Un esorcista alla presidenza della repubblica?

Un esorcista alla presidenza della repubblica?

di Alfredo Tradardi, 10 febbraio 2007

 

Il presidente della repubblica Giorgio Napolitano nel discorso del 25 gennaio in occasione del “giorno della memoria”(1) ha affermato che antisionismo=antisemitismo. 

 

Mauro Manno gli ha inviato una lettera appassionata e circostanziata lo stesso giorno delle di lui esternazioni, lettera che termina con queste parole: “Credo, signor Presidente, che i sionisti sono riusciti a fare con Lei, ancora peggio che con mia sorella. A lei sono riusciti ad accecare non uno, ma tutti e due gli occhi!”

 

E’ così? Il nostro presidente è  orbo per colpa dei sionisti?

 

Il presidente dice le cose che dice per i motivi che sono stati indicati già 20 anni fa da Guido Valabrega in un articolo apparso su “Marxismo oggi” nel 1987, dal titolo “A Washington passando da Tel-Aviv?”. L’allora ministro degli esteri-ombra del PCI, da sempre un “migliorista”, preparava la svolta che più recentemente ha spinto altri a rilanciare “sinistra per Israele” o a esternare che “sionismo è una bella parola”(2)

Una svolta rispetto alle posizioni del 1970 autorevolmente rappresentate in un Rapporto di Giancarlo Pajetta, presentato alla I Commissione del Comitato Centrale del Pci nel febbraio del 1970:

"È certo che Israele ha dimostrato di trovare la sua forza essenziale in una esasperazione sciovinistico-religiosa; gli avvenimenti più recenti accentuano, o rendono evidente, anche agli occhi di gran parte della opinione pubblica europea e di forze politiche che ebbero durante la guerra dei ‘Sei giorni’ posizioni di incertezza, il carattere coloniale di Israele”, ………. "va ricordato – non come una curiosità storica ma come un giudizio politico – che lo stesso carattere coloniale ebbe anche l’atto di nascita di Israele"(3).

 

Giancarlo Pajetta secondo Giorgio Napolitano era un antisionista-antisemita doc.

 

Se Prodi abbraccia Olmert e si fa dettare le cose da dire in conferenza stampa(4), se Giorgio Napolitano si dice convinto del teorema antisionismo=antisemitismo, se uomini politici di destra, di centro e di sinistra (l’ultimo il ministro prc Ferrero) fanno a gara ad indossare la kippa, se anche il signor Mastella, elevato agli onori degli altari del ministero della giustizia da questa “unione” priva del minimo senso di opportunità e di decenza,  partecipa anche lui alla gara, non si tratta di difetti di vista o di udito, ma della più bieca e “sinistra” e cieca realpolitik.

 

Siamo o non siamo un paese a sovranità assai limitata?

 

Si può diventare presidenti di una qualunque cosa, repubblica, camera, senato, o ministro o altro, senza il placet dell’ambasciatore americano?

 

“Saremo leali con Bush”, ebbe ad assicurare il testimonial dei grissini piemontesi nel settembre 2005(5), dopo aver invitato nel precedente mese di luglio tutti, “sinistri” compresi, a rivedere i propri pregiudizi nei riguardi del signor Ariel Sharon.

 

Mentre il nostro presidente della repubblica è stato sempre, autorevolmente, dalla parte degli oppressori (ad esempio 50 anni fa in occasione dei “fatti Ungheria”) o da quella dei poteri forti, vedi richiamo recente all’articolo 7 della costituzione per avere la pax vaticana sui pacs.

 

Se il presidente del consiglio assicura che “sulla difesa della Patria (sic!) non ci possono essere divisioni”(6) , se il ministro della difesa può rilevare “in una intervista esemplare per chiarezza e rigore (La stampa, 4 febbraio) una più generale carenza di <cultura della difesa> (sic!) che attraversa l’intera coalizione”(7) , se può, il Parisi,   tranquillamente annunciare, un vera provocazione verso la sinistra “radicale” impegnata a farci credere di una svolta in politica estera, che almeno fino al 2011 rimarremo in Afghanistan, se a fare coro si aggiunge imperturbabile il signor Pierluigi Battista, a confermare la vocazione remunerata dei chierici ad ogni tipo di tradimento (8), se il signor Guido Olimpio ha potuto affermare, anche lui imperturbabile, che gli hizbullah si finanziano con droga e viagra(9) (sic!), il tutto significa che per essere ammessi al “potere” o anche solo nei suoi sottoscala, bisogna dimostrare un servilismo ferreo e preventivo, al di qua e al di sotto di ogni sospetto e anche di ogni effettiva richiesta.

 

L’ambasciatore americano a Roma ne informerà, compiaciuto, gli interessati oltre oceano e quando qualche turbamento è alle porte o qualche frase si può prestare a una qualche interpretazione di dubbio gusto, lo Spogli, con l’appoggio di altri ambasciatori (Regno Unito, Canada, Australia e Paesi Bassi), ma anche di quello della Romania (!!!) – poi ritiratosi per il ridicolo (un paese ex-comunista che mette in dubbio la granitica fedeltà atlantica dell’Italia?), compila un messaggio “irrituale”, cioè invia due ceffoni che hanno messo in riga tutto e tutti, compresi Franco-Fausto, Oliviero e il Pecoraro, ai quali è, magnanimamente e democraticamente, consentito di convivere (un caso di DICO) con le loro “diverse sensibilità”. 

 

Ma il punto peggiore della dichiarazione presidenziale è il modo sbrigativo e superficiale, verrebbe di dire rozzo e non privo di un qualche effetto boomerang, con il quale nel discorso presidenziale è stato citato un passo di Edgar Morin :

“Ma non dobbiamo cessare di riflettere e interrogarci su come in Europa nello scorso secolo si siano intrecciate cultura e barbarie. A questo tema ha dedicato di recente un breve libro Edgar Morin, che così si conclude : "Alla coscienza delle barbarie" che nel Novecento si sono prodotte nel nostro secolo – e non è stata solo la Shoah – "deve integrarsi la coscienza che l’Europa produce, con l’umanesimo, l’universalismo, l’ascesa progressiva di una consapevole visione planetaria, gli antidoti" a ogni rischio di nuove barbarie.”

 

Citazione che è tratta dalla conclusione di “Cultura e barbarie europee” di Edgar Morin, Raffaello Cortina Editore 2006, un testo costituito dalla trascrizione di tre conferenze tenute dall’autore il 17, 18 e 19 maggio 2005 alla biblioteca nazionale François Mitterand, conclusione che dice:  

“Così, per quanto riguarda l’Europa, ciò che dobbiamo evitare a ogni costo è la buona coscienza, che è sempre una falsa coscienza. Il lavoro della memoria deve lasciar rifluire verso di noi l’ossessione delle barbarie: asservimenti, tratta dei neri, colonizzazioni, razzismi, totalitarismi nazista e sovietico. Questa ossessione, integrandosi all’idea dell’Europa, fa sì che integriamo la barbarie alla coscienza europea. È una condizione indispensabile se vogliamo superare i nuovi pericoli di barbarie. Ma poiché la cattiva coscienza è anche una falsa coscienza, abbiamo bisogno di una doppia coscienza. Alla coscienza della barbarie deve integrarsi la coscienza che l’Europa produce, con l’umanesimo, l’universalismo, l’ascesa progressiva di una coscienza planetaria, gli antidoti alla sua stessa barbarie. È l’altra condizione per superare i rischi sempre presenti di nuove, peggiori barbarie.

Niente è irreversibile e le condizioni democratiche umaniste devono rigenerarsi in permanenza, altrimenti degenerano. La democrazia ha bisogno di ricrearsi in permanenza. Pensare la barbarie è contribuire a rigenerare l’umanesimo. E’, dunque, resisterle.”

 

Buona-falsa coscienza di casa nei palazzi.

 

Ma l’ignoranza e la superficialità (e la rozzezza) non finiscono qui. I ghostwriter del Quirinale e lo stesso presidente non hanno tenuto in alcun conto il saggio “Le monde moderne et la question juive”, collection “non conforme”, seuil octobre 2006, nel quale l’illustre sociologo francese mostra di avere opinioni assai diverse sulla coincidenza di antisionismo con antisemitismo.

 

“La tendance à considérer comme antisémite non seulement tout antisionisme, mais aussi tout compte-rendu télévisuel ou médiatique qui montre l’écrasante disproportion des forces entre Israël et la Palestine, ne cesse elle aussi de s’amplifier. Dans cette optique, l’image donné par les médias de la répression à l’encontre des Palestiniens est un insulte à l’image du martyr héros juif, alors que c’est l’action d’ Israël qui dégrade cette image (pagina 161 edizione francese).

 

L’inflation du mot “antisémitisme” est elle-même symptomatique. Le mot a désormais valeur d’exorcisme, comme ce fut le cas d’”anticommunisme” pendant des décennies pour renvoyer en boomerang toute critique de l’Union soviétique (pagina 163 edizione francese).

 

A seguire Edgar Morin, che sul carattere dello Stato di Israele sembra essere d’accordo con Pajetta (10), il nostro presidente potrebbe essere definito, at least (a dir poco), un esorcista!

 

(1) http://www.quirinale.it/Discorsi/Discorso.asp?id=32021

(2) Giuseppe Calderola ha il merito di aver scritto una cosa con questo titolo e anche di aver proposto il premio Nobel per la pace per Ariel Sharon.

(3) G.C. Pajetta, Socialismo e mondo arabo, Roma 1970. Si tratta del Rapporto presentato alla I commissione del Comitato Centrale del PCI, febbraio 1970

(4) http://www.infolive.tv/web_player.php?id=1882&content=7)

(5) Si tratta di Fassino Piero.

 (6) Corriere della  sera, 3 febbraio 2007, in “L’altolà del professore aspettando l’Afghanistan” di Massimo Franco

 (7) Corriere della sera, 5 febbraio 2007, in “Rischio di inaffidabilità” di Angelo Panebianco

 (8) per chi vuol saperne di più si consiglia “I chierici alla guerra – La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad” di Angelo D’Orsi, Bollati Boringhieri 2005

 (9) “Droga e viagra, così si finanzia Hezbollah” di Guido Olimpio, Corsera 22 07 2007

(10) « L’État israélien, comme le furent les États européens, est de caractère dominateur et colonisateur. Il est démocratique, parlementaire, pluripartite, mais sa démocratie est limitée pour les citoyens d’origine arabe et plus généralement non juifs. Il combine une laïcté d’origine gentille à une référence confessionnelle exclusivement juive (qui prohibe par exemple les mariages mixtes). Il a institué comme fetes nationales les fetes religieuses de la Bible. Il y a donc du singulier dans cet État-nation: le contenu du judaïsme. La Torah et le Talmud sont au centre de la culture des religieux orthodoxes, mais la culture des laïcisés, humanistes, scientifiques et médecins est celle des gentils. Israël affirme farouchement son identité juive, mais il est en même temps un bastion, une base avancée du système militaire mondial nord-américain.Tout en étant jaloux de son indépendance, il en dépend étroitement (pagina 169 dell’edizione francese).

 

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