terre conqistate nel 1967. E’ la prima volta che la Lega Araba ha accettato un incontro a Gerusalemme e sebbene lo stato ebraico abbia rifiutato lo stesso compromesso nel 2002, Olmert sta ora seriamente considerando il loro appello.

L’incontro arriva in contemporanea con un articolo publicato dal quotidiano israeliano Ha’retz che descrive la disponibilità del Primo Ministro Ehud Olmert, a lavorare verso un ‘accordo di principio’ per una soluzione a due stati con il presidente palestinese Mahmoud Abbas. L’articolo diceva anche che potevano seguire potenziali proposte israeliane per lo ‘status finale’.

La scoperta e la pubblicazione di questi piani coincide con gli ultimi passi del nuovo inviato per il Medio Oriente, la visita di Tony Blair a Gerusalemme e Ramallah dove si è incontrato con il presidente e i premier di Israele e Palestina. Tony Blair, nella sua prima visita alla regione dal momento in cui ha ricevuto l’incarico, intendeva ‘ascoltare, imparare, e riflettere’ prima di tornare in Settembre con il suo rapporto preliminare per il Quartetto (UE, ONU, USA e Russia).

L’ex premier britannico ha detto che intravedeva ‘possibilità reali’ in ciò che aveva sentito dalle varie parti, e l’esistenza di questi piani per un ‘Accordo di Principio’ sembrano confermare il suo punto di vista.

Secondo Ha’retz, Olmert avrebbe ritardato le discussioni sullo ‘status finale’ perché intuiva che questo argomento di grande peso avrebbe incontrato grande opposizione, posponendo così i progressi  reali. Olmert credeva anche che mosse verso uno ‘status finale’ come lo ‘Shelf Agreement’ di Condoleeza Rice erano irrealistici perché ponevano obiettivi che i Palestinesi non avrebbero potuto raggiungere. Con un ‘Accordo di Principio’, Olmert si aspetta che le questioni più semplici vengano risolte per prime, il che condurrà poi a colloqui su questioni di magigore importanza. Comuqnue, Abbas, il Primo Ministro Palestinese, Salam Fayyad, e persino il deposto Primo Ministro Ismail Haniyeh hanno ripetutamente dichiarato che non ci saranno progressi nel raggiungere una soluzione a meno che le parti non si impegnino su un funzionale grande piano di ‘status finale’ costruito a partire da zero.

Olmert sostiene che una soluzione a due stati riceve grande consenso alla Knesseth e che l”Accordo di Principio’ sarebbe favorio dal ricevere l’appoggio di 82 parlamentari. Se il piano è accettato dai Palestinesi, allora Olmert inizierebbe i colloqui concernenti le istituzioni palestinesi, l’economia e l’organizzazione delle dogane con Israele. Una volta che questo viene stabilito, Olmert sarebbe disposto a discussioni sui temi più controversi, come la definizione finale delle frontiere, il destino di Gerusalemme ed una soluzione per i profughi palestinesi.

Ha’aretz ha elencato le possibili misure che Israele è disposto a  implementare per lo stabilimento di una soluzione a due stati. Queste includono il ritiro dal 90% della West Bank e Gaza; scambi di territori per compensare i grandi blocchi di insediamento che rimarrebbero sotto il controllo di Israele; la costruzione di un tunnel tra la West Bank e Gaza che impedirà frizioni tra Israeliani e Palestinesi e preserverà la sicurezza; in cambio, Israele esigerebbe una compensazione territoriale per un tunnel che è sul suo territorio; Gerusalemme Est sarà la capitale della Palestina ma la Città Vecchia e il Monte degli Olivi rimarranno sotto giurisdizione Israeliana.

Tradotto dall’inglese da Gianluca Bifolchi, un membro di  Tlaxcala  (www.tlaxcala.es), la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questa traduzione è in Copyleft per ogni uso non-commerciale : è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

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